L'antico culto di Sant'Anatolia a Rosciano (Pe)

ANTONIO MEZZANOTTE.

Il  9 luglio, si ricorda il martirio di Anatolia, una ragazza di 20 anni, uccisa nel 251 d.C. durante la persecuzione ordinata dall'imperatore Decio. Bellissima, ricchissima e cristiana, fece voto di verginità ma il promesso sposo, pagano, visto e considerato che non riusciva ad ottenere alcunché, la denunciò al magistrato con lo scopo di impossessarsi perlomeno delle sue ricchezze (ma non ci riuscì, poiché Anatolia nel frattempo aveva donato tutto ai poveri).

Allora la ragazza venne imprigionata nella cittadina di Tora, nel Cicolano, nei pressi di Borgorose, e lì compiva numerosi prodigi: scacciava i demoni nel nome di Cristo e guariva ogni genere di malattie. Siccome rifiutava di abiurare la propria fede, venne condannata a morire chiusa in un sacco con un serpente velenoso. Tuttavia, accadde che non solo la serpe divenne mansueta e non la morse, ma, appena liberato dal sacco, l'animale si avventò contro lo stesso serparo (un Marso, ovviamente) e non lo uccise solo per l'intervento di Anatolia. Infuriato, il magistrato la fece perire a fil di spada. Il culto per la Santa fu immenso e le sue reliquie furono traslate parte a Subiaco, presso il noto monastero di San Benedetto, dove sono tutt'ora custodite, e parte rimasero a Tora, che mutò nome in Sant'Anatolia, come è denominata tutt'oggi (ai confini tra Abruzzo e Lazio e a 10 minuti dallo svincolo autostradale di Torano, uscita Valle del Salto, ma fino al 1927 in pieno territorio abruzzese, quindi una Santa nostrana, se possiamo dire così). Perché ho narrato questa storia? Nella chiesa di San Nicola a Rosciano (PE) è conservato, tra gli altri, un affresco dedicato proprio a Sant'Anatolia, con tanto di didascalia e datato 1497 (cliccare sulla foto per vederla intera).

Non mi risultano dipinti aventi lo stesso soggetto in tutta l'area vestina e nella Val Pescara, a ribadire l'unicità di questo luogo.Fu realizzato da uno dei tre allievi di Andrea De Litio che lavorarono a Rosciano mentre infuriava l'epidemia di peste giunta quell'anno da Ortona (e che probabilmente fu autore anche del dipinto di San Rocco, pure conservato nella medesima chiesa, una delle prime raffigurazioni in Abruzzo del Santo di Montpellier). Tra tutti gli affreschi di questa chiesa è quello che più esprime una idea di staticità in movimento, che non è un ossimoro, bensì un buon accostamento di linee e colori, a mezzo del quale la figura leggermente arcuata della Santa è valorizzata dal disegno delle varie pieghe del mantello (l'artista ne ha evidenziato il duplice colore oro del diritto e rosso del risvolto), che non aderiscono al corpo e sembrano quasi mosse da una brezza. Da notare l'attacco delle maniche della tunica, che lascia scoperti gli avambracci.

Quello per Anatolia è un culto molto antico, che ha attraversato i secoli, approdato anche tra i mosaici bizantini di Ravenna, ma che, nondimeno, resta fortemente ancorato al Cicolano ed alla tradizione benedettina.Come tutti gli affreschi di questa chiesa, fu ricoperto di calce al tempo della peste del 1656 e, nonostante gli interventi di restauro (l'ultimo è del 2006), non è stato possibile riportare alla luce proprio il volto, ormai irrimediabilmente compromesso. La presenza di quell'affresco nella Rosciano del Millequattrocento ci racconta almeno tre storie: della richiesta di protezione alla Santa contro i morsi dei serpenti (creature, per altro, ritenute demoniache per antonomasia) in un momento in cui probabilmente era marcata la loro presenza in questo territorio; dei legami e degli interessi tra la città di Chieti, di cui all'epoca Rosciano era una frazione, o, per meglio dire "Castello in servizio", e la terra a confine col reatino per mezzo dei Valignani, che per circa ottant'anni saranno anche baroni di Sant'Anatolia ed altre località circostanti; infine, e soprattutto, di una consolidata direttrice di influenze culturali ed economiche verso la Terra di San Benedetto (nello stesso periodo Montecassino possedeva nella Val Pescara anche Villa Oliveti, Villa Reia e Succeto), che toccava questo territorio e lo ha arricchito, tra l'altro, di tanti beni artistici di cui oggi si dovrebbe essere custodi gelosi e coscienziosi. 

ll Blog Parolmente.it, si propone di promuovere il territorio, attraverso la diffusione di notizie a carattere turistico, ambientale sociale, politico (apartitico) e culturale.
Copyright © 2022 Parolmente.it All Rights Reserved
Instagram
magnifiercrossmenu