Il monumento equestre Camponeschi a L'Aquila

Antonio Mezzanotte / Dom 01 maggio 2022 /

All’interno della basilica di San Giuseppe Artigiano, a L’Aquila, a due passi dal Duomo, è conservata una delle più preziose opere d’arte dell’Abruzzo, ossia il monumento equestre Camponeschi.
Realizzato nel 1432 ed attribuito da molti allo scultore Gualtiero di Alemagna (come viene ricordato il tedesco Walter Monich, lo stesso che ha realizzato e "firmato" il monumento sepolcrale a Restaino Caldora nella Badia Morronese a Sulmona), si tratta di un mausoleo composto da un’arca sorretta da colonnine tortili che poggiano su due leoni. Essa è sovrastata da un’edicola cuspidata ad arco ogivale, che racchiude la statua equestre di Ludovico Camponeschi in abito militare e quella di un nipote, giacente fra due angeli con un cagnolino accucciato vicino ai piedi del giovane.
Nella lastra frontale sono rappresentati gli Apostoli e la scena dell’Incoronazione di Maria, mentre in basso, al centro, lo stemma delle famiglie Camponeschi e Gaglioffi ed una iscrizione funeraria in latino e in volgare con il nome dei committenti (Battista Camponeschi e Chiara Gaglioffi, genitori del giovane raffigurato) e dei personaggi ai quali il monumento è dedicato, rispettivamente figlio e nipote di Lalle II Camponeschi.

Questo capolavoro è rilevante per vari motivi: sia perché celebra il potere raggiunto dai Camponeschi, una famiglia che dominò L’Aquila tra XIV e XV sec., probabilmente originaria di San Vittorino (a cui la chiesa inizialmente era dedicata, poi detta San Biagio d'Amiterno) e che si era appena distinta nella resistenza della città all'assedio di Braccio da Montone del 1423/1424, sia perché in tutta l’Italia centro – meridionale del tempo non risultano altri monumenti equestri (con l’esclusione di quello dedicato a Re Ladislao a San Giovanni alla Carbonara, in Napoli, realizzato da maestri fiorentini appena qualche anno prima) e ciò si spiega, forse, con la provenienza dello scultore Gualtiero d’Alemagna dalla fabbrica del Duomo di Milano, alla quale aveva lavorato fino al 1410, ossia da un ambiente, quello delle signorie e dei comuni dell’Italia settentrionale, nei quali troviamo articolati monumenti funebri contenenti statue equestri (mi vengono in mente, ad esempio, le Arche scaligere a Verona oppure anche il monumento a Bernabò Visconti nel castello sforzesco a Milano).

Per altro, vi è da aggiungere che questo monumento equestre ad uso sepolcrale è uno degli ultimi ad essere stato realizzato, poiché già a partire da una quindicina di anni più tardi si iniziò a concepire la statua equestre come celebrazione delle virtù eroiche e militari del soggetto rappresentato, non necessariamente abbinata ad un uso funerario e collocata in uno spazio aperto (es. la statua in bronzo del Gattamelata, opera di Donatello nella Piazza del Santo a Padova, risalente agli anni quaranta del sec. XV).

Tutto quanto suesposto al fine di ricordare per un verso la straordinarietà del contesto sociale e culturale aquilano tra medioevo e rinascimento, per altro verso la necessità per noi abruzzesi di approfondire la conoscenza del nostro patrimonio storico e artistico.

(P.S.: post lunghetto e pieno di notizie, complimenti a chi lo leggerà fino alla fine, con la speranza di aver suscitato qualche interesse sull'opera per andarla a vedere dal vivo).

Foto : da internet

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