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La fondazione del Convento di San Domenico a Pianella

Loris Di Giovanni.

La fondazione del Convento di San Domenico a Pianella fu voluta dall'Università di Pianella che, per devozione portata ai domenicani, in pubblico Consiglio, con il beneplacito del Vescovo di Penne e con l'autorità del Conte di San Valentino Organtino Orsini, a quei tempoi padrone di quella terra, in persona del Camerlengo Berardino Pardi donò irrevocabilmente un luogo detto "Castello" (trattatasi dell'antico castello distrutto da Anfuso, figlio secondogenito di Ruggiero il Gobbo, nell'anno 1140), con le sue dotazioni, al Nobil Uomo Marvasio di Giacobbe Ziande, procuratore dei Frati dell'Ordine di San Domenico, affinché questi vi costruissero un convento con l'obbligo di istruire i giovinetti, e dispensare gratuitamente le medicine ai poveri del paese.

La donazione, di cui si conservava fino al 1889 una copia in Municipio, oggi purtroppo non più reperibile, fu rogata da Notar Domenico Antonio di Mastro Antonio di Loreto.

Il Convento dei Domenicani a Pianella non ha l'antichità di fondazione di quello di Penne e pur avendo al pari di quello importanza sul piano regionale vanta una encomiabile testimonianza di operosità sacerdotale sul territorio per ben tre secoli.

L'abate Vincenzo Verzotti, parroco di S. Leonardo, nel manoscritto "Monografia religiosa e notizie di fondazione intorno le Chiese e lo stato attuale delle medesime dell'antica Plenilia, oggi Pianella" afferma, con non poca ingenuità, che i Domenicani, nell'arco di soli 18 anni, costruirono il convento con un magnifico tempio.

Mentre per quel che riguarda la chiesa l'affermazione risulta non priva di fondamento e ciò è dimostrato dalla formazione dei patronati, nei secoli XVI e XVII, di almeno nove dei tredici altari (Luzio Martini per l'Annunziata, Lavinia Detti per S. Giacinto, Giovanni Berardino Ricchi per S. Raimondo, Geronimo Addesso per S. Tommaso d'Aquino, Clemente del Collo per la Madonna del Soccorso, Pompeo Manetta per la statua di S. Domenico, Giuseppe Martone per S. Pietro Martire e la famiglia Mozzi per la Madonna dell'Arco), per quel che riguarda la costruzione del convento potremmo al più accettare l'affermazione se riferita al solo nucleo primitivo di costruzione e non all'edificio così come oggi ci è pervenuto.

È solo dall'attenta analisi di oltre sessanta atti notarili stratificatisi in questi secoli, tra donazioni, permute, compre e censi, che si coglie la premura dei Superiori a portare a compimento nel più breve tempo possibile la fabbrica conventuale.

Essa in una relazione ufficiale del 1650 non appare ancora del tutto ultimata.

Nell'Archivio Segreto Vaticano si conserva un istrumento di donazione di una casa, datato Pianella 18 luglio 1520, che fece il Quondam Marco Todesco al Convento di San Domenico e per esso al P. Fr. Tommaso di Sulmona vicario del Convento.

Mentre la fabbrica del Convento stentava a prender forma, illustri Priori ebbero a succedersi e a dare lustro al giovane Convento.

Dal principio e fino all'anno 1650 si incontrano come Superiori P. Tommaso di Sulmona (1520), P. Giovanni di Valenza nel 1563, P. Antonio di Atri, P. Maestro Cola di Francavilla nominato vicario nel 1570, nonché P. Padre Donato Perozzi di Arezzo Priore e Predicatore nel 1560.

Il 19 novembre del 1608 il Padre Generale Agostino Salamini, scendendo da Penne per andare a Chieti, onora d'una sosta il Convento.

Questa venuta lascia intendere l'importanza che i superiori davano al piccolo centro di Pianella, in una felice posizione strategica e feudo ducale dei Farnese di Parma.

Pian piano, tra l'intraprendenza dei superiori pro tempore, la generosità degli abitanti, grati per l'istruzione ai figlioli loro e per la presenza dello speziale nel convento, le munifiche donazioni e la protezione delle nobili famiglie, il convento assunse ben presto la sua fisionomia di centro di irradiazione apostolica caritativa e culturale.

L'ansia di portare a compimento l'opera e l'operosità di chi la presiedeva è illustrata pregevolmente nella relazione del 31 marzo del 1650 del Priore P. Perozzi.

Questi, dopo aver affermato che il convento non ha mai avuto un numero fisso di frati, di poi scrive

<.ci sono sempre stanziati tre o quattro sacerdoti, con dui o tre conversi. Ma adesso essendo questo convento in fabbrica per farsi formale, et per essere venuto io Priore infrascritto di poco temp, non ci sta presentialmente nessuno sacerdote eccetto io Frà Domenico Perozzi di Arezzo Predicatore Generale e Priore, mi ha mandato il M.R.P. Frà Michele Antonelli da Decimo di Lucca,figlio di questo convento ma stando a predicare non può venire fino a Pasqua, et un altro me l'ha promesso ma ma perché non so chi sarà non lo noto. Ci stanziano tre conversi cioè frà Domenico di Vestina cieco, Frate Andrea di Castiglione da Remondazzi stroppiato che non si può muovere, ambi figli del convento, et frà Francesco Benedetti di Monitoro di Lucca. Et ci sta frà Francesco Benedetti di Pianella a predicare questa quadragesima ma non assegnato...>.

La descrizione del Priore si fa interessante quando descrive minuziosamente la Chiesa e il Convento:

<..la Chiesa sta sotto il titolo di San Domenico, ad una nave con tredici altari, nove de quali sono dotati et ha porta in piazza. Contiguo alla Chiesa sta il Convento con l'entrata dalla medesima piazza con poco di corridoio, dove a man destra ci è una porticella che entra in Chiesa et a man sinistra una

porta che entra in un'ala di chiostro del convento nel quale a man destra sta la cantina, et una dispensola per tener olio, et dal fine di detta ala si va alla stalla. Dalla mano sinistra di detta ala ci sta la scala che saglie verso il dormitorio, et acanto ci sta la cisterna. Nella seconda ala del chiostro, che più non ce ne sono, vi sono due fondachi, per tenere grano et orzo. Dalla parte di sopra ci è un dormitorio dove sta un refettorio piccolo. La camera del fuoco non distinta dalla cucina, una dispensa da tener farina, ligumi, pane et altro, appresso una dispensola et faccia fronte una soggetta che per dirittura guarda civita di Chieti, et per fianco la marina distante otto miglia>.

Per tutta la seconda metà del seicento alla assistenza caritativa della Fraternità del Rosario i domenicani associarono il ministero della direzione spirituale e la missione dell'insegnamento sia in forma di predicazione al popolo sia in forma per i figli dei pianellesi. Soprattutto verso la formazione dei giovinetti grandi sforzi furono compiuti da P. Maestro Tommaso Cantarini lucchese il quale "con la sua destrezza attività e zelo costituì il convento in stato di tenervi la lezione".

Una relazione ufficiale del 1756 dichiara che il convento può albergare e nutrire 16 religiosi ed anche più, e dagli atti notarili apprendiamo che già dai primi del secolo il convento aveva almeno tre professori ufficiali: un Lettore Primario, un Lettore Secondario e uno dei secolari.

È l'Archivio di Stato di Teramo a restituirci una importante richiesta del 1799 indirizzata dal Governatore di Pianella al Re per affinché venisse destinato un frate idoneo ad "insegnare la grammatica buona e sublime per comodo di quella gioventù".

Lo stesso Re aveva, infatti, previsto che nei conventi dove si viveva dell'elemosina del popolo i frati avrebbero dovuto impartire l'istruzione gratuita ai figli dei cittadini.

Ma se l'insegnamento dei rudimenti di grammatica ai giovinetti era richiesto con tanto fervore, con altrettanto gli Amministratori dell'Università di Pianella si rivolgevano allo stesso Re nello stesso periodo implorando "il ritorno del laico speziale domenicano fra Serafino de Philippis nella patria pel bisogno, che v'è di lui".

Ciò conferma vieppiù lo scopo dei Domenicani a Pianella con conseguente fondazione della Chiesa e dell'attiguo convento: istruire i giovinetti e dispensare medicine, entrambe le cose gratuitamente.

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