
di ANTONIO MEZZANOTTE.
SI DICE E SI RACCONTA che tra le pieghe delle colline teatine, dove l’aria profuma già un po’ di mare e ancora molto di terra lavorata, esista un luogo dove il tempo sembra aver deciso di camminare più piano. Siamo a Torremontanara, una frazione di Torrevecchia Teatina (CH) che custodisce, come un segreto prezioso, la piccola ma sentita devozione per san Pasquale Baylon.
Il nome stesso della località ci parla di un passato fatto di avvistamenti e di difesa. Torremontanara deve infatti le sue origini a un presidio difensivo sorto probabilmente su un più antico abitato, come sembrerebbero rivelare alcuni ritrovamenti di epoca preromana avvenuti verso la metà del 1900. Con il tempo, intorno a quella fortificazione si è coagulata una comunità di contadini e pastori che ha trasformato le spade in aratri e il silenzio della guardia in preghiera. Tutto il territorio, un tempo feudo della città di Chieti e poi dei Valignani, era compreso nell’ampia giurisdizione della chiesa di Santa Maria de Cyrptis fino al 1936.
Ma come è arrivato san Pasquale in queste terre? Qui la storia cede il passo al fascino del racconto popolare. Si narra infatti che in un’epoca imprecisata presso le sponde del vicino fiume Alento sia stata rinvenuta in modo prodigioso una sacra effigie del Santo. La tradizione vuole che siano stati proprio i contadini del posto a scorgere l’immagine tra la vegetazione riparia. Da quel ritrovamento nacque il desiderio della comunità di erigere un luogo di culto che potesse ospitare il simulacro e proteggere i raccolti.
La chiesa dedicata a san Pasquale Baylon è stata riedificata nella metà del 1800 e si presenta oggi con quel fascino discreto tipico delle architetture rurali che non hanno bisogno di sfarzi per farsi notare. La facciata in laterizio a vista presenta profilo a spioventi. Al centro si apre il portale architravato con timpano curvilineo, in asse una finestra bifora e sui lati piccole finestrelle con maioliche decorate, una di esse con l’immagine del Santo. Sul retro del corpo principale svetta l’elegante campanile cuspidato, adornato da una bifora per lato.
Entrando, si respira l’atmosfera delle chiese di una volta. Lo spazio è a navata unica, intimo e raccolto, con cappella laterale. Lo sguardo corre subito all’altare e alla statua del Santo, raffigurato anche in alcuni dipinti nella cappella laterale con i suoi attributi iconografici classici: l’ostia, l’abito francescano e il cappello di paglia, simbolo della sua profonda devozione eucaristica (lui che, pur essendo un umile fratello laico, di origine contadina, e cuoco, divenne il teologo dell’Eucaristia).
Si dice e si racconta che san Pasquale Baylon inventò lo zabaione, così chiamato appunto da San Bajon, italianizzato in zabaione, una ricetta ricostituente suggerita dal Santo a una giovane moglie per.... riaccendere la passione nel marito! Per tale motivo, oltre a essere patrono dei pasticceri, è considerato anche protettore delle spose e delle ragazze ancora nubili. Una antica invocazione faceva così: "san Pasquale Baylonne / protettore delle donne / famme truvà nu belle marite / bianche rosce e culurite / come Voi tale e quale / o gloriose san Pasquale".
A Torremontanara non aspettatevi i marmi del Bernini o le altezze delle cattedrali gotiche. Qui si viene per ritrovare la fede schietta, quella che profuma di candele accese e di promesse fatte per un raccolto che tarda ad arrivare. È una tappa obbligatoria per chi ama curiosare tra i luoghi meno noti e si ferma davanti a una chiesetta di campagna, legge una lapide sbiadita e si lascia cullare dalla brezza che dal mare risale la valle dell’Alento.















