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LA CHIESA DEL SAN SALVATORE A CHIETI

3 Dicembre 2023

ANTONIO MEZZANOTTE

Si dice e si racconta che un tale risaliva dall’Alento verso la contrada del Crocifisso di Chieti con un sacco sulle spalle. Era stato a raccogliere le fave in un podere che aveva laggiù verso il fiume, ma a causa della siccità le fave erano state poche e tutte rinsecchite. Siccome costui era un gran bestemmiatore, se la prese particolarmente con Cristo Salvatore.

Accadde allora che, mentre questo tale risaliva per il sentiero, il sacco di fave diventava sempre più pesante. Arrivato che fu nei pressi della chiesetta del San Salvatore dovette fermarsi, non ce la faceva più a reggere il peso. A quel punto gli si fece incontro un frate cercatore, che gli chiese qualcosa per la minestra dei poveri. L’uomo, pensando di giocare uno scherzo al fraticello, gli disse che poteva prendersi tutto il sacco di fave, sicuro che quello, mingherlino com’era, non sarebbe riuscito nemmeno a sollevarlo. Invece, il frate sollevò il sacco, che non solo era diventato leggero, ma, apertolo, videro entrambi che conteneva tante belle “sallecchie” di fave, fresche verdi e grosse.

Pieno di stupore l’uomo, pentito, confessò al frate il proprio intento e l’altro gli rivelò che il peso del sacco era quello dei suoi peccati e delle bestemmie, ma l’aver donato le fave per i bisognosi era stato apprezzato da Cristo Salvatore, che aveva compiuto il miracolo.

Com’è e come non è, la chiesa del San Salvatore esiste tutt’oggi e la troviamo a mezza costa sul crinale che separa il vallone del Fosso Fagnani da quello del Fosso Vallepara nel territorio di Chieti. Le prime tracce di un edificio di culto dedicato al ss. Salvatore parrebbero risalire al IX sec., quando è indicato come semplice cappella al centro di una vasta zona agricola coltivata prevalentemente a vigne, dipendente direttamente dalla chiesa Cattedrale.

Col tempo, la fabbrica venne ampliata e definita nella configurazione settecentesca che vediamo, con facciata a capanna, timpano e finestra circolare, finestrelle basse ai lati del portale ad uso devozionale, torretta campanaria con banderuola segnavento in ferro battuto.

La chiesa è preceduta da un porticato in laterizio con due pilastrini centrali, realizzato da tale Carmine Iezzi nel 1926, come precisa una targa commemorativa collocata nel retro facciata della trabeazione.

Due lapidi sulla parete frontale del porticato ricordano i caduti della contrada nella Grande Guerra e il bersagliere Fioravante Mancini, morto a soli vent'anni sul fronte russo nel 1942 e decorato sul campo con la medaglia d'argento al valor militare.

All’interno, la loggia per la cantoria è sorretta da colonne tuscaniche e coperta con volte a vela. Le pareti sono dipinte ad effetto marmo con lesene. Finestroni circolari sulle pareti laterali assicurano abbondante illuminazione naturale.

Il San Salvatore si pone a metà strada tra la Madonna del Freddo e il Carminello e, insieme a queste due ed alle altre chiesette rurali sorte ovvero ristrutturate al termine delle grandi epidemie del passato, costituisce uno dei punti di riferimento del vasto territorio teatino, variegato, ricco di spunti panoramici di suggestiva unicità e, al tempo stesso, costellato di testimonianze della fede e della devozione popolare.

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