La chiesa di San Vittorino a Caramanico Terme (Pe)

ANTONIO MEZZANOTTE.

Si dice e si racconta che Vittorino fu il primo evangelizzatore dell’Abruzzo: per la fama di santità e per i numerosi miracoli che gli si attribuivano, venne acclamato da tutto il popolo come vescovo di Amiterno. Pur tra le versioni contrastanti sulla sua vita, è da ritenere che fu martire all’epoca di Nerva, verso la fine del I sec. d.C.; per aver professato fede in Cristo, fu condannato da un giudice ad essere appeso a testa in giù su una pozza di acque sulfuree a Cotilia, nel reatino, i cui miasmi velenosi (contenenti un'alta concentrazione di acido solfidrico) lo portarono alla morte dopo tre giorni di lenta agonia.

Il corpo del Santo fu sepolto presso l’antica città di Amiterno e da lì il suo culto si diffuse per l’Italia centrale. In Abruzzo lo troviamo ancora oggi venerato nell’aquilano (oltre che a San Vittorino di L’Aquila, anche a Ripa di Fagnano Alto, a Carapelle Calvisio ed in altre chiese che custodiscono altari o busti lignei a lui dedicati), a Poggio San Vittorino di Teramo e nel pescarese: nella cappella rurale di San Vittorino in Contrada Casali di Nocciano (risalente al XIV sec., lungo la strada che da San Clemente a Casauria conduceva alla Valle del Tavo) e nell’omonima frazione di Caramanico Terme.

Qui, alle falde del Monte Morrone, su un poggio dominante il medio corso del fiume Orta, la chiesetta di San Vittorino ci trasmette l’eco di quella prima forma di cristianesimo che interessò la regione e, soprattutto, ci testimonia l’operato silenzioso dei monaci benedettini dell’abbazia di San Clemente a Casauria (alla quale questa chiesetta faceva riferimento), i quali intorno all’anno Mille colonizzarono la Valle dell’Orta, edificando o ristrutturando pievi e piccoli monasteri di più antica fondazione (oltre a San Vittorino troviamo ad es. Santa Croce, San Nicolao, Sant’Eufemia, Santa Maria, che poi diverrà la chiesa principale di Caramanico), dissodando e coltivando quelle terre di montagna.

Probabilmente, la presenza di questo luogo di culto dedicato a San Vittorino è da associare, non a caso (in analogia a quanto riscontrato altrove), alle vicine sorgenti termali di Caramanico (in ricordo del martirio del Santo), ovvero a sorgenti oggi non più esistenti e delle quali si è persa la memoria, così come l'altra località di Paterno, oggi San Tommaso di Caramanico, sempre nella Valle dell'Orta, con la bella chiesa romanica edificata su un antico pozzo a servizio di un tempio dedicato ad Ercole.

Il toponimo Paterno ci riporta al "Dis Pater", Ade, padre degli inferi (visitati non a caso proprio da Ercole) e delle ricchezze del mondo sotterraneo, al quale si accede attraverso le tante grotte di questa Valle e da cui provengono le acque sulfuree e termali. San Vittorino, Paterno, Sant'Eufemia (dalla cui fontana, nei pressi dell'omonimo paese, sgorga ancora oggi un'acqua ritenuta benefica) ci rievocano, allora, antichi luoghi di culto di acque sacre, così come sacro per noi Abruzzesi è il suolo di questi monti, di cui la Valle dell'Orta costituisce cuore vivo e pulsante.

La chiesa di San Vittorino si compone di due volumi: un corpo originario, comprendente la facciata principale in asse con la retrostante torre campanaria, ed una navata secondaria, aggiunta in seguito sul fianco destro dell’edificio come cappella laterale munita di autonoma facciata; tale assetto architettonico e temporale è rivelato anche dalle murature in semplice pietrame, ovvero in laterizio, che distinguono ampie porzioni del prospetto. La navata sinistra è coperta con volta a botte lunettata; quella destra, più bassa, con solaio piano. L’interno è molto semplice, con lievi cornici e paraste di epoca barocca che decorano la navata e con altari cinquecenteschi, uno dei quali contiene il busto ligneo del Santo Vescovo.

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