L'acqua a Pianella

VITTORIO MORELLI

Il problema dell'acqua nell'area urbana risale ad antica data, in quanto la maggior parte della popolazione viveva in paese, compresi i campagnoli, che uscivano la mattina presto per recarsi nei campi.

Scorrendo le pagine del Chronicon Casauriense (XII-XIII secolo) e del Chronicon di S. Bartolomeo, si hanno notizie di due mulini sul Tavo nel tenimento di S. Desiderio e di uno sulla Nora.

Le fontane “urbane”, circa sei (Fontanoli, Fonte Marchegiani, Fonte Prigliano, Fonte Gallo, Fontanella, Salmacine, il Pisciarello), nel periodo estivo non riuscivano a fornire l'acqua a tutta la popolazione; con le piogge di settembre molte fontane venivano allagate e coperte dalla fanghiglia, per cui l'Amministrazione Comunale, periodicamente, doveva deliberare la pulizia delle fontane e il ripristino del selciato e di pezzi di mura.

Le fontane rurali, per la maggior parte pisciarelli1, con i fossi, erano circa una quindicina (Fonte Cupello o Cupoli, Fonte Nardangelo, Fonte Ciappino o Chiappino, Fonte S. Lucia, Fonte Ramera, Fonte della Noce, Fonte Murato, Fonte Giambattista, Fonte di Collecchio, Fonte Malpensa, Fonte Marciano seu Patrignano, Fonte Rignano, Fonte di Cecco [Vallerio], Fonte Pusciana, Fonte de lo Gazzolone, Fosso Madonna, Fosso S. Antonio, Fosso Rio, Fosso Milone) supportate da pozzi freatici, che riuscivano a soddisfare le esigenze dei campagnoli e delle bestie; bastava tagliare la parete della collina per captare una vena d'acqua; in più si utilizzavano le acque del Tavo, della Nora e del Rio, ma il trasporto dell'acqua in paese su muli, asini e cavalli da basto comportava una spesa, che solo le famiglie benestanti potevano sopportare.

Cerratina si serviva di Fonte dei Frati e Castellana di Fonte Marano.

Molti palazzi gentilizi, case palaziate erano dotati di condotte in terracotta che scaricavano i residui della cucina e dei cessi.

Le cisterne, di cui erano dotati i palazzi (Puca, Egizii, de Felici, Anelli, Verrotti, de Sanctis, Cortellini, Todesco), servivano ad abbeverare i cavalli e alle pulizie dei pavimenti e delle stalle.

Nonostante il numero considerevole delle fontane rurali, la maggior parte di esse sfruttavano le acque di superficie, per cui d'estate, mungendo più acqua, rimanevano presto a secco.

Le fontane, costruite con il sistema qanat, nonostante la tecnologia applicata, avrebbero munto poco o nulla, se non supportate da gallerie sotterranee lunghe anche qualche chilometro.

Il sistema qanat consisteva nello scavare dei tunnel sotterranei lunghi anche 500-600 metri, inserire, su uno strato d'argilla, una serie di coppi con coperchi, pietre di fiume, o canaletti di mattoni che confluivano alla fontana.

L'acqua, che si depositava nei canaletti, scendeva piano piano lungo il sottopendio.

Non si hanno notizie a Pianella dell'esistenza di fontane a qanat.

Diversi, quasi annualmente, ci sono stati interventi da parte dell'Amministrazione Comunale nel riattare le fontane, il selciato, la muratura, le bocche d'uscita dal XVI secolo in poi.

Analogo progetto venne proposto nel 1850 per Fonte Marchegiani, progetto abbandonato in itinere.

Nel progetto di massima, redatto da Giacomo Passeri agrimensore, era previsto l'utilizzo di 30007 mattoni, canne 42 palmi cubici, fabbricato a mattoni e pietre a calce e pozzolana, pietre canne 11 3/4, 212 salme di calce, per solario (lamia) salme 424, salme 9 ½ di ciottoli per il selciato di canne 97, quattro pietre forate che sono sul suolo, quattro boccagli per una spesa di 322.62 ducati.

Erano previsti vasche per abbeverare gli animali, vaschette di raccolta, vasca che riceve l'acqua da 5 cannelli, due beveratoi, muro principale, muro di prospetto.

Nel XIX secolo, ci fu la proposta di captare le sorgenti del Rio alla Bonvenga e di convogliarle fino a Pianella, ma il progetto rimase solo sulla carta.

Anche in questa occasione furono raccolti 700 ducati, spariti poi nel nulla, sollevando le rimostranze dei mugnai del Rio e degli ortolani, temendo la penuria di acqua, poiché sfruttavano a valle le acque di Fosso Rio per irrigare i campi1.

Il progetto della Fontana Fontanoli, sempre di fine Ottocento (1866), prevedeva, oltre ai lavori in muratura, l'apposizione di quattro maschere leonine, posizionate sulla parete dopo la vasca di accumulo, e dalle cui fauci sarebbero scaturite le acque nelle cannule e confluite nell'abbeveratoio  e nella vasca dei panni.

L'Amministrazione Comunale, sindaco ff Samuele Puca, delibera di liquidare la parcella dell'ing. Francesco Gionco per la redazione del progetto della costruzione della Fontana di Fontanoli.

I vari progetti prevedevano muri di contenimento a ridosso del taglio della parete argillosa, vasche di accumulo, canali, tre vasche: per l'abbeveratoio, la vasca per i panni, muro di prospetto con tettuccio discendente a destra e a sinistra, colonnine laterali,  quattro maschere leonine sulla facciata, il selciato antistante.

Di tale progetto si sono perse  le tracce; si conserva solo una fotocopia scura degli anni Ottanta, fatta al tempo di Achille Cerritelli, per uno studio sulle fontane ad uso del progetto didattico della Scuola Media di Pianella.

Nel 1910, sindaco Giacomo Sabucchi, Pianella entra a far parte del Consorzio Acquedottistico della Vitella d'Oro.

Il Corriere Abruzzese del 23 Agosto 1908 riporta la notizia che sostiene l'ingresso del Comune di Pianella nel Consorzio Acquedottistico, nonostante il manifesto a stampa di Alessandro Cortellini2 contrario al suddetto ingresso, che avrebbe gravato i cittadini con nuove tasse3.

Nell'affrontare il futuro, prepariamoci a lasciare ai posteri un po' d'acqua anche per loro.

1 pisciarello: dalla parete d'argilla fuoriesce un filo d'acqua che defluisce in un coppo d'argilla (dial. ponge, pénge)

2Poche considerazioni sull'ammissione del Comune di Pianella nel Consorzio dell'acquedotto del Tavo, manifesto a stampa a firma di Alessandro Cortellini, 6 Agosto 1908.

23Corriere Abruzzese, 23 Agosto 19008, Teramo.

Foto : Maschera di una fontana delle 99 cannelle L'Aquila

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