"La grotta scura" a Bolognano

ANTONIO MEZZANOTTE.

Fu monsignor Antonio Iannucci, energico Arcivescovo metropolita di Pescara – Penne, oltre trenta anni fa, anno più anno meno, a parlarmi per primo delle Grotte di Bolognano, paese della Valle dell’Orta nel quale l’ottimo presule era nato.

Pensavo proprio a lui qualche giorno fa, mentre scendevo lungo il sentiero (davvero ben tenuto, anche nei tratti un po’ più impegnativi) che dalla Via Santa Liberata, nei pressi della chiesa rurale della Madonna del Monte (custode di un dipinto ritenuto miracoloso), a Bolognano (PE), appunto, si snoda per il versante sinistro della Valle dell’Orta, e mi sembrava proprio di tornare indietro all’epoca in cui gli esseri umani contendevano questi luoghi ad animali come l’orso delle caverne, uno di quei bestioni che oggi possiamo osservare, ad esempio, nel Museo Universitario di Chieti.

Addentrandomi nel fitto bosco di roverelle e pini d’Aleppo, sotto l’imperversare di decine di cicale che gareggiavano a chi poteva farsi sentire di più, attento a percepire lievi smottamenti o crepitar di foglie secche, finalmente, dopo ampie vedute dei mirabolanti dirupi del versante opposto (avendo una cognizione soltanto deduttiva del baratro sul bordo del quale stavo camminando, nascosto agli occhi dalla folta vegetazione), ecco l’ingresso della Grotta Scura.

Un cartello esplicativo dice che quell’anfratto (tenebroso e privo di luce nelle parti più profonde, da cui il nome) sta lì da almeno centomila anni (quando il fiume scorreva a quote più elevate, mentre oggi corre a circa 100 mt più in basso) e che ospitò genti preistoriche, forse le stesse che abitavano il villaggio neolitico di Catignano (paese dell’agro vestino che ha dato il nome ad un particolare tipo di cultura della ceramica), le quali si rifugiavano qui per sfuggire alle bestie selvatiche, per viverci, per cacciare, per pregare durante antichi rituali legati al culto delle acque. Una articolata cavità, con roccia modellata per millenni dal fiume e oggi dalle sembianze di una cattedrale gotica, ad uso dei bisogni e delle necessità umane, utilizzata sino a tempi più recenti.

Si dice e si racconta, infatti, che non solo la popolazione locale vi si rifugiava durante l’ultima guerra mondiale, ma addirittura che l’esercito tedesco vi installò una batteria di contraerea in una delle ampie aperture che si affacciano direttamente sul canyon sottostante per colpire l’aviazione alleata che, immettendosi nel vallone, andava a bombardare lo stabilimento Montecatini di Piano d’Orta!

Sono visitabili liberamente soltanto i primi cento metri della Grotta, giacché la maggior parte di essa, quella più rilevante, protetta da una inferriata, si dirama nella profondità della roccia e si necessita per proseguire di equipaggiamento idoneo nonché di guide speleologhe esperte ed autorizzate.

Tuttavia, anche soltanto fermarsi ad osservare il panorama che si apre dall’ambiente antistante la cancellata è motivo sufficiente per una breve visita: da lì lo sguardo spazia sull’ampia fenditura carsica della vallata sottostante, tra i boschi che a malapena riescono a coprire le alte pareti rocciose del canyon, sul paese di Bolognano in lontananza posto su un promontorio circondato dal verde e, verso l’orizzonte, fino alle montagne del Morrone.

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