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Il Generale Barone Ernesto De Sanctis L'ultimo comandante dei corazzieri del Re

REMO DI LEONARDO.

Nel corso della sua storia, Pianella è stata città natale e dimora di molti personaggi illustri che hanno influenzato ed impreziosito non solo la storia della comunità, ma che hanno avuto un ruolo importante per lo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio.

Spesso per carenza di fonti scritte non è possibile tracciare un profilo biografico di molti nostri concittadini.

Lo scopo della presente ricerca è quello di riscoprire una antica famiglia presente a Pianella ed in particolare studiare la figura del Generale Barone Ernesto de Sanctis, già ricordata il 28 ottobre 2005 dalla Società Operaia e dal Comune di Pianella con il conferimento di una medaglia d'Oro alla memoria e con il concerto della Fanfara dei Carabinieri di Roma, diretta dal M° Danilo Di Silvestro.

Alcune notizie sulla famiglia

   Il patronimico De (de) Sanctis è molto diffuso nel Lazio, in Abruzzo, Campania e Molise (Guglionesi).

Andrea de Sanctis è presente a Pianella come Regio Tesoriere d’Abruzzo dal 1423 al 1445.

Nel catasto onciario del 1746 è presente il magnifico Venceslao de Sanctis di anni 40 che abitava in casa propria, insieme alla moglie Camilla Mancini di anni 50, ai nipoti Girolamo, ex frate (d’anni 19), Pasquale (d’anni 17), Donato (d’anni 15), Vincenzo (d’anni 12), Rosa Maria (d’anni 14), Dorotea (d’anni 9), presso il Casaleno, (lu Casarene, toponimo dialettale che comprende piazza Piave e Via Fiume, nel centro storico del paese).

Lo studioso Alterisio Lizza (1772-1860) nel manoscritto “Memorie Istoriche della Città di Pianella” del 1834, trascritto dallo storico Vittorio Morelli nel 2008, segnalava il cognome de Sanctis tra le famiglie presenti a Pianella, annotando, inoltre, che si trattasse di una famiglia famosa e possidente, che aveva dato canonici e nella persona di D. Girolamo, un rinomato tenore, trattasi verosimilmente del nipote del magnifico Venceslao. 

Diversi cittadini pianellesi figurarono nell'elenco dei Rei di Stato del 1801 nella provincia teramana: Alessandro de Sanctis “esercitò con entusiasmo la carica di Municipalista, non fu mai carcerato. Fu proposto a S.M. per indultabile” come riportato nel volume di Vittorio Morelli dal titolo: La microstoria militare e sociale pianellese.

Nel libro “Il Fiume ed il lavoro, antichi opifici idraulici tra il Pescara ed il Tavo” lo storico Vittorio Morelli riporta quanto segue: “Si decide la costruzione dei molini a grano accosto il fosso Rivo pagabile nel dicembre di ciascun anno netto di ritenuta Ducati 8.00.  Da  Odoardo de Sanctis quale erede di Donato si riceve l’annuo canone di 8.00 ducati per le annate sotto descritte: anno 1832,1833-1837,1838 al 1842,1843 - 1847 Idem, 1848-1852,1853-1857 Idem, 1858-1862,1863.”

Di seguito aggiunge “In una richiesta a firma di Gustavo Adolfo De Sanctis del 21 ottobre 1898 ed in una nota manoscritta s.d, così si parla dei mulini: Verso il 1819 Donato De Santis ottenne dall’amministrazione come lo ottenne la servitù di acquedotto in c/a Garofalo o Fosso Rivo, attraversante la strada come ottenne pure nello stesso anno 1819 del 24 Dicembre un appezzamento di terreno pel quale accettò il pagamento di un canone di £ 34.00; attalchè il proprietario del tempo Odoardo de Sanctis fu costretto di costruirne sopra fondo proprio, altri due che sono tuttavia in servizio. L’erede, l’ingegnere Giulio de Sanctis, sempre nel 1898, invia una nota al Consiglio Comunale di Pianella: per conto proprio e di altri eredi iniziò le opportune trattative […]”.

   Sempre dallo studio di Vittorio Morelli abbiamo conoscenza che i mulinetti fossero due. Gli stessi mulini furono concessi in locazione alla famiglia di mugnai dei fratelli Falcone. Da ultimo gli stessi passarono a Gustavo de Sanctis e successivamente demoliti (vedasi V. Morelli, Il fiume ed il lavoro, 2016).

   In un Decreto appartenente alla Collezione delle leggi e dei decreti reali del Regno delle Due Sicilie del 1856, il nome di Odoardo de Sanctis, (n. 1815- m. ante 1880), risultava tra gli individui del Comune di Pianella promotori del ripristino del convento dei PP. Domenicani.

Da recenti studi genealogici sulle antiche famiglie pianellesi di Alessandro Morelli (2018, in preparation),  Odoardo de Sanctis (nato a Pianella il 25 ottobre 1815), fu impegnato in una importante controversia con Felicissimo ed Ignazio Verrotti, domiciliati a Pianella, nel corso del XIX secolo (1848) e possiamo tracciare un primo quadro sullo stato della famiglia suddetta e sulla presenza dei de Sanctis a Pianella tra il Settecento e gli inizi del Novecento partendo dai capifamiglia Venceslao, Donato ed Odoardo de Sanctis. Una famiglia legata alla proprietà terriera che seppe rendersi parte attiva nell'ottica di una economia rurale. Importanti furono le coltivazioni di grano in contrada Garofalo.  Vantò personalità nel mondo militare, delle professioni, del commercio. Alcuni membri della famiglia ricoprirono anche cariche pubbliche e religiose.

Vincenzo de Sanctis nel 1775 risulta canonico nella Collegiata di S. Antonio, successivamente nel 1776 passò alla collegiata di S. Donato in San Valentino.

 Inoltre ricordiamo il sindaco Ettore de Sanctis, nato il 17 Ottobre del 1850, fu ufficiale di complemento, morì il 27 Settembre 1931, tra i promotori nel 1890 della difesa della Pretura a Pianella con un manifesto pubblico sottoscritto da diversi Pianellesi. Ettore de Sanctis si occupò delle questioni inerenti la banda musicale dei Diavoli Rossi nella fase delicata tra il finire dell'Ottocento ed i primi anni del Novecento, dopo l'abbandono del mecenate Gesualdo De Felici (cfr, Alessandro Morelli, La Banda musicale di Pianella, origini successi, prospettive future, 2013)

In contrada denominata Colle degli uomini morti, e propriamente nel fondo dei signori Giulio ed Ettore de Sanctis, furono rinvenuti alcuni muri di età romana, ed un pavimento a calcestruzzo nel 1889.

 Certamente è più agevole indicare un profilo generale della famiglia più che uno sull'origine storica stessa.

   Il ramo in oggetto della famiglia de Sanctis, sempre dallo studio di Alessandro Morelli, proveniva proprio da Spoltore. Infatti il ramo di Pianella discendeva da Sabatino de Sanctis (XVIII sec.) e da Anna Domenica de Cesaris dal quale nacque Donato (n. Spoltore?) che sposò Angela di Martino, fu Giuseppe, di Picciano nel 1833.

 Nel 1819 Donato de Sanctis risulta enfiteuta di un terreno olivato in contrada Fonte Giambattista di proprietà della Cappella del Monte dei Morti alla quale spettavano metri due e mezzo di olio.

Altre famiglie erano presenti a Penne (barone Sigismondo de Sanctis), Ortona, Atri e Cepagatti, Spoltore e l'elenco in oggetto non ha la pretesa di essere esaustivo per ripercorrere la diffusione del cognome in Abruzzo, in quanto trattasi di un primo studio della materia.

Notizie biografiche

   Ernesto de Sanctis nacque a Monselice (Padova) il 26 agosto del 1894, dall'ingegnere Giulio de Sanctis (n. 21/3/1847) e Clorinda Berardi fu Giovanni (m. 15 febbraio 1933). Suo nonno paterno, Odoardo de Sanctis, figlio di Donato, fu sindaco di Pianella nel 1846 e consigliere comunale (1868) e provinciale, sposò donna Rosalia de Horatiis (m.1885) dalla quale ebbe, Gustavo Adolfo Federico de Sanctis (n. il 22 gennaio 1854 – 2 marzo 1932) ,  Angelina Camilla Chiara (n. il 20 ottobre 1855), Alfredo Augusto (n. il 15 marzo 1857),  Concezio Vittorio Luigi Giuseppe (n. 24 giugno 1860), Giulio, Ettore.

Giulio de Sanctis ebbe 8 figli (4 femmine e 4 maschi) Erminia (Mimì), Maria, Rosalia e Virginia, Antonio (Tonino), Edoardo, Ernesto e Giustino.

Il fratello Antonio studiò all'Accademia militare.  De Sanctis Gustavo Adolfo, già sottotenente di fanteria nel 1901, risulta Sostituto Procuratore del Re presso il Tribunale civile e penale di Spoleto, e applicato alla Regia Procura presso il Tribunale di Roma a tutto il 4 febbraio 1918.

Virginia, chiamata affettuosamente donna Pupetta, sposò Coriolano Belloni, personaggio noto a Olevano Romano per essersi per primo occupato della tutela del paesaggio locale. Fin dal suo matrimonio le fu data in dote Maria Di Leonardo che per i fratelli Belloni è stata “una vice mamma o forse più” per sessantadue anni. Assunta Di Gregorio di Pianella fu invece al servizio di Erminia de Sanctis, mentre Giovina Izzicupo presso la famiglia di Antonio (Tonino) de Sanctis.

L’altra sorella, Rosalia de Sanctis, ebbe una figlia Elena, che sposò Ennio Pellicciotti. Dalla coppia nacque Luisa, moglie del prof. Piero Crociani, storico militare e collaboratore degli Uffici Storici.

I nonni materni, furono Giovanni Berardi e Luisa De Georgio, genitori del Gen. Gabriele Berardi, Medaglia d’oro al Valor militare.

Il generale Berardi, suo zio, partecipò alla quinta battaglia dell'Isonzo (1915) che vide come teatro il Monte Nero, conquistato il 16 giugno 1915 dagli alpini del IV corpo d'armata, il Monte Cappuccio ed il Monte San Michele. Per l'eroismo dimostrato al comando del proprio reparto, Berardi fu successivamente insignito della Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria 1.

   Ernesto de Sanctis, da tenente ( con ogni probabilità di Cavalleria) dopo due anni di guerra transita nei Carabinieri nel 1917 ed è destinato al comando della Tenenza "Porta Sempione" a Milano.  A Milano arrivò il 22 luglio 1917.

Promosso Capitano il 1° gennaio 1920 è a Firenze, alla Scuola Allievi Sottufficiali, dall' 11/2/1923 all'8/11/1925 è destinato alla Scuola Centrale CC. RR.

In un concorso ippico, svoltosi a Firenze, il capitano Ernesto De Sanctis, in sella al cavallo, si classifica al terzo posto in una competizione di 46 concorrenti. Nel 1930 è al comando della compagnia CC. di Pinerolo, forse proprio per la sua esperienza in materia di equitazione, dove rimane fino al 27/2/1932 quando passa alla Legione Allievi di Roma. Il 30/6/1933 è maggiore e dal 5 settembre è destinato al comando dello Squadrone Corazzieri, comando che mantiene anche nei gradi di Ten. Col. dal 30/6/1937 e da Colonnello dal 4/9/1943.Ernesto de Sanctis, nel 1938, (a 40 anni in età matura), sposò la N.D.  Emilia (Baby) Bevilacqua di anni 31. Egli prese per l’occasione 40 giorni di licenza recandosi a Porto San Giorgio e a Pianella. Nel 1940 prese due licenze di una settimana a Napoli e a Sorrento.  La coppia non ebbe figli.

   La famiglia de Sanctis tra i vari possedimenti avuti a Pianella, oltre ai terreni,  fu proprietaria dell’omonimo palazzo ubicato in Via Umberto I, (sec. XV-XVIII), una costruzione poderosa con ampio portone di accesso all'androne, con volte ricche di stucchi che immette in un suggestivo cortile con pozzo e con una torretta nel punto più alto. Lo stesso palazzo confina ad Est con l'antica via denominata “Ruellone”.

La famiglia de Sanctis mantenne la proprietà del palazzo fino agli anni Sessanta; lo stesso, ai numeri civici 5 e 7 dell'odierna via Umberto I, aveva la consistenza di piani n. 3 e vani 11 abitati nel corso dei secoli XVIII-XIX e fu abitato fino agli anni '30-40 del Novecento da i vari discendenti.

   Qualcuno ricorda ancora nel paese quando, il giorno del Venerdì Santo, le donne in servizio presso la famiglia de Sanctis vestivano in casa la Madonna che veniva successivamente portata  nella vicina chiesa di S. Domenico, in Piazza Garibaldi, in attesa dell’uscita della processione del Cristo Morto proveniente dalla chiesa di S. Antonio.

Per molti anni, a curare gli interessi della famiglia del Colonnello de Sanctis a Pianella fu Tommaso Campetta detto “Tomassino” e alla sua morte questo compito passò al figlio Erminio2

La vita giovanile e la carriera militare

Abbiamo poche notizie sugli studi giovanili di Ernesto de Sanctis. Infatti, ad oggi, non sappiamo se il de Sanctis frequentò l’Accademia militare, anche se è quasi sicuro, vista la successiva carriera e la data della nomina a sottotenente il 30 maggio 1915.

Sicuramente aveva partecipato alla Grande Guerra, visto che dall’Annuario Militare risultano la medaglia interalleata e quella dell’Unità d’Italia, relative appunto a questa guerra ed una croce di guerra.  Non sappiamo neppure quando fu promosso tenente, né quando passò, presumibilmente, dalla Cavalleria ai Carabinieri. Inoltre, da un documento dell’epoca, risulta far parte del 28° battaglione bersaglieri (Collegio militare Roma).

Sappiamo che il 1/1/1920 fu promosso capitano. Infatti, dall’Annuario Militare del 1923 risulta far parte del battaglione mobilitato dei CC. di Milano e nel 1924 della Scuola Allievi Sottufficiali CC. Nel 1925 fu a disposizione della Legione CC. di Torino, successivamente nel ’27 e nel ’28.

Tornò alla Scuola Allievi Sottufficiali, nel ’29 e il 1 gennaio del 1930 alla Scuola Centrale CC. Trascorsi 10 anni nel grado, fu nominato 1° Capitano. 

Nel 1931 fu a Torino e nel 1932 fu ammesso agli esperimenti per l’avanzamento, riportando un giudizio definitivo di 15/20.

Nel maggio del 1933, alla Legione Allievi CC. di Roma, fu promosso, maggiore e dal 1° ottobre passò al comando dello Squadrone Corazzieri.

Tra il 1935 ed il 1937, tornò in licenza ad agosto a Pianella. Sempre nel 1937 divenne Cav. Uff. dell’Ordine della Corona ed a ottobre fu promosso tenente colonnello. Secondo la prassi con quel grado avrebbe dovuto lasciare il comando dello squadrone, il Comando Generale dell’Arma chiese istruzioni al 1° Aiutante di Campo del Re che rispose: “Nulla osta che resti”.

Sempre nel’40, in occasione della visita del Papa al Quirinale, fu nominato commendatore dell’ordine di S. Gregorio Magno. Nel 1941 si rintracciano n.15 giorni di licenza a Napoli.

Nell’estate del 1943, era prossima la promozione a colonnello. Il 2 agosto il Gen. Cerica, comandante dei CC., scrisse al 1° Aiutante del Re che, “ se il de Sanctis fosse stato promosso, sarebbe stata difficile la sua collocazione, specie in quel delicato momento, al comando di una legione o di una scuola”.

Vi era un posto nella Commissione di Armistizio con la Francia “che bene si adatterebbe alle particolari attitudini, capacità e distinzione del comandante dello squadrone”. Risposta del 5 agosto: “sentito il re, non è il momento di nominare un nuovo comandante, il re ha disposto che rimanga al comando fino a nuovo ordine con il grado di colonnello”.

Il 1° settembre fu promosso colonnello.

L’8 settembre rimase a Roma con lo squadrone. Il 7 ottobre i corazzieri, con il comandante, vennero catturati in caserma dai Tedeschi, ma, a differenza degli altri carabinieri, furono rilasciati lo stesso giorno.

Nessuna altra notizia su Roma Città Aperta (anche se pare che abbia messo in salvo il tesoro di Casa Savoia).

Nel Giugno del 1944, all’arrivo degli Alleati riprese il comando dello squadrone, ma su ordine del principe Umberto a fine luglio fu sostituito e posto a disposizione del Comando Gen. dei CC.

Il 12 agosto, quando era al comando del Centro Raccolta CC. presso la caserma della Legione Allievi, chiese l’udienza reale di congedo, come di prammatica.

Al momento del congedo il 13 agosto, non ci sono più orologi d’oro da dare, come si usava, in questa occasione, ma gemelli d’oro o portasigarette d’argento.

Il colonnello chiese invece di poter conservare la bici Bianchi che gli fu data in consegna 10 anni prima.

Il 30 agosto fu ricostituita la Legione Allievi di Roma, posta sotto il suo comando. Seguirono indagini da parte delle commissioni di epurazione per il suo comportamento post 8 settembre, ed un documento del febbraio 1945 lo dice “testé discriminato”.

Gli ultimi documenti di archivio sono dello stesso anno con la richiesta di rilascio dell’alloggio demaniale del quale godeva e la possibilità di poterlo utilizzare fino al mese di marzo del 1946. Quando il 13 giugno 1946 Umberto II di Savoia lasciò l'Italia a seguito della proclamazione della Repubblica, sciolse il giuramento al Re che lo squadrone aveva pronunciato, liberandolo così dall'obbligo di servirlo.

Lo squadrone tornò ufficialmente al Quirinale l'11 maggio 1948, quando si insediò il neo eletto Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

L’8 settembre 1943 fu l’ultima notte di Vittorio Emanuele III a Roma.  All'alba del 9 settembre 1943 avvenne la fuga da Roma del re e del maresciallo d'Italia Pietro Badoglio, insieme ad alcuni esponenti della Real Casa, del capo del Governo, del governo e dei vertici militari. Ormai allo sbando, anche molti corazzieri cercarono di fuggire dalla capitale, in balia ormai dei tedeschi. Diversi furono presi e mandati in Germania.  Il Re Vittorio Emanuele III, che già dal 1944 aveva cessato di esercitare le funzioni sovrane, rinunciò anche al titolo formale di re, a favore del figlio Umberto II, che già rivestiva il titolo di luogotenente del regno.

Ripreso possesso della reggia, Umberto debuttò con alcuni provvedimenti dai quali traspariva il suo desiderio di rinnovamento. Congedò il prefetto di Palazzo, don Ascanio Colonna di Paliano, il comandante dei corazzieri, colonnello Ernesto De Sanctis (sostituito dal maggiore di cavalleria Giovanni Riario Sforza, 1944-1946), l’ispettore generale di PS, Francesco Diaz, e i commissari alle sue dipendenze, l’aiutante colonnello Olisio Bruno, il colonnello Mario Stampacchia, capo dell’ufficio del primo aiutante di campo del re.

   Dal "Ruolino" risultano due croci al merito di guerra, la medaglia interalleata e quella dell'Unità d'Italia, la croce di Cav. dell'ordine della Corona d'Italia nel 1931, quella dei Santi Maurizio e Lazzaro nel 1934 e la medaglia al merito di lungo comando nel 1938. Durante la permanenza nei Corazzieri ha ottenuto anche decorazioni straniere, una vaticana e una tedesca.

 Ernesto de Sanctis, morì a Roma il 4 luglio del 1984. Il suo corpo riposa nella cappella cimiteriale di famiglia a Pianella, insieme a quelle della moglie N.D. Baby Bevilacqua, (3 gennaio 1907-15 Novembre 1986), di Mimì de Sanctis e del Generale Mario Di Santo di Chieti, suo marito.

  Sulla tomba, il nome Ernesto de Sanctis è seguito dal titolo di Barone. In alto, sulla porta d’ingresso della cappella cimiteriale, è posto uno stemma araldico, con corona baronale, raffigurante un’aquila alata con testa rivolta a sinistra con due spade incrociate.

Un altro stemma con corona nobiliare è presente nel Palazzo de Sanctis nel piccolo altare all’interno dell’abitazione, oggi del Dott. Giacomo di Felice, raffigurante in alto un leone rampante rivolto a sinistra, e in basso un pavone con coda racchiusa.

Altro stemma con corona nobiliare attribuito alla famiglia sarebbe quello di un leone rampante con in alto una fascia caricata di tre lettere P maiuscole interpretate come "Pugna Pro Patria" rintracciate su di un biglietto da visita. 

Avvertenza e ringraziamenti

Questo è quanto ho potuto ricavare dai documenti e dalle testimonianze di parenti, studiosi di storia locale ed amici.

Sperando di poter avere altre notizie in futuro, a conclusione di questa breve ricerca, vorrei rivolgere i miei ringraziamenti al Dott. Mario Belloni, che per primo mi ha dato delle indicazioni per la ricerca ed il materiale fotografico; il  Prof. Piero Crociani, storico militare, per avermi fornito, ai fini di una più ampia e completa ricerca, notizie utili sulla vita militare del Colonnello; non da ultimo, lo studioso Alessandro Morelli per  le notizie genealogiche storiche e critiche su alcune importanti famiglie pianellesi  ed in particolare sulla famiglia de Sanctis.

Note

  1. La caserma di Colle Minerva a Chieti, i cui lavori di costruzione sono iniziati nel 1915, è stata intitolata nel 1923 alla memoria del Generale Berardi; essa è stata sede del 123º Reggimento Fanteria Chieti, sciolto il 27 settembre 2012, nell'ambito del ridimensionamento deciso dal Governo Monti. La bandiera di guerra è conservata nel Sacrario delle bandiere al Vittoriano.
  2. In diverse lettere, inviate dal generale de Sanctis ai Campetta, veniva scritto di mandare i saluti ad un certo “comparuccio” che probabilmente aveva a cuore. Ad oggi però non sappiamo chi fosse. E' noto, attraverso alcune testimonianze, che il Generale avesse a cuore le sorti di alcuni cittadini pianellesi che stavano intraprendendo un percorso lavorativo importante fuori dalla propria cittadina.

Remo DI LEONARDO, LACERBA, 6 maggio 2018.

Fonti Bibliografiche

MARRONE E., Il Granaio d’Abruzzo dal comune all’età farnesiana, Pianella Lo statuto di Pianella del 1549 ed. Il  Catasto del 1746, Documenti editi ed inediti, Edizione Tracce, 2012.

CIPRIANI A., Pianella una storia dal  passato, 2008.

Morelli V., Il Fiume ed il lavoro, antichi opifici idraulici tra il Pescara ed il Tavo, 2016, pp. 15- 16.

Morelli V., Pianella tra storia ed iconografia, Azzate Varesina, 1994, p. 94.Morelli V., La Microstoria militare e sociale pianellese, Pescara, 2012.

Morelli A., La Banda Musicale di Pianella, Origini, Successi, prospettive future, 2013.

Società Operaia d'Istruzione e Mutuo Soccorso,  Omaggio a Giuseppe Garibaldi: Pianella 28 Ottobre 2005, p. 9.

Annuario della Nobiltà Italiana, a c. di  A. Borella, XXXII ed., S.A.G.I., Teglio (SO), 2014.

Vacca Domenico Antonio, Collezione delle Leggi e de' Decreti Reali del Regno delle Due Sicilie, Napoli, 1856.

Russo U., Colapietra R. e Muzi P., Il 1799 in Abruzzo, Vol. II, L'Aquila, 2001.

Matteo Mureddu, Il Quirinale del re, 1977.

Sitografia

Wikipedia, l'enciclopedia libera,  Biografia: Generale Gabriele Berardi.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Reggimento_Corazzieri

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