Il Crocifisso di Musellaro

20 Settembre 2021

ANTONIO MEZZANOTTE

In tre luoghi della Val Pescara si venera particolarmente il Santissimo Crocifisso: a Chieti Scalo, nella grande chiesa che fronteggia la stazione ferroviaria, a Catignano (PE), di cui è il Patrono, e a Musellaro, paese abbarbicato su uno sperone roccioso che guarda il profondo vallone dell'Orta, in tenimento di Bolognano (PE).

Si dice e si racconta che un cavaliere crociato, appartenente alla nobile famiglia dei conti Del Balzo, di ritorno dalla Terrasanta dopo la rovinosa battaglia di Hattin del 1187, quando Saladino riprese Gerusalemme, sbarcò a Pescara e, navigando lungo il fiume verso l'interno, donò ai Tuzio, baroni di Musellaro, un dipinto della B.V. Maria e un Crocifisso.Tiburzio Tuzio, unico superstite della propria famiglia da una epidemia di peste, nel 1213 trasformò una parte del proprio maniero nella chiesa ancora oggi detta di Santa Maria Del Balzo, nella cui cripta collocò il Crocifisso, già all'epoca oggetto di grande venerazione.

Nel 1659 i Tabassi di Sulmona divennero nuovi feudatari di Musellaro ed il Crocifisso fu messo in un ripostiglio e lì abbandonato.Seguirono anni di carestia, di sciagure che colpirono il paesello, i cui abitanti vennero ridotti alla fame e non potevano far fronte al pagamento dei balzelli imposti dai Baroni, sicché si provvide per imprigionarli ma ecco, mentre da L'Aquila sopraggiungevano i messi baronali, la sagrestana della chiesa vide il Cristo staccato dalla croce, fece per ricomporlo e dalla statua grondò sangue.La notizia si diffuse per ogni dove, da Chieti giunse il Vicario vescovile per accertare i fatti e proprio in quei giorni avvenne la resurrezione di un bambino morto soffocato da acini d'uva, mentre il pavimento della chiesa si bagnava di sangue.

Numerosi altri prodigi sono tramandati intorno al Santissimo Crocifisso di Musellaro, che sta lì, nella piccola cripta, circondato dalle vestigia del passato, il castello, la porta dei briganti, i simboli dell'antica università (Musellaro fu comune autonomo fino al 1928), la torre campanaria, gli scudi araldici delle antiche famiglie scolpiti nelle chiavi di volta dei portali. Un prezioso e probabilmente poco conosciuto luogo dello spirito, tra i boschi e le colline alle pendici della Majella Madre.

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