L' ambone di Santa Maria del Lago a Moscufo (Pe)

di Antonio MEZZANOTTE.

Un tempo le sculture erano anche colorate, potevano essere dipinte, sia nell'arte greco-romana, sia in quella medioevale. Noi oggi non ce ne avvediamo, in quanto nella maggior parte dei casi i colori sono svaniti col passare dei secoli (mi rendo conto di scrivere ovvietà, ma per me che la storia dell'arte l'ho studiata 30 anni fa è stata una scoperta recente che desta ancora meraviglia). Tra i rari esempi giunti sino a noi possiamo annoverare il grande ambone policromo di Santa Maria del Lago a Moscufo. La chiesa risale al Dodicesimo secolo e di lago non ve n'è traccia (infatti il riferimento è al "Lucus", che in latino significa bosco, storpiato in lacus-lago), se non un'allegoria nel fonte battesimale in pietra collocato all'esterno, che tanto richiama quello del San Lorenzo dell'Oliveto a Rosciano (che però risale al IX sec.). All'interno possono essere ammirati anche una Madonna col Bambino attribuita ad Andrea De Litio e, sull'abside, un Giudizio Universale duecentesco. L'ambone è datato 1159 (o, meglio, 1159 indizione II - tralascio in questa sede di accennare al calcolo delle indizioni) e firmato da maestro Nicodemo, lo stesso scultore degli amboni di Rosciolo dei Marsi (1150) e di Cugnoli (1166), il committente Rainaldo, indicato come prelato (mentre sull'ambone di Cugnoli lo stesso personaggio ha il titolo di abate - potrebbe trattarsi, come sostengono alcuni, di Rainaldo da Collemezzo, abate di Montecassino dal 1137 al 1166, ma sul punto io avrei qualche dubbio, ritenendo più verosimile un qualche collegamento al monastero di San Pietro in Cugnoli). Siamo di fronte ad un bellissimo esempio di scultura romanica, arricchita dalle storie bibliche (Davide che affronta l'orso ed il leone, Giona inghiottito dal pesce, Giona rigettato dal pesce), dal San Giorgio che trafigge il drago, da altri Santi, da figure allegoriche e da animali fantastici. Una particolare annotazione meritano le colonnine angolari con figure nude scolpite in atteggiamento pensieroso o mentre si arrampicano verso l'alto: tutto ciò, unitamente alle sfumature dei colori, crea un insolito, vivace dinamismo dell'intero gruppo scultoreo. Sull'insieme risaltano i simboli dei quattro Evangelisti che sorreggono i lettorini (l'uomo alato o angelo di Matteo, il leone di Marco, il toro alato di Luca e l'aquila di Giovanni, che secondo la lezione di San Girolamo alludono alle quattro fasi della vita di Cristo, nato uomo, morto come vitello sacrificale, risorto come un leone ed asceso al cielo come un'aquila). L'arco trilobato alla base dell'opera richiama l'arte araba (nonché l'ambone di Rosciolo), mentre le decorazioni geometriche e gli stessi capitelli delle colonne che lo sostengono richiamano in qualche modo alcuni motivi decorativi della c.d. Langobardia minore, in quello stile normanno che è la sintesi delle diverse culture caratterizzanti la compagine del Regno di Sicilia (che da poco aveva inglobato le terre abruzzesi) all'epoca crocevia dei popoli mediterranei. Il tutto, però, è rivisitato dall'indubbia abilità e fantasia di Nicodemo. Questi motivi scultorei (tranne l'arco trilobato) saranno ripresi, in maniera più stilizzata, nell'ambone di Santo Stefano a Cugnoli, all'interno di un itinerario artistico, storico e teofanico che pone a buon diritto questa chiesa di Moscufo come un prezioso luogo dello spirito tra le colline dell'Abruzzo vestino. (la foto dell'ambone che allego è precedente agli interventi di messa in sicurezza a mezzo di tubolari - presenti almeno fino alla mia ultima visita nello scorso autunno - , che, seppur necessari, ne alterano inevitabilmente la veduta d'insieme, e l'ho presa dal sito www.tripsinitaly.it)
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