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LA CHIESA DI SAN NICOLA A ROSCIANO (PE)

14 Maggio 2023

ANTONIO MEZZANOTTE.

Questa è una storia di avvocati, periti agrari, epidemie, serpenti, bravi artisti e di una forte devozione popolare.

Dice e racconta Girolamo Nicolino, avvocato teatino vissuto nella metà del Seicento, che nell'agosto 1497 attraccò al porto di Ortona una nave con una brutta sorpresa nel carico: la peste!

In quattro e quattr’otto il morbo si diffuse per tutto l'Abruzzo costiero (nonostante cordoli sanitari e limitazioni di movimento emessi perfino da Venezia, che da queste parti ci inzuppava il pane con lucrosi commerci) e dopo soli tre mesi a Chieti già si contavano 600 vittime.

All'epoca, tra le ville e i castelli di Chieti era compreso anche Rosciano, che in breve fu raggiunto dalla peste. Che poteva fare il popolo roscianese del Quattrocento di fronte a che la sorte di sfraggelle? Si affidò a San Rocco, protettore dalla peste! Così venne realizzato il primo degli affreschi votivi, in ordine di tempo, nella chiesa di San Nicola, un piccolo edificio del 1480 ricavato su un bastione della cinta muraria urbana.

Tanto per capire come andavano le cose, subito dopo venne dipinta anche una Santa Anatolia, che protegge dal morso dei serpenti, che qui dovevano essere tanti, perché la peste aveva portato lutti e desolazione e le campagne abbandonate si riempirono di sterpi e serpi.

Quell'evento fu l'avvio di una serie di lavori commissionati a tre artisti, probabilmente allievi di Andrea De Litio, il maggior pittore abruzzese del XV sec., che nel volgere di un paio di decenni impreziosirono questa chiesetta con dipinti di grande valore.

Alcuni degli affreschi sono datati (i più antichi, appunto, sono quelli di Sant’Anatolia e di San Rocco, entrambi del 1497) e contengono il nome degli offerenti: un tale Antonello Liberatore ha fatto eseguire uno dei tre San Nicola (1501) e il Sant’Antonio di Padova (1517, affatto differente dall’iconografia tradizionale dell'esile frate con giglio e Bambinello, che al contrario qui a Rosciano reca in mano un libro e un ciondolo ed è rappresentato come un giovane fratacchione, tanto somigliante alla ricostruzione facciale forense elaborata nel 2014 dall’Università di Padova e che rimanda a un raro affresco conservato proprio nel presbiterio della basilica patavina); un certo Salvatore ha fatto dipingere Santa Lucia (una delle prime pitture della Santa siciliana con la rappresentazione del piatto contenente gli occhi, simbolo del martirio - che in realtà fu di spada - ma anche simbolo della luce di Cristo e protettrice della vista: "Sanda Lucie dall'ucchie pezzute, famme aretruvà la cose perdute"), mentre un terzo committente, in luogo dell’iscrizione del proprio nome, si è fatto ritrarre come piccolo offerente a sinistra dell’edicola della Madonna col Bambino.

Altri affreschi rappresentano ancora San Nicola (il più bello, con quella sfumatura di azzurro del mantello che tanto richiama il mare dal quale proviene il culto del Santo: quello della terra di Puglia, attraverso il Tratturo, ma soprattutto le terre bagnate dal Mar di Levante), San Vito con il cane (protettore dalla canicola estiva, dall’epilessia, dalla corea e sovrintendente alla mietitura), San Rocco (una delle prime raffigurazioni del Santo di Montpellier in terra abruzzese, dipinto come un giovane e robusto pellegrino abbigliato alla moda quattrocentesca), Sant’Agata (protettrice dei lattanti e delle puerpere, dipinta con linee e forme raffinate, con il miracoloso pallio rosso che tante volte ha difeso la città di Catania dal fuoco dell'Etna, e che ci rammenta l'antico rito del latte: "Sant'Agate de Rusciane, gne l'acque de sta fundane, lu latte famme arevenì pe stu citele me..." ecc.).

Ancora il Sant’Antonio Abate con un piccolo, setoloso maialino nero (a testimonianza della presenza della varietà autoctona del maiale nero, poi surclassato nel 1900 da quello bianco/roseo degli allevamenti industriali anglosassoni), San Martino (protettore dell’anno agricolo e del raccolto autunnale), Sant’Ippolito (con i finimenti e protettore dei cavalli, vestito come un paggio di corte alla moda di fine Quattrocento e che Giammario Sgattoni definì "il bel giovine di Rosciano") e una Madonna col Bambino e San Rocco, quest'ultimo aggiunto in seguito, che presenta numerosi richiami proprio all’arte di Andrea Delitio e alle scene della cattedrale dell'Assunta in Atri.

La piccola chiesa di San Nicola a Rosciano sorge al margine sud-occidentale del paese, tra le abitazioni che si affacciano sulla valle della Pescara, a pianta rettangolare con l’ingresso sul fianco a monte, campaniletto a vela e una cappella absidale pentagonale addossata a valle, trasformazione di una antica torre (ne sono prova le finestrelle a feritoia).

L’interno è ad una sola navata, con il sottotetto costituito da pianelle in cotto decorate a rombi, con lo sfondo su un monumentale altare ligneo tardo cinquecentesco dai rilievi dorati. Completano l’insieme una statua settecentesca di San Nicola e una scultura lignea secentesca di San Rocco, proveniente dall’omonima chiesa che sorgeva ai piedi della Torre dei Paladini.

Le pareti di San Nicola furono imbiancate con calce al tempo della peste del 1656, quando l’edificio venne utilizzato come lazzaretto, e solo nel 1937, grazie a una segnalazione di Francesco Verlengia, fu riportata alla luce questa preziosa serie di affreschi votivi.

Per finire, una curiosità: quando Lorenzo Natale, regio agrimensore e perito agrario, chiuse il catasto di Rosciano il giorno 24 febbraio 1712, affidò solennemente il proprio lavoro “a Santo Nicola, avvocato e protettore della Terra di Rosciano”. Così veniamo a sapere che Nicola è stato il principale santo patrono di questo luogo, almeno fino alla metà del 1700.

Attenzione: sul catasto v’è scritto che San Nicola è "avvocato di Rosciano" e non mi risulta che, scegliendo Eurosia come nuovo santo patrono, al vecchio sia stato revocato "il mandato alle liti". A tutt'oggi certi argomenti sono ormai ignorati, ma ciò significa che nel giorno del Giudizio Universale il nostro Nicola dovrà prendere le difese dei roscianesi dinnanzi al tribunale del Padreterno. Forse tale circostanza è un motivo per ricordarci di questa chiesetta e di San Nicola, nel cui nome, come dicono i naviganti, "cessano i pericoli, si placano le tempeste".

Oggi, nell'ambito della XXIX edizione di "Chiese aperte" e delle "Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico", grazie alla Parrocchia Assunzione BVM di Rosciano, a don Marco Spadaccini, a Archeoclub Di Pescara , agli Amici dell'Archeoclub di Pescara , a Archeoclub Cepagatti e alla Pro Loco Rosciano (a tutti va il mio personale ringraziamento per questa bella iniziativa) sarà possibile visitare le due chiese del centro storico di Rosciano.

Chi può ne approfitti!

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