Il San Vito di Rosciano (Pe)

ANTONIO MEZZANOTTE

Nella chiesa di San Nicola a Rosciano, nel pescarese, sono raffigurati due animali: un maiale nero ed un cane. Il primo è collocato ai piedi dell'affresco di Sant'Antonio Abate, il secondo nel riquadro di San Vito (cliccare sulla foto per vederlo a figura intera). In effetti, che quel giovane, vestito alla moda di corte rinascimentale, dai biondi capelli lunghi fino alla spalla, sia San Vito lo si capisce proprio dalla presenza del cane. La memoria di San Vito ricorre il 15 giugno e sono state avanzate numerose ipotesi sulla presenza simbolica del cane. Probabilmente, essa allude non solo alla protezione del Santo dal morso degli animali, ma soprattutto, riannodandosi ad un'origine cultuale pre-cristiana, anche ad una sorta di supervisione attribuitagli sull'estate che sta per entrare, simboleggiata dal sorgere della stella Sirio, nella costellazione del Cane Maggiore, poco prima dell'alba. In un momento cruciale per la vita del mondo rurale come l'approssimarsi del "tempo forte" della mietitura, San Vito stava a proteggere il raccolto dalle follie dell'estate (a proposito, all'epoca di realizzazione dell'affresco Santa Eurosia, protettrice contro la grandine e attuale patrona del paese, era ancora sconosciuta a Rosciano), tenendo appunto a bada il cane che rappresenta questa stagione (a ben vedere anche la "canicola", il forte caldo estivo - associato sempre alla stella Sirio ed al periodo in cui essa si leva con il sole - può dare alla testa e nuocere alle coltivazioni). Non è un caso, pertanto, che il Santo è invocato anche per la protezione contro la corea (il cosiddetto "ballo di San Vito"), una sorte di encefalite che provoca scatti repentini e scoordinati dei muscoli e che prende soprattutto i giovani, la letargia e l'epilessia. San Vito guardiano dell'estate, dunque, che è introdotta dalla festa solstiziale del San Giovanni Battista il 24, tra qualche giorno, e San Giovanni Battista (che, per altro, ha perso la testa) è stato il primo santo patrono di Rosciano di cui si abbia memoria certa. Ampio ed articolato sarebbe il discorrere (come, ad esempio, sulle influenze cistercensi lungo le località toccate dal Tratturo nei monasteri e chiese dedicate a San Vito - es. a Forca di Penne, a San Salvo, ecc.), ma talvolta dimentico che questo è pur sempre un semplice post domenicale su facebook; in ogni caso vi sono motivi più che sufficienti perché San Vito sia stato raffigurato nel Pantheon del mondo medievale e rurale roscianese, come uno dei principali Santi Ausiliatori. Ma chi era Vito?Un ragazzino siciliano di Mazara del Vallo, orfano di madre e con un padre ancora pagano, che fu martirizzato a 13 anni sotto l'impero di Diocleziano nel 303 d.C., insieme a Modesto (suo precettore) e Crescenza (la nutrice). L'agiografia vuole che venne denunciato dal padre perché già compiva molti miracoli e guarigioni (pare che avesse risuscitato un bambino sbranato dai cani, da qui il primo legame con questo animale), fu arrestato con gli altri due, imprigionato perché abiurasse la fede cristiana, dato in pasto ai leoni del circo, che però divennero bestie mansuete, immerso nella pece bollente, uscendone illeso, infine torturato. Morì per le sofferenze subite e trasportato dagli angeli con gli altri due compagni presso il fiume Sele. Un martire della fede, quindi, Santo guaritore delle malattie neurologiche e protettore dalle insidie dell'estate, venerato nella Rosciano del Millequattrocento ed il suo affresco, realizzato da uno dei tre allievi di maestro Andrea De Litio attivi a San Nicola intorno alla fine del XV secolo, molto danneggiato nel 1656 quando venne imbiancato con calce, restaurato per quanto possibile nel 2006, costituisce un unicum tra i beni artistici del patrimonio culturale roscianese, della Val Pescara e dell'area vestina, da conoscere, conservare e valorizzare.
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