La chiesa di San Callisto Papa a Ripacorbaria (Pe)

ANTONIO MEZZANOTTE,

Si dice e si racconta che quando Don Rocco D’Alessandro, infaticabile e carismatico parroco di Ripacorbaria (oggi frazione di Manoppello – PE), decise di costruire la nuova chiesa di San Callisto, una domenica, all'uscita della Santa Messa, invitò ciascun parrocchiano a collocare un masso sul confinante terreno di proprietà di un possidente di Chieti, il quale, nonostante le pressanti richieste di acquisto da parte del Reverendo e benché quella terra fosse libera e incolta, si rifiutava di vendere. A quel punto, il proprietario, non potendo di certo denunziare l’intera comunità per occupazione illecita del proprio fondo, finì per donare il terreno alla parrocchia.

I lavori per la nuova chiesa iniziarono così nel 1930 ed il 29.09.1938 alla consacrazione del tempio intervenne l’Abate di Montecassino in persona, Gregorio Diamare (colui che qualche anno più tardi, nel '44, vide la completa distruzione del Cenobio cassinese sotto le bombe alleate), nella qualità di vescovo territoriale. Ripacorbaria, infatti, fino al 1977 è stata legata alla celebre Abbazia, così come Villa Oliveti di Rosciano, sita nel versante opposto della Val Pescara, e Fara Filiorum Petri, nella valle del Foro, e tutte facevano riferimento da secoli al monastero di San Liberatore a Maiella di Serramonacesca, prepositura, appunto, di Montecassino.

Un legame antico quello tra Ribacorbaria e l'ordine di San Benedetto, risalente al periodo longobardo (VIII sec.), quando in questi luoghi fu edificata la chiesa di San Felice in Pulverio, di cui oggi non resta traccia ma che viene citata nei documenti altomedievali, o ancora la curtis di Iliano, tutte attratte nell'orbita di San Liberatore a Maiella. Qui, dunque, siamo in terra benedettina e questa particolarità viene rammentata dal monito scolpito sulla facciata della chiesa di San Callisto: “ora et labora” (prega e lavora) che è il sunto della regola di San Benedetto, la via maestra osservando la quale si raggiunge la pace (e “pax” è l’altra parola programmatica iscritta sulla facciata della chiesa).

L’edificio è notevole per lo stile eclettico della facciata, in laterizio a due ordini e terminante con un timpano a linee miste. Paraste e vetrate policrome istoriate sono sorrette da un portico che protegge il portone intagliato in noce, riccamente decorato.All’interno, l'unica navata si conclude nell’abside, ove è possibile ammirare la tela della Madonna col Bambino tra San Benedetto e San Callisto Papa. Completa l’insieme una scalinata esterna e la torre campanaria, posta nella parte più alta del poggio, ben visibile dalla vallata sottostante e dalla quale si scopre uno straordinario panorama che spazia per tutta la terra vestina fino al Gran Sasso e, più oltre, ai Monti Gemelli.

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