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LA CAPPELLA PALATINA A TAGLIACOZZO (AQ)

ANTONIO MEZZANOTTE.

La Cappella Palatina a Tagliacozzo (AQ) è uno di quei luoghi che ogni abruzzese (e non solo) dovrebbe conoscere. Non se ne può fare a meno. Non parlo di chissà quale grande monumento. Nossignore, si tratta, come si dice nei nostri paesi, di una "stanza di casa". Ma che stanza! È collocata nel Palazzo Ducale, sulla sommità del paese, del quale costituiva la cappella privata, ossia il luogo deputato alle funzioni religiose a uso esclusivo dei feudatari Orsini (probabilmente fu commissionata dal conte Roberto Orsini - celebre condottiero nonché zio materno di Clarice, la moglie di Lorenzo de Medici detto il Magnifico - verso il 1464-66. Per inciso e a prevenzione di domande: fino al 1504 questa cittadina fu sede di Contea, poi di Ducato, quando arrivarono i Colonna - ecco perché diciamo palazzo ducale - diventando la capitale di un vasto stato feudale che comprendeva anche la terra di Manoppello, nel pescarese).

Ebbene, le pareti di questo piccolo ambiente sono completamente affrescate da pregevoli pitture, un tempo attribuite ad Andrea Delitio (originario della zona, ossia di Lecce dei Marsi), mentre oggi se ne fa risalire la paternità a Lorenzo da Viterbo, uno dei massimi artisti laziali del 1400, che all'epoca aveva appena vent'anni di età.

La Cappella presenta, su uno zoccolo decorato a girali di foglie e fiorami, l’Annunciazione sulla parete d’ingresso, la Natività a destra, l’Adorazione dei Magi e San Giovanni Battista a sinistra, le figure di Profeti sulla parete di fronte. Un Cristo redentore e benedicente è raffigurato nel sottoporta. L'affresco della Crocifissione è stato asportato nel 1979 per preservarlo dal degrado e collocato su supporto di vetroresina nel Museo del Castello di Celano. Finte colonne dipinte nei quattro angoli creano un ordito architettonico razionale e classicheggiante; le singole scene sono inoltre incorniciate da una bordura rossa, che, insieme con i tralci dello zoccolo e con i motivi fitomorfi stilizzati della trabeazione, producono un impaginato assimilabile a quello di un codice miniato.

Posso dire che è un insieme di notevole espressività artistica e devozionale? Ebbene sì, lo è! La visione di questi affreschi dal vivo è una esperienza che lascia il segno. I motivi fiorentineggianti sono molteplici: dai riccioli scomposti del Battista e dell'Arcangelo Gabriele, alle vesti sontuose dell'Adorazione (con il Bambino sul quale è disegnato un ciondolo a forma di corallo rosso, simbolo della Passione, che a me richiama quello, analogo, sul Bambino delitiesco nella chiesetta di San Nicola a Rosciano -PE), alla disposizione di taluni personaggi che mi suggerisce un richiamo alla Natività del Beato Angelico nel convento di San Marco a Firenze, o ancora allo stile di Piero della Francesca (maestro dell'autore, se è il viterbese) o allo stesso Brunelleschi per quanto riguarda le finte architetture.

Questo gioiellino, come accennavo sopra, si trova nel Palazzo Ducale di Tagliacozzo, che è in fase di restauro. In buona sostanza, si è avuta la brillante idea di rendere subito visitabile alcune porzioni del complesso (come le scuderie, destinate a eventi culturali) passando con attenzione nel bel mezzo del cantiere. Una scelta intelligente e lungimirante, nell'attesa che l'intera struttura di oltre 4000 mq sia riconsegnata alla comunità (con la speranza che il dipinto della Crocifissione sia ricollocato nella Cappella).

La chiesa dei Santi Cosma e Damiano è lì a due passi, con il convento delle Benedettine, il Teatro comunale, e più in basso il complesso francescano con la chiesa che conserva le reliquie di fra Tommaso da Celano, il primo biografo di s. Francesco, e ancora più giù, entrando nel centro storico dalla Porta dei Marsi, la caratteristica Piazza dell'Obelisco, che tanto mi ricorda una celebre piazza romana (con la fontana del 1823 posta sul luogo ove esisteva il Pilozzo, cioè il sedile in pietra su cui venivano fatti sedere a calzoni calati ed esposti alla pubblica gogna i debitori insolventi - altro che composizione della crisi da sovraindebitamento, all'epoca non si andava per il sottile), e la lunga Via dei Mulini, che costeggia il fiume Imele, con i balconi profumati di gerani e scorci deliziosi su un impianto urbanistico ed edilizio di chiaro stampo medievale, scampato al terremoto del 1915 e, pertanto, oggi ancora più prezioso.

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