La montagna e l’acqua: alcuni toponimi da geomorfismi nel Catasto onciario di Caramanico Terme

DANIELA D'ALIMONTE.

Il Catasto onciario dell’“Università della Terra di Caramanico” fu redatto nel 1753. Il territorio censito comprendeva allora, oltre alle tre Parrocchie del paese, Santa Maria, San Nicola e San Maurizio, anche Villa Santa Croce, Villa San Vittorino, Villa Sant' Eufemia, Villa San Giacomo e Villa Ricciardo, le ultime tre riunite –nel 1863- a formare il comune di Sant' Eufemia a Maiella. L’unica copia esistente si trova nell’Archivio di Napoli ed è stata recentemente trascritta dal signor Davide Berrettini di Caramanico; a breve sarà pubblicata a cura dell’Amministrazione comunale. Alla sottoscritta è stato chiesto di realizzare un lavoro sui toponimi rinvenuti all’interno del documento come prefazione allo stesso. Interessanti e numerose le denominazioni geografiche rinvenute, alcune sono ancora presenti nel territorio altre, invece, sono ormai scomparse da tempo. Esse sono importanti perché ci forniscono, in una lettura trasversale, molte informazioni di varia natura sul luogo in questione. Possono darci notizie storiche, antropiche ed aiutarci a ricostruire le caratteristiche della conformazione del posto; possono parlarci degli elementi geografici predominanti e riportarceli anche quando con il passare del tempo essi sono cambiati. Mi è sembrato interessante evidenziare in questo studio quei toponimi che rinviano agli aspetti morfologici per un luogo come Caramanico che è così in osmosi con la natura e l’ambiente circostante. Una natura che già al primo sguardo appare fatta di due elementi primari: la montagna e l’acqua che da essa scaturisce. Montagna e acqua che insieme hanno forgiato il territorio di Caramanico nel tempo e la vita di chi qui ha scelto di abitare. Qui più che mai tutto ciò che è stato fatto dall’uomo, il suo vivere, le sue attività, il suo lavoro, è stato influenzato da questa peculiare conformazione del territorio. Ed ecco che inevitabilmente i due elementi sono anche alla base dei toponimi rintracciati.

Vi sono innanzitutto le classiche e ripetute forme supportate dal tipi ‘fosso’, valle’, ‘piano’, ‘piana’, ‘vallone’, ‘costa’ e ‘colle’ che hanno la peculiarità di riprodurre l’aspetto geomorfico di Caramanico e riportarci tutte le sue caratteristiche più evidenti.

Presente anche la forma ‘lama’ unita ad altre denominazioni (Contrada di Lama Rossa, Contrada della Lama di Griscio, ecc.) dove il termine è da intendere nel senso di ‘terreno basso e paludoso formatosi nei pressi di un fiume, per il ristagno delle acque di piena’, lett. ‘avallamento’, dal lat. lama(m)[1].

In Contrada del Vado della Selva e Contrada del Vado dei Quatrelli  la forma vado sta per‘passo, guado, gola di monte, passaggio stretto’ ed è retaggio germanico[2].

Il toponimo Contrada dell'Obaco rinvia invece direttamente dal dialetto abr. óbbёchё ‘terreno esposto all’ombra’ ma òmbaco  con il significato di ‘luogo a tramontana’ è  attestato comunque nell’antico italiano del XV secolo, nato dall’incrocio di ombra con opaco; il nome ricorre spesso nella toponomastica abruzzese e veniva dato per indicare quindi una località a bacìo.

Si trova Contrada della Calata del Luco, dove calata sta per ‘discesa’, modellata sull’abruzzese cala’ ‘scendere’. Alla base anche della forma italiana calare ‘mandare giù’, il latino calare o chalare ‘allentare, lasciar cadere’.

Contrada della Piaggia indica in genere un terreno in discesa, deriva dal latino medievale plagia (a. 1108 in plagia montis a Teramo) ed è di area soprattutto meridionale[3].

Pastine rinvia all’italiano antico pastino (XIV secolo) e al latino pastinum ‘terreno zappato’, si riferisce perciò a un terreno da coltivare ma a volte può indicare anche la zappa stessa.

Ritorna più volte la Contrada di Contra riferibile all’attuale frazione di Decontra di Caramanico; il nome è una chiara indicazione geografica del luogo, posto appunto de contra ossia di fronte il centro abitato.

Per giustificare la ricorrenza di toponimi come Contrada del Paduro bisogna pensare alla stagnazione o l’impaludamento delle acque che avviene spesso nelle aree montane e collinari. Varie le attestazioni dei toponimi Padura / Paduri (anche Paduna, Spadura, Paduli, ecc.) in tutto il territorio abruzzese. All’origine del termine una chiara metatesi anche nell’italiano, di palude > padule ‘palude, acquitrino’ da confrontare con le voci dial. abruzzesi paδulë, padunë, padurë, padumë ecc.. 

Controversa appare invece l’etimologia di Contrada della Tufara; de Giovanni individua in questa voce  l’osco tufer per il latino tuber ‘tartufo’, qui con il suffisso –arium per indicare ‘luogo destinato a’ , in senso collettivo; anche Giammarco ha annoverato il termine tra le voci dialettali abruzzesi ma propende per una derivazione da tufo, attestato in Abruzzo con il significato di ‘terreno arido’[4], forse da  preferire se si pensa al contesto di Caramanico.     

  Un posto a parte tra i geomorfismi meritano per Caramanico i cosiddetti petronimici che tradiscono la presenza predominante della pietra, tratteggiano e rivelano le caratteristiche del paesaggio montano incastonato lungo la roccia. Nel Catasto onciario ne compaiono vari esempi. Si pensi a Contrada della Pietra di San Maurizio, Contrada delle Petrucce, per iniziare dai più trasparenti; vi sono poi Contrada di Parete Canonico, Contrada di Parete Roscio in cui il termine ‘parete’, che ha comunemente il significato di ‘pendìo, fianco ripidissimo della montagna’[5] , rappresenta un altro geomorfismo  molto ricorrente nella toponimia della zona maiellese a testimonianza del suo territorio particolarmente accidentato. Nell’accezione dialettale abruzzese e molisana, e quindi anche in questo caso,  il termine è usato però in forma maschile e con significato diverso, indicando soprattutto la ‘grotta scavata nella roccia per riparo’[6].

In Contrada di Peschio Pizzuto e anche Contrada del Pischite è ravvisabile la voce abruzzese e pugliese che si usa per indicare una roccia scoscesa o a punta, da un latino medievale pesclus ‘cima rocciosa’ che deriva a sua volta dal classico pesulum ‘chiavistello, catenaccio’ [7] , i toponimi dunque indicavano entrambi luoghi posti su speroni rocciosi (nel primo caso è anche l’aggettivo pizzuto a confermarlo).

 In Contrada delle Morge e Contrada della Morgia di Ciola compare la forma morgia quale italianizzazione certa della voce dialettale abruzzese morgё ‘grossa pietra, masso, roccia’.

Sempre alla pietra rimanda Contrada di Macero Piano dove si deve pensare alla forma abr. mácërë, che indica un ‘cumulo di pietrame calcareo rimosso dai campi’, e ‘mucchio di pietre’ ‘pietraia’, dal lat. macēriēs, ‘muro rustico di cinta’[8].

Contrada delle Lisciole è diminutivo della forma liscia, lisce variamente attestato anche nei paesi limitrofi, particolarmente nell’area maiellese occidentale; il significato è petronimico perché rapportato alla voce del lessico dialettale abruzzese e molisano liscë f. ‘lastra , pietra piana e levigata alla superficie’, ‘lastra di pietra scistosa, simile alla tegola’ , ‘lastrone di pietra’, ‘parete a piombo’, ed alla locale conformazione geologica il cui sottosuolo è formato da strati di roccia calcarea[9].

In Prato Marrocco interessante la seconda voce[10];  rimanda ad una antichissima base mediterranea  

M A R R A per ‘pietra, ciottolo, mucchio di detriti’, di ampia diffusione in tutta la toponomastica italiana ma soprattutto in quella abruzzese e molisana. Contrada della Brecciarola rappresenta un toponimo assai diffuso in Abruzzo con alla base la forma breccia per ‘ghiaia’, anche qui da una base molto antica e sempre mediterranea *bricco ‘rilievo montuoso’ poi passata al latino tardo *briccia.

        Anche la ricchezza di acque e sorgenti sul territorio di Caramanico è sottolineata dai numerosissimi toponimi rinvenuti. Le più numerose sono le denominazioni sostenute dal tipo ‘fonte’ che sta qui ad indicare più che altro la sorgente spontanea di acqua che poi veniva utilizzata dall’uomo sul territorio. Quando le fonti si trovavano ad alta quota servivano soprattutto alle greggi durante il pascolo. Tra le tante Contrada di Fonte Mollica, Contrada di Fonte Maniero, Contrada della Fonte della Posta, Contrada di Fonte Gelata (in relazione alla temperatura dell’acqua che vi sgorga), Fonte Santa (forse collegata a delle presunte qualità benefiche) ecc.. Presente anche nella forma diminutiva in Contrada delle Fonticelle e Contrada di Fontanelle.  Lo stesso vale per le voci supportate dalla forma ‘acqua’: Contrada dell'Acqua Santa, Contrada dell' Acque Putride e Contrada dell' Acquatine, Contrada di Settacque.

In Contrada della Riga, Contrada delle Righe di Santa Lucia e Contrada del Rio compare la voce longobardica riga ‘riga’ che ha all’origine il significato di ‘linea dritta o segno lineare tracciato o prodotto su una superficie’.

Più interessante è Contrada dell' Acore, che mostra questo nome derivante da una forma tardo medievale lacora, con il neutro plurale in –ora, di lacus ‘lago’; qui in particolare si assiste alla perdita della consonante iniziale che viene assorbita dalla preposizione e alla trasformazione della vocale finale nella indistinta tipica de dialetto abruzzese; il nome rinvia alla presenza se non di veri e propri laghi sul territorio comunque a  ristagni d’acqua che duravano per periodi più o meno lunghi (presente comunque nel Catasto anche la forma Contrada del Laco).

E’ sempre voce molto diffusa, in tutta la toponomastica italiana e non solo, quella contenuta in Contrada della Salsa che rimanda al latino salitus ‘salato’ da salire ‘salare’; e indica in genere un’eruzione di fango o un pozzo di fango o acqua salata nel terreno; può anche indicare, se associato all’acqua, le sua qualità organolettiche[11].

Rimanda pure all’idea dell’acqua Contrada delle Marane; questa voce è assai diffusa in tutta l’area abruzzese e molisana e vale ‘pozzanghera, terra irrigua per ortaggi’; la base idronimica è addirittura prelatina MAR-, con il significato di ‘acquitrino’, ‘canale irriguo’, poi passata al latino medievale marrana ‘fosso, rivo’ ampiamente diffuso e da mettere in relazione sicuramente con la forma Maranello ma anche con Marene a Cuneo.

In Contrada del Cutino vi è una voce tipica del dialetto abruzzese cutinё indicante, come sottolinea il Finamore, uno ‘stagno’, un ‘piccolo lago’ che si forma dall’ostruzione o sbarramento delle acque di un torrente.

Il termine contenuto in Contrada della VaschiaContrada del Vaschiolo (in forma di  diminutiva) è riferito molto probabilmente alla vasche di raccolta di acqua piovana che si usavano per irrigare i campi, Contrada del Pisciarello mostra invece l’appellativo diffuso variamente in zona per denominare piccoli corsi d’acqua o sorgenti alle cui acque si attribuiscono valori diuretici; si potrebbe basare, come nota de Giovanni sul suono onomatopeica piš- [12], ma il nome si giustificherebbe anche con una semantica visiva data dal piccolo rigagnolo che scorre.


[1] In dial. abr.  lamë  è molto vitale ed è generalmente il ‘ terreno basso’ ma anche ‘frana, smottamento’ e al f. ‘fango’. Si tratta di una voce del sostrato balcanico diffusa dal latino e dall’a.  abr. (a. 1440) lama ‘fango’, con numerosi derivati verbali, aggettivali e nominali; da elemento del sostrato balcanico entra in letteratura con Ennio (ann. 568: silvarum saltus latebras lamasque lutosas), che verosimilmente lo prese dalla sua lingua nativa, il messapico, diffuso poi nel latino dove lama, ae indicava ‘depressione del terreno ove l’acqua ristagna’, ‘palude’.

[2] Dal lat. tardo vadum con il senso di ‘guado, bassofondo’, affine al tedesco antico wat, watan con il quale si è incontrato dando la forma wadum presupposta da it. guado, franc. gué.

[3] Da qui si origina anche la forma Praia con il medesimo significato, attestato sempre nella zona e nell’Abruzzo in genere.

[4] E. Giammarco, Toponomatica abruzzese molisana, Ed. dell’Ateneo, Roma, p. 391.

[5] Dal lat. parlato *parete(m), per il class. parĭete(m), d’origine preindeuropea.

[6] Nella microtoponimia locale, ad esempio anche a Roccamorice lu parétë/paroitë, al maschile, è propriamente un anfratto naturale spesso sfruttato dai pastori per ripararsi con le greggi durante i temporali in montagna o per depositare materiali usati per accudire gli armenti. Cfr. D. D’Alimonte, Il territorio di Roccamorice nelle fonti storiche, cartografiche ed orali, Tracce, Pescara, 2008, p. 88 e D. D’Alimonte, Il Catasto onciario di Roccamorice, Tinari, Villamagna, 2011, passim.

[7] Nel Dizionario etimologico italiano di G. Battisti alle pp. 2874 e 2875 si attesta sia la forma peschio che pesco,con il medesimo significato; si tratta comunque di un termine geografico della toponomastica montana largamente in uso nelle regioni meridionali dell’Italia; in Abruzzo si pensi a Pescocostanzo (AQ) e Pescosansonesco (PE); in Calabria assume il significato  di ‘zolla di terra’; piscune ‘grossa pietra’ piscazzu ‘roccia’ ecc..

[8] Questa forma latina è valida dal punto di vista semantico e per quanto concerne le forme con accentazione  parossitona (abr.  macérë ‘mucchio di pietre, muro a secco’), mentre richiede una forma con accentazione proparossitona  per le voci che, come nel caso esaminato, hanno l’accento nella prima sillaba. Così nota de Giovanni in Studi linguistici, vol. II, Anteditore editore, Verona, pag. 251 che non esclude, per la voce mácërë, un lat. regionale mácera, influenzato nell’accentazione dal lat. macies ‘terreno sterile’ per associazione  all’idea di un terreno  pieno di  pietre.

[9] In tal caso si devono richiamare le voci greche λις, epiteto di pietra in λίς πέτρη (Od. XII 64, 79) ‘pietra liscia’, col femm. λισσάς –άδος, usato  anche come sostantivo λισσάς ‘nuda, liscia scogliera’ in Plutarco (Mar. 23, Crass.9),  che potrebbero aver dato un lat. reg. *lisia (sc. petra) con applicazione toponomastica al sic. Pietralìa dal greco πέτρα λεία ‘pietra liscia’. Tuttavia tra le attestazioni riportate bisogna considerare l’identificazione, operata dal Sella, nelle Rationes Decimarum, tra Liscia e la forma in Lisili degli aa. 1324-25, che secondo l’Alessio sono conciliabili  soltanto presupponendo come punto di partenza il lat. insulam (volg. iscla) ‘isola’ che ha  dato nei dialetti meridionali ischia. L’Alessio osserva però l’iniziale l- sarebbe l’articolo la agglutinato ma  non è chiaro come si sia poi potuti giungere a Liscia. Ammessa una lettura non erronea, è probabile che un  suffisso aggettivale –ilis che aggiunto a lis, in vista di una formazione lisilis potrebbe risolvere la forma isolata registrata dal Sella e confermare la derivazione dal greco λίς. Cfr. a Roccamorice Contrada Lisce; altri omofoni si riscontrano addirittura in Sardegna, Campania e Corsica.

[10] Cfr la voce dial. rottë marrocchë (Grotta Marrocca) per una grotta naturale ricca di concrezioni, ubicata sul territorio di Roccamorice e censita dallo Speleoclub di Chieti, con un errato tentativo di italianizzazione, come  “Grotta delle Marrocche” dimostrando quanto possono essere forvianti le ricostruzioni etimologiche  fatte con scarsa competenza.

[11] Cfr. D. D’Alimonte, Valenza e caratteristica dei toponimi del Catasto onciario di Abbateggio, in G. Di Pierdomenico, Il Catasto onciario di Abbateggio, Consiglio regionale d’Abruzzo, l’Aquila, 2007,  p. 19.

[12] M. de Giovanni, op. cit.,  p. 260.

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