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La chiesa di San Nicola a Pescosansonesco (Pe)

ANTONIO MEZZANOTTE.

Alle pendici occidentali della Pietra Solida, ossia del grande sperone roccioso all’apice del quale i franchi Sansoneschi edificarono il loro castello, le cui rovine ancora sovrastano l’antico paese di Pescosansonesco, tra macchie di olivi e fratte di fichi d’india si trova la chiesa di San Nicola. Probabilmente non vi è un solo paese d’Abruzzo che sia privo di un luogo di culto dedicato al santo protettore dei marinai e dei pastori e, infatti, questa chiesa non è lontana dal vecchio tracciato tratturale Centurelle – Montesecco che scendeva dal valico di Roccatagliata in direzione di Castiglione e, soprattutto, di San Clemente a Casauria.

Agli evidenti influssi casauriensi si deve la conformazione architettonica della chiesetta, realizzata probabilmente negli ultimi scorci del 1100, al tempo dell’abate Gioele, ovvero già all’epoca del predecessore Leonate, quando nell’abbazia di San Clemente fu costruito l’ambone che ancora oggi vediamo, con tutto il rimando di decorazioni (palme, tralci, rombi e rosoni aggettanti) che ritroviamo anche sul portale di San Nicola. Non è peregrino ipotizzare che lo stesso scultore abbia lavorato nei due cantieri.

Ma v’è di più.

Se non ricordo male, nella vicina Corvara ritroviamo analoghi elementi sul portale dell’antica chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli, a sottolineare lo stretto connubio esistente tra i luoghi della terra sansonesca.

La facciata di San Nicola è davvero significativa: a capanna, con blocchi di pietra squadrata a vista, i capitelli a coronamento degli stipiti del portale esterno decorati con fogliette di palma e tralci, una lunetta con al centro un fiore a corolla, antiche iscrizioni sugli stessi capitelli, ormai in gran parte illegibili a causa della corrosione e della scheggiatura della pietra (una “ECCLESIA” e un “ANNI TUNC ISTI” riesco ancora a comprenderli, per il resto non è lecito aggiungere di più); con ogni probabilità, l’iscrizione indicava l’anno di edificazione, la dedicatio ovvero il committente o ancora l’architetto che la realizzò.

In alto sulla facciata, in corrispondenza del portale, sovrasta un campanile a vela con bifora e frontone triangolare. Si discute se sia contemporaneo ovvero realizzato in epoca successiva; in ogni caso l'insieme risulta molto suggestivo.

L’impianto è ad aula con abside semicircolare, con le murature interrotte da strette feritoie. L’interno conserva due affreschi raffiguranti i santi Silvestro papa e Andrea apostolo, probabili superstiti di una più ampia copertura pittorica. Se ricordo bene (la chiesa è chiusa, quindi vado a memoria) questi affreschi richiamano ancora tratti bizantineggianti, diretta conseguenza dei rimandi siciliani o perlomeno del meridione di cultura greca, in conseguenza dell’annessione di quelle terre al regno normanno, al quale anche la regione aprutina e la terra sansonesca confluirono definitivamente verso la metà del secolo che stiamo considerando.

Per altro, l’affresco di Sant’Andrea mi richiama la dedica al medesimo santo dell’ex chiesa parrocchiale di Corvara (che però era trecentesca), della quale oggi non resta che il campanile cuspidato: ancora un elemento identitario che accomuna i luoghi della terra sansonesca.

La nota dolente è che per arrivare a San Nicola (chiesa restaurata nel 1995) vi è da percorrere un breve sentiero, segnato dai resti di una staccionata, che nella migliore delle ipotesi attualmente anche le capre si rifiuterebbero di praticare. Più a valle il perimetro dell'area è delimitato da un abbozzo di muro di contenimento con i ferri a vista. Speriamo che sia nella lungimiranza di qualche decisore dotare la chiesa di una idonea fruibilità, giacché a mio avviso si tratta di un luogo e di un monumento di ragguardevole rilievo per questi territori.

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