La Madonna dell’Elcina ad Abbateggio

ANTONIO MEZZANOTTE.

Si dice e si racconta che, dopo la condanna a morte di Gesù Cristo, falegnami e boscaioli si sparsero per tutta la Giudea in cerca del legno più idoneo per fabbricare la croce. Tutti gli alberi si rifiutarono di offrire il proprio legno, che andava in frantumi non appena veniva toccato per essere lavorato. Soltanto il leccio non si oppose, poiché sapeva che Cristo con quella croce avrebbe sconfitto la morte e redento l’umanità.

Nell’antichità il leccio (Quercus ilex, detto anche elce) era comunemente associato all’oscurità, in quanto i boschi di lecci, con le loro chiome folte ed ombrose, erano ritenuti impenetrabili, e, per tale motivo, a questo albero veniva attribuito un valore negativo. Al contrario, con l’avvento del cristianesimo, il leccio assunse un nuovo significato e non solo per la leggenda raccontata sopra, quanto piuttosto perché questo albero compare spesse volte nelle apparizioni mariane. La Vergine Santa, infatti, nel corso dei secoli ha prediletto gli alberi per manifestarsi agli ultimi tra gli uomini: pastorelli, bambini, persone affette da malattie e/o disabilità (che venivano tosto guarite).

Si pensi alla più nota Madonna di Fatima, apparsa proprio su un elce. Così è accaduto in un tempo imprecisato a due pastorelli muti di Abbateggio (PE), che sulla collina dell’Elcina notarono tra i rami di un leccio, appunto, una Signora che espresse loro il desiderio di vedere edificata una chiesa su quel colle. Si dice e si racconta che la Madonna per tre volte dovette ripetere la richiesta, prima che i pastorelli, stupiti, tornassero in paese e riferissero alla madre (che trasecolò nell’ascoltare per la prima volta la voce dei due bambini) quanto avevano udito. La notizia si sparse per il vicinato, gli abitanti di Abbateggio gridarono al miracolo e costruirono, così, una piccola cappella sul luogo dell’apparizione.

Una variante della stessa storia vuole che i due pastorelli trovarono ai piedi del leccio un quadro della Madonna con in braccio il Bambin Gesù, subito trasportato dagli abitanti del paese nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo. Al mattino seguente, però, il quadro fu rinvenuto di nuovo sul colle, ai piedi del leccio dell’apparizione. Questo episodio fu ripetuto per altre due volte. Alla fine, i paesani si arresero all’evidente volere di Maria e costruirono una chiesetta sulla collina.

Quella costruzione, di probabile origine cinquecentesca, fu ampliata nel 1926, con la realizzazione della grandiosa facciata, in pietra locale e stile toscano, e dell'impianto basilicare a tre navate. All’interno è custodita una statua della Madonna in terracotta dipinta, risalente probabilmente alla fine del Quattrocento, mentre sotto l’altare v’è un tronco di elce, che, si dice, è quanto resta dell’antico albero sul quale apparve la Vergine. La tela posta a sinistra dell’altare, riproducente la Madonna col Bambino, è del XVII sec.: fu scoperta durante i lavori di ampliamento della chiesa. Questo luogo, in verità, come tutti gli analoghi siti di apparizione di Madonne arboree abruzzesi (ad esempio la Madonna del Monte a Castiglione Messer Marino, la Mater Domini a Fraine, nel cuore boscoso della mitica Valle del Treste, la Madonna di Casacanditella o quella del Carpino a Rapino) ha un proprio fascino che deriva sia dall’essere speciale sede di devozione mariana, sia dal paesaggio nel quale l’edificio di culto è inserito: dalla collina rocciosa dell’Elcina di Abbateggio, infatti, il panorama spazia dai contrafforti della terra sansonesca al Gran Sasso, spaziando dalla Val Pescara fino alle colline teramane e all’Adriatico, mentre la Majella Madre, alla spalle, veglia e tace.

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