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LA CHIESA DI S. ANTONIO DI PADOVA A ROSCIANO (PE)

4 Settembre 2023

ANTONIO MEZZANOTTE.

Lo storico Pasquale Castagna nel 1853 riferisce della presenza a Rosciano (PE) di una chiesa dedicata a S.Antonio di Padova, ma una prima menzione di un edificio di culto intitolato al Santo qui in paese si trova già nel catasto del 1677, ma non nello stralcio del 1637 che ho scoperto nell'Archivio di Stato di Pescara; pertanto, sarei portato a ipotizzare che la chiesa fu realizzata a ridosso della metà del 1600.

All’Arcipretura di Rosciano, che dal 1200 e fino agli inizi del 1800 è stata legata alla Nullius di Pianella, oltre alla Chiesa Madre di Santa Maria Assunta (divenuta nella seconda metà del XX sec. “Assunzione della Beata Vergine Maria”) e alla chiesa di San Nicola (entrambe ubicate all'interno del centro storico) un tempo facevano riferimento la chiesa di S. Giovanni Gerosolimitano (vale a dire l’odierna parrocchiale della frazione Villa S. Giovanni, ricostruita nel 1662 e rinnovata nel suo attuale aspetto nel 1748 e nel 1930), la chiesetta di S. Maria delle Grazie, che era posta lungo la Strada Orientale (ossia l'odierna Via Roma), all'incrocio con la via che scendeva verso la scafa sul fiume Pescara (oggi Via Carso), la chiesa di S. Rocco, edificata ai piedi della Torre dei Paladini dopo la peste del 1656 e demolita verso il 1930 per far posto alla nuova piazza, la chiesa di “S. Salvatore fuori le mura” o “extra moenia”, di origine benedettina, la più antica del paese (citata già nell'anno 856) e ancora ricordata nella tradizione orale, le quattro chiese rurali di S.Antonio di Padova (oggi l'unica rimasta), S. Biagio (passata verso la metà del XVIII sec. alla costituenda parrocchia di rito greco di Villa Badessa), S. Brigida, S. Giusta e la Cappella di S. Donato, il ricordo delle quali si è perso anche nella memoria popolare.

La chiesa di S. Antonio è posta nella parte nuova del paese (in un luogo che fino a pochi decenni fa era aperta campagna, punto di arrivo delle più lunghe passeggiate a piedi dal nucleo abitato) e sorge presso il punto d’incontro di importanti strade: la strada provinciale per Coccetta; la strada che un tempo era la via più breve tra Cepagatti e Rosciano e che, partendo proprio da S. Antonio, costeggiava ad est il Camposanto tagliando il Regio Tratturo nei pressi della Taverna Nuova e proseguiva lungo la valle di Fonte Arcione ovvero in direzione del Fosso di Gesù Cristo; infine, la strada detta “Mazzamurelli”, che pure prende avvio da S. Antonio, costeggia il Vallone e si ricollega con la via per Cepagatti vicino al cimitero. Nella tradizione abruzzese i “Mazzimarille” sono i folletti del folclore europeo, spiriti benigni che si divertono a fare piccoli dispetti e bizzarrie ai passanti: la presenza di una chiesa proprio all’inizio della strada poteva fungere nelle credenze popolari da efficace rimedio per tenerli lontani.

Se è vero, come rileva Ignazio Silone, che non esiste un solo comune abruzzese che non conservi una chiesa d’immediata ispirazione francescana, allora ben si colloca la chiesa di S. Antonio di Padova (frate, appunto, francescano) in quel movimento di grande fervore devozionale che portò a innalzare edifici religiosi non su commissione dei Signori feudali, ma con il lavoro gratuito dell’intera popolazione locale sotto la guida di qualche frate pellegrino.

La chiesa di Sant’Antonio, quindi, che ha subito evidenti rifacimenti nella seconda metà dell’Ottocento, presenta facciata neoclassica in finto bugnato, con absidi poligonali e campanile a vela. Il portale d'ingresso è affiancato da due finestrelle basse per le esigenze cultuali dei pellegrini (ancora oggi non è raro vedere lumini accesi sulla soglia di queste aperture). L'interno è a croce greca con cupola ellittica. Nel 1882, come conferma l’iscrizione votiva posta sul portale d’ingresso, la chiesetta fu restaurata dalla ricca ereditiera Francesca Diamante. Che di restauro si debba parlare (ovvero di ristrutturazione con aumento di volume) e non di costruzione ex novo (come invece assicura la tradizione popolare), si evince dalla già citata testimonianza dello storico Castagna del 1853 e dai dati derivanti dagli antichi registri catastali.

Il culto di s. Antonio di Padova è molto radicato nella coscienza popolare roscianese. Fede ne fa che oltre a questa chiesetta gli sono dedicati altari laterali anche nelle chiese parrocchiali di Villa San Giovanni e di Villa Oliveti.

Santo taumaturgo, gli sono attribuiti dai biografi e dal racconto agiografico molti miracoli (famosa la predica ai pesci) ed è generalmente raffigurato con un giglio o con Gesù bambino tra le braccia, mentre nella chiesa di San Nicola a Rosciano è raffigurato in un affresco del 1517 come un giovane e robusto frate che reca tra le mani un libro e un ciondolo, il cui significato è ancora da decifrare.

Nella tradizione contadina roscianese il culto per s.Antonio di Padova si colora, quasi inevitabilmente, di numerose contaminazioni con i rituali di s. Antonio Abate.

Così, se è vero che per il 13 giugno a Rosciano era tenuta una messa solenne con tanto di processione che richiamava numerosi devoti da tutte le contrade finitime, la benedizione ai campi che la seguiva si inseriva all’interno dei riti propiziatori per l’imminente raccolto, generalmente collocati alla fine delle “coste” di maggio. Da molti anni, la festa popolare si tiene tra la fine di agosto e gli inizi di settembre.

La nota più caratteristica e peculiare si rinviene, però, nelle immaginette di s.Antonio di Padova appese alle pareti delle stalle a protezione degli animali: ex iure, infatti, l’unico protettore degli animali domestici nel mondo rurale abruzzese dovrebbe essere s.Antonio Abate, ma tale è la potenza protettiva evocata solo dal nome del Santo eremita che, ove i nostri contadini non riuscivano a procurarsi una sua immagine, la sostituivano ipso facto con quella di s.Antonio di Padova, come tutt’oggi è dato rinvenire nelle più antiche stalle (talune ormai abbandonate) del territorio roscianese.

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