LA CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE A VILLANESI DI FRANCAVILLA AL MARE

ANTONIO MEZZANOTTE / DOM 10 LUGLIO, 2022 / CULTURA /

Sulla sommità del colle di Villanesi, una contrada di Francavilla al mare (CH) che di contrada ha ormai solo il nome evocativo, in quanto divenuta con gli anni un articolato quartiere residenziale, immerso nel verde di pini marittimi si trova un pianoro destinato a parco pubblico, un po' isolato e recintato.
L'Adriatico è lì sotto con tutto il profumo della salsedine, in ogni caso esso è nascosto allo sguardo dai pini e dai cespugli di mirto.
Quassù non arrivano rumori e frastuono, se non il frinire cadenzato delle cicale nelle assolate giornate estive.
E lì, ai margini del pianoro, quasi in disparte, si erge la chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Stile neoclassico, impianto rettangolare, facciata a capanna con tetto spiovente, campaniletto a vela in laterizio la cui collocazione asseconda la curva dell'abside, ampi finestroni laterali, è a navata unica.

Si dice e si racconta che il luogo era occupato da una villa rustica requisita dai francesi agli inizi dell'Ottocento e donata da Napoleone in persona personalmente a un suo fedele generale.
Costui fece conoscenza a Napoli di Carlo Petrosemolo, un commerciante di Ortona il cui fiuto per gli affari pare che fosse inversamente proporzionale alla statura, invero piuttosto bassa.

Petrosemolo aveva adocchiato la proprietà di Villanesi e, volendosene impossessare per un tozzo di pane, convinse l'ufficiale francese che, in realtà, quella collina fosse di scarso valore, arida e per niente produttiva.

Il francese di Francia, che era bravo a guerreggiare e amava la bella vita partenopea, ma che non aveva ancora visitato la proprietà, probabilmente aveva qualche motivo personale per convincersi a sua volta che l'Imperatore gli avesse giocato un tiro mancino cedendogli una terra infruttuosa, così fu ben lieto di vendere il podere al Petrosemolo, accontentandosi dei quattro franchi che quello gli passò.

Invece, la collina di Villanesi era, oltre che ricca di insediamenti, di orti, vigne e uliveti anche ben esposta (come lo è tutt'oggi) e l'ortonese fece davvero un buon affare. A suo ricordo, questa zona è ancora detta "Carletto", per via delle caratteristiche fisiche del compratore, non proprio eccelse come sopra ricordavamo.

Il Petrosemolo era sposato con una ricca nobildonna veneziana, Regina Bon, dama di corte a Napoli. Il nipote di costei, Angelo Bon, fu molto benvoluto dal Petrosemolo che, non avendo figli, lo nominò erede di tutto il patrimonio.

Angelo Bon, contrariamente allo zio, era poco o per niente tagliato per gli affari e, com'è e come non è, scialacquò l'intera fortuna.

Prima di ridursi in braghe di tela, però, fece edificare la chiesa di Villanesi, dedicata a Santa Maria delle Grazie, come riporta ancora l'iscrizione in latino sul portale di ingresso.

L'edificio venne benedetto dal canonico Agostino Paolini, curato di Santa Maria Maggiore in Francavilla, giovedì 3 settembre 1857.

Vari proprietari si succedettero nel possesso della chiesa e del parco, fino a che nel 1943 tutta l'area fu utilizzata dall'esercito tedesco quale base di contraerea e per il controllo della sottostante strada statale Adriatica.

Oggi parco e chiesa sono ascritti al patrimonio comunale e probabilmente sarebbe davvero cosa buona e giusta effettuare un intervento di manutenzione della chiesa, il cui intonaco esterno è ormai del tutto rovinato, così come gli elementi decorativi della facciata.

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