LA LEGGENDA DEI SETTE FRATELLI SANTI

ANTONIO MEZZANOTTE / DOM 17 LUGLIO, 2022 / CULTURA /

Si dice e si racconta che intorno all’anno Mille l’Abate (archimandrita) Ilarione fu costretto dalle incursioni saracene ad abbandonare il monastero basiliano di S. Maria di Pesaca, sito presso l’antica città di Taverna, non lontano da Cosenza, e a recarsi in Abruzzo, nella Valle dell’Aventino, nel luogo detto Prata, tra Casoli e Civitella Messer Raimondo, in una terra acquistata dal conte di Chieti Trasmondo per cento monete d'oro. Lo accompagnavano sette monaci discepoli, che tra loro si chiamavano fratelli: Falco, Franco, Giovanni,  Nicola detto greco, Orante, Rinaldo e Stefano.

Morto Ilarione, i sette dapprima si stabilirono nella valle dell'Aventino e, non riuscendo ad eleggere un nuovo abate (ma altra versione del racconto dice che a Ilarione, morto più che centenario, succedette Nicola greco, colui che, in una sorta di giudizio divino per la scelta del nuovo archimandrita, fu tale per aver pescato un pesce), si separarono, ritirandosi ciascuno in una località diversa (secondo l’uso del monachesimo bizantino, che preferiva piccoli nuclei di religiosi, i quali dividevano la propria vita tra il cenobio e l’eremo).

Presso queste località i “nostri” sette fratelli vissero e morirono, talmente benvoluti dagli abitanti che li elessero a santi patroni: Nicola, detto Greco a Guardiagrele (CH), Rinaldo a Fallascoso (frazione di Torricella Peligna - CH), Falco a Palena (CH), Stefano, detto Lupo, a Carovilli (IS), Giovanni a Rosello (CH), Orante ad Ortucchio (AQ), Franco a Francavilla al mare (CH).

Questo è il racconto e va bene che in realtà Stefano del Lupo era nato a Carovilli (IS) intorno al 1100, morì presso il monastero di Vallebona a Manoppello (PE) e nel 1591 le sue reliquie furono traslate a Santo Spirito a Maiella (e di lì nuovamente traslate a Carovilli nel 1807), mentre Giovanni pare che sia stato il fondatore dell’abbazia benedettina di San Giovanni in Verde a Rosello (CH), sotto nei primi secoli del Medioevo. Ma chi siamo noi per fare le pulci a una leggenda millenaria?

A Casoli (CH), su un colle che si affaccia verso il lago artificiale dell’Aventino, impropriamente detto Lago di Sant’Angelo, all’apice di una lecceta sono ancora visibili e visitabili i resti di una torretta di avvistamento, a pianta quadrata e costruita con ciottoli di fiume e pietra calcarea, di origine longobarda ma probabilmente in seguito facente parte di un più ampio sistema difensivo posto a difesa dell’antico cenobio di Prata (IX - X sex.), del quale però si sono perse le tracce.

Secondo la tradizione orale, il corpo del santo abate archimandrita Ilarione giace ancora in un punto della montagna, poiché non si hanno mai avuto notizie della traslazione dal monastero.

(Accompagnano questo post tre foto della Torretta di Casoli, una delle quali con sfondo sul lago Sant'Angelo, tutte prese dal web)

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