Il toponimo Planella  registrato per la prima volta nel Chronicon  Casauriense della Bibliotèque Nationale de Paris, anno 1006

VITTORIO MORELLI.

Ven 18 marzo, 2022 / Cultura /

I Chronicon abruzzesi, risalenti ai secoli XI-XIII secolo, anche se riportano documenti, privilegi reali ed imperiali che vanno dal secolo VIII al XIII, ritenuti apocrifi, restano comunque una ricchissima fonte di informazioni.

Premesso che molti storici sono dell’avviso della non autenticità documentale dei Chronicon, ci meraviglia il fatto che alcuni “storici” dell’ultima ora si siano allineati su questa demarcazione, senza dimostrare il contrario.

Vogliono applicare tale teoria anche sulle storiografie prettamente locali, che risentono molto della frammentarietà delle fonti e della loro manipolazione ab origine et ab antiquo e tuttora in atto per le interpretazioni.

Se questi Monumenti testuali non fossero importanti, ma solo apocrifi, allora non verrebbe giustificata la sponsorizzazione da parte di storici affermati a livello nazionale ed internazionale, di enti ed associazioni di storia patria, che hanno provveduto alla stampa e all’edizione critica di detti Monumenti.

Pianella, ovvero Planella, inglobata nel 967, nel Ducato Spoletino e di Camerino, viene registrata nel Chronicon Casauriense  a proposito di documenti e privilegi, trascritti dal monaco Giovanni Berardi, documenti della regina Ermengarda, moglie di Carlo Magno, figlia del Re Desiderio della stirpe reale longobarda, che riguardano il Tenimento di S. Desiderio di circa 330 ha di terreno tra il fiume Tavo e il fosso Rio, dove sorgevano mulini ad acqua e gualchiere.

Nell’anno 1006, foglio 171r., viene citato per la prima volta dal Chronicon Casauriense il toponimo  Planella [...] intra fines flumine Tabe (Nora et Piscaria)[...]con la metà dell’acqua sua[…]1.

Il toponimo Planella o Plenilia, Planulìa era diffuso anche in altre località della penisola e probabilmente deriva dalla conformazione del terreno antropizzato o dalla natura geologica stessa, planus, pianoro situato sui terrazzi del Tavo-Rio, della Nora e del fiume Pescara; certo non deriva da planellarius, perché nell’anno Mille  Pianella era ancora ubicata nell’area terrazzata e con pochissimi abitanti, che non giustificavano affatto la nascita del toponimo derivante da una attività prevalente, che non è mai esistita.

Nulla ha a che fare con le regine Giovanne, la pianella posta sotto la Torre civica è solo un pretesto giustificativo della nomea nobiliare.

Il Castellum o Castrum Planellae attirerà dentro di sè, in caso di pericolo, due-trecento campagnoli; il resto si fermava in capanne e rifugi attorno alle mura.

Il Tenimento di S. Desiderio, probabilmente dell’ex Demanio romano, passa senza colpo ferire alla Chiesa, cioè all’ordine benedettino, che poi viene rivenduto o ceduto in enfiteusi a privati.

Il suddetto Tenimento con le contrade di Breliano (Prigliano) e Linari  (boscaglia, legna, pendio che guarda Loreto) torna ai Benedettini, i quali con la Chiesa di S. Desiderio, riscuotevano le decime dai coloni, chiamati a dissodare il terreno.

S. Desiderio è conosciuta perché include la Contrada degli Uomini Morti e di cui abbiamo scritto diverse volte per l’abbondanza di reperti archeologici rinvenuti nel territorio.

Nel foglio 135 r., viene riportato il Tenimento di S. Desiderio de Valle Loretana (f.141 r.), il cui atto di vendita porta l’anno 969; la contrada ricade nelle vicinanze della Vallata del Tavo e quindi a ridosso dei terreni di S. Maria in Piano e del Castello di Loreto 2.

Infine i diritti enfiteutici, da Casauria e S. Liberatore a Maiella, passano nel 1850 alla Diocesi di Diano a Teggiano ed ultimamente alla famiglia Palumbo di Bolognano, la quale riscuoteva le decime o i diritti enfiteutici in grano, raccolto da di Leonardo Vincenzo (la Ranucchje) fino agli anni ‘60-’70.

Tornando ai “documenti” del Chronicon Casauriense, estrapoliamo interessanti informazioni sia per la consistenza del terreno in tomoli, sia per i manufatti esistenti in loco, case, mulini, sia       il costo della transazione in once d’oro, in bulle ed in natura, una vacca.

Viene chiamata in causa la regina Ermengarda, moglie ripudiata da Carlo Magno, per cui i presunti diritti di possesso vengono avallati per tacito consenso sia dai Franchi, ormai quasi tutti ritiratisi in Francia per la guerra contro gli Arabi, e sia dai Longobardi, dimoranti, del Ducato di Spoleto e di Benevento, che hanno esercitato il potere e conservato i diritti possessoriali anche dopo il XIII secolo.

Il Chronicon Casauriense venne donato nel 1494 al re Carlo VIII durante la sua  discesa nell’Italia Meridionale, e si trova depositato nella Bibliotèque Nationale de Paris e riprodotto in copia 1 a 1 dalla Deputazione Abruzzese di Storia Patria de L’Aquila; analogamente è avvenuto per i Chronicon Farfense e Volturnense e per la Cronaca di S. Bartolomeo di Carpineto della Nora; il Martirologio di S. Bartolomeo del secolo XI, scritto in caratteri longobardi (beneventani), si trova depositato a New York.

Sta agli storici sciogliere i dubbi documentali.

PRIMA PARS, folio 22 recto,

Ego Wido solidos duos et Ego Manefredo De Breliano 7 Arrari ultra flumen Nora. Carlenos X et solidum unum Jrmengarda (filia Desiderii Regis Langobardorum et mulier Karoli Magni) quod alteri franco summa voluntate 7 (et) remedio […] quod habeo in casalia Breliano […] vocabulo Tegulari 7 (et) Arrari de casalis, pascuum, ripas.

Il termine tegulari altrove detto matonem, del latino medievale, presuppone la presenza di una fornace per mattoni e tegole, mentre le cave di pozzolana si trovavano nei paraggi, in contrada Garofalo.

I beni venivano pagati con mancusi d’argento, bulle, bisanti, buoi e vacche.

DE BRELIANO (Prigliano), foglio 77.

Nel foglio 89 recto: Heribaldo Ludovici demandavit ipsam curtem de S.cto Desiderio de Pinne cum ipsa ecclesia S.cti Desiderii ripas funes de ipsis capannis et curtem de Linari (corte di Linari); Heribaldo, conte di palazzo, per comando di Ludovico II, alla presenza di alcuni vassalli, dominici e gastaldi, nonché boni homines, investe […] sicut in lege Langobardorum3, vende a titolo “oneroso”il tenimento di S. Desiderio con case (casupole di terra e paglia), terre, vigne, campi, selve, saliceti, pometi, oliveti, ficarii, pescagioni (piscationis) delle acque, corsi d’acqua, mulini, canneti, terre colte ed incolte, mobili e immobili, servi, ancelle, cartulario, aldiones (nel diritto feudale, gli uomini semiliberi di campagna non addetti al servizio militare), livellari (diritti enfiteutici).

Nelle donazioni era previsto Il launegild (nel diritto longobardo non era previsto il dono a titolo gratuito, ma in cambio la consegna al donatario di un piccolo dono per il suo assolvimento in soldi d’argento).

ANNO 874, COLONNA 805

Heribaldo Sacri Palatii Comite, domni Ludovici Imperatoris, per ipsius jussionem, & per ipsius domni Ludovici demandatum, ipsam curtem de Sancto Desiderio de Pinne cum ipsa ecclesia Sancto Desiderio de Pinne per ipsas funes de ipsis Campanis & ipsam curtem de Linari cum pertinentia sua […] Casale Sancti Desiderii, Cellum Monachum & Matonem (sinonimo tegulari) ejus Advocatum feliciter investiente: sicut haec chartula declarat [...]4.

1 Estratto e transunto ex Chronicon B. N. de Paris

2 ibidem

3 ibidem

4Estratto e transunto ex Italia Sacra

Bibliografia

F. Ughelli, Italiae Sacrae, tomus decimus seu Appendix,  sub voce Chronicon Casauriense, Venezia,        1772.

A. L. Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, Tomo II, Chronicon Casauriense, Mediolani, 1723.

A. Ludovico Antinori, in Annali degli Abruzzi, Bologna, 1971.A.

A. Pratesi, Liber Instrumentorum seu Chronicorum Monasterii Casauriensis, L’Aquila, 1982.

G. Pansa, Chronicon Casauriense, Cerchio, 1006.

NOTA: La ricerca è ancora in corso e quindi suscettibile di integrazioni.

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