Parolmente

Blog di Pianella e dintorni
AttualitàPoliticaEconomia e LavoroCultura e spettacoliSportSegnalazioni

LA CHIESA DEI SANTI COSMA E DAMIANO A CAPRARA D’ABRUZZO

22 Aprile 2024

ANTONIO MEZZANOTTE.

SI DICE E SI RACCONTA che il culto dei Santi Cosma e Damiano (i due fratelli medici che guarivano ogni malanno nel nome di Cristo, gratis et amore Dei, quindi detti anargiri, che in greco vuol dire “senza denaro”) sia giunto a Caprara, amena località posta tra le colline dello spartiacque tra le valli del Tavo e della Pescara, in tenimento di Spoltore (PE), già in epoca tardo antica, quando nella località insisteva una villa romana, che nei secoli successivi si sviluppò nell’abitato di Roiano, dapprima castello di Roiano, poi casale di Roiano, a testimoniare probabilmente un tentativo di incastellamento fallito.

Com’è e come non è, nelle Rationes Decimarum del 1300 compare una chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano, edificata nei pressi dell’attuale cimitero del paese, in località, appunto, San Cosimo.

Tra il 1400 e il 1500 il territorio di Roiano venne progressivamente abbandonato e fu ripopolato con famiglie di provenienza epirota (greco-albanese), così come avvenne nello stesso periodo, ad esempio, per le terre poste tra Chieti e Francavilla, soprattutto dopo che buona parte delle colline comprese tra Montesilvano e Spoltore passarono in feudo a un nipote di Giorgio Castriota Skanderbeg, Ferdinando (fratello di Maria, che invece si imparentò con i Leognani di Penne e Civitaquana).

Quelle genti erano portate all’allevamento di capre e il toponimo dell’antica Roiano mutò in Caprara, che, contrariamente a quanto possa pensarsi, è motivo di vanto e orgoglio identitario. Si narra, infatti, che l’eroe delle genti albanesi Giorgio Castriota Skanderbeg, del quale abbiamo una scultura nella piazza principale di Villa Badessa di Rosciano (ultimo insediamento arbereshe in Abruzzo in ordine di tempo), ottenne una delle più clamorose vittorie contro l’esercito ottomano grazie ad uno stratagemma geniale utilizzando proprio le capre.

Si dice e si racconta che le forze albanesi erano in numero ridotto rispetto all’armata turca e solo il calare della notte sospese una battaglia ormai già persa. Ma ecco che lo Skanderbeg ordinò di accendere fiaccole ardenti sulle corna di un grosso gregge di capre e di spingere gli animali verso l’accampamento nemico. I turchi si ritrovarono contro questa massa di fiaccole che avanzava velocemente e scambiarono ogni fiaccola per un soldato albanese; tale fu la sorpresa e la confusione che altrettanto velocemente si misero in fuga, lasciando lo Skanderbeg vittorioso e senza perdite (si spera che abbia provveduto a far spegnere le torce sulle corna di quegli animali). A ricordo dell’impresa, lo Skanderbeg venne sempre raffigurato con un elmo a forma di testa di capra.

Per tornare alla nostra Caprara, i nuovi arrivati mantennero la devozione per i Santi Medici, ma la chiesa, ormai cadente, fu ricostruita nell’odierno sito nel centro del paesello nell’anno 1722, come attesta una iscrizione sul portale.

Lo stile del sacro edificio è neoclassico, con facciata scandita da lesene doriche e timpano di chiusura. La torre campanaria dalla copertura alla napoletana interrompe la simmetria della fiancata settentrionale. L’interno è ad aula con un piccolo abside semicircolare caratterizzato da ampie vetrate istoriate.

Parolmente

Tienilo a Mente
ll Blog Parolmente.it, si propone di promuovere il territorio, attraverso la diffusione di notizie a carattere turistico, ambientale sociale, politico (apartitico) e culturale.
Contatti
info@parolmente.it
Donazioni
Copyright © 2024 Parolmente.it All Rights Reserved
Instagram
magnifiercrossmenu