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IL RACCONTO DEL CATASTO DI ROSCIANO

22 Ottobre 2023

ANTONIO MEZZANOTTE.

Questa che vedete in foto è la prima pagina del libro catastale di Rosciano (PE) chiuso il 24 febbraio 1712. Bella vero? È la meglio conservata dei sei catasti che coprono il periodo che va dal 1637 al 1811. Bella e soprattutto interessante! Essa ci offre una miniera di notizie:

1) il catasto fu scritto da Lorenzo (padre) e Rocco (figlio) Natale, pubblici agrimensori di Rovere, che oggi è una frazione di Rocca di Mezzo (AQ), gente precisa e preparata (Rovere fu patria di valenti tecnici, come i Natale e i Michele, agrimensori e regi compassatori nelle reintegre tratturali); Lorenzo e Rocco avevano realizzato anche il catasto di Vicoli (PE) del 1686, mentre Gianbattista Natale firmava il catasto di Rosciano del 1677;

2) sul catasto vi è scritto che all'epoca era re di Napoli e di Spagna Carlo III (autoproclamatosi tale), non il Borbone, che doveva ancora nascere, ma l'Asburgo d'Austria, che da qualche mese era stato eletto imperatore del Sacro Romano Impero come Carlo VI. Però ci stava pure Filippo V, nipote di Luigi XIV di Francia, che per testamento era stato "nominato" re dall'ultimo Asburgo di Spagna e si preparava a reclamare il trono. Mai sentito parlare di guerra di successione spagnola? A scuola in genere le guerre di successione del 1700 non si studiano, ma poi, ecco qua, proprio a Rosciano vi è una rara testimonianza di quel guazzabuglio internazionale le cui conseguenze, sebbene a distanza di secoli, sono ancora attuali (una per tutte: Gibilterra diventa inglese proprio durante quel conflitto);

3) altro personaggio di cui si parla è Marco Garofalo: chi era costui? Duca di Giungano e Marchese di Rocca Cilento, presidente della Regia Camera della Sommaria (la Corte dei Conti dell'epoca), nel 1690 fu inviato dal governo vicereale a Bari per assumere provvedimenti volti ad arginare una pestilenza, nel 1703 fu nominato Commissario per la ricostruzione a L'Aquila dopo il terremoto della Candelora, insomma un tecnico, esponente dell'alta magistratura del Regno: era barone di Rosciano dall'anno 1700, trovò un accordo stragiudiziale col principe Carmine Nicola Caracciolo di Santobono per la causa di rivendica di questo feudo azionata dal padre Marino V e fu tra coloro che investì denari a Rosciano per coltivare la vite, contribuendo alla rinascita del paese dopo la grande crisi del 1600;

4) chi ha deciso la formazione del catasto? Il Comune (che veniva detto Università), o meglio il Pubblico Consiglio (vale a dire il Consiglio Comunale, da non confondersi con il Parlamento Generale, che era l'assemblea dei capifamiglia - un bell'esempio di democrazia diretta), su proposta del Camerlengo di Rosciano (il sindaco) Giovanni Battista Di Tullo, coadiuvato dagli "officiali" massari e deputati (cariche elettive paragonabili grosso modo agli assessori), mentre "canniatori", cioè tecnici ausiliari degli agrimensori e addetti alle misurazioni con gli strumenti del tempo (le canne, tagliate di lunghezza prestabilita), erano Bartolomeo Taraschella di Rosciano e Carl'Antonio Bartolomucci di Calascio;

5) che cosa stava facendo tutta questa bella gente a Rosciano? Semplice: accatastava, metteva a catasto, insomma elencava i possedimenti di ogni residente e forestiero (terre, chiuse, pascoli, vigne, case, querceti, uliveti, frutteti, gelseti ecc.), dava a essi una misura e una stima del valore (apprezzo, come si diceva, cioè estimo) ai fini della rendita da tassare. È un catasto descrittivo, senza mappe;

6) come facevano? Lo scrivono i due Natale proprio su questa pagina: la sera precedente al giorno stabilito il banditore comunale passava per il paese e grosso modo diceva: "annunciazione annunciazione, dumane a matine si passa a misurare per la contrada tale o tal'altra, se vi interessa fatevi trovare sul posto, così se tenete qualche cosa da dire la dite subito". E se abitavi altrove? Niente paura, il Comune ti mandava un messo. E aggiungono i catastari: così il ricco viene trattato come il povero "acciocché niuno possa allegare causa di ignoranza o di discrepanza" (ossia, siete stati avvisati tutti, poi non vi lamentate se ci sono errori);

7) sapete come finisce questo foglio? Sono sempre gli agrimensori a concludere nelle due righe del retro: in buona sostanza, noi per fare questo lavoro ci mettiamo tutta la buona volontà, però in ogni caso ci affidiamo a San Nicola, avvocato e protettore della terra di Rosciano!

E questo è solo l'inizio. Poi nelle pagine seguenti si entra nel vivo con l'apprezzo, l'indicazione delle varie forme del possesso, le compravendite, le donazioni, le trascrizioni (in quanto il libro catastale assolveva alle funzioni di pubblico registro immobiliare nel periodo di efficacia, a Rosciano circa un trentennio per ogni catasto fino all'Onciario), la toponomastica, le unità di misure agrarie e monetarie, la descrizione di una società dinamica e vivace, nella quale sta emergendo un nuovo ceto egemone, borghese, che poco alla volta si sostituirà a quello feudale, e ancora gli usi civici, le enfiteusi, le eredità, le doti matrimoniali, i rapporti con altri paesi (chi parla di un Abruzzo passato chiuso e isolato davvero ha capito ben poco), le liti (e i pignoramenti dei privati e del Regio Fisco - vale a dire l'Erario - le occupazioni senza titolo da sanare, le azioni revocatorie, le contestazioni delle eredità - altro che mediazione e metodi alternativi di risoluzione delle controversie, qui si faceva causa e basta, da "tempe tempurie", come precisava zi Carlucce d'Erneste😅), la scafa sul fiume, la "terra de là dalla Pescara", cioè la piana di Manoppello Scalo dalla Taverna dell'Alba alla Brecciarola, più o meno dove sta l'interporto, che all'epoca era terra roscianese e tanto, davvero tanto altro ancora....

Ci si potrebbe scrivere un altro libro! Ah, già, è vero, pare che sia stato fatto...

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