Il campanile di Santa Maria delle Grazie a Catignano

di Antonio Mezzanotte.

Di cose notevoli di cui parlare a Catignano ce ne sono: la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista (con la grandiosa facciata tardo-barocca del 1795 e, all'interno, i dipinti di Nicola Ranieri) che si staglia sull'ampia piazza con la fontana circolare, dal cui limite occidentale sporge l'antico centro storico fortificato. Ancora, il belvedere con il Monumento ai Caduti, la fontana di Nettuno, il Convento dei Cappuccini, fuori paese, con la bella chiesa romanica della Natività di Maria risalente al sec. XI e che dalla metà dell'Ottocento custodisce le reliquie di Santa Irene; a voler guardare intorno, è da ricordare anche il villaggio preistorico di Ponte Rosso. Ed altro ancora....Il toponimo, poi, si ricollega direttamente ai Vestini, che qui avevano il forte caposaldo di Cutina, capace di resistere ai Romani, da cui in seguito sarebbe derivato nel medioevo Catenianum. Si dice e si racconta che il paese fosse un luogo di passaggio o di deportazione di prigionieri incatenati e ad una catena fanno riferimento sia l'epigrafe che sormonta il portale della parrocchiale, sia lo stesso stemma comunale. Il motivo sembra trovare analogie con le vicende della Madonna della catena alle Piane di Chieti.Di Catignano è d'obbligo ricordare anche che fu sede di Pretura (e di carcere, nell'ex convento di San Francesco) e che la grande fiera di un tempo richiamava mercanti e compratori da tutta la regione (come ancora mi testimoniava qualche anziano anni fa).In ogni caso, uno dei monumenti più rappresentativi del paese, anche nel profilo del paesaggio vestino, è il campanile di Santa Maria delle Grazie. Esso, con la sua esile struttura in mattoni rossi ed i cantonali smussati di scuola borrominiana, sorge isolato all'ingresso orientale dell'abitato ed è quanto resta dell'omonima chiesa cinquecentesca che venne ristrutturata parzialmente nel Settecento, quindi demolita agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso e ricostruita un po' distante. Questa torre campanaria, così come la si vede oggi, a base quadrata, fu completata agli inizi dell'Ottocento e sorge da un basamento a gradoni. I primi due ordini della torre non hanno aperture (a parte il portoncino di ingresso ed un ovale decorativo cieco in mattoncini posto su tre lati del primo ordine) ed è facile riconoscere l'appoggio delle murature dell'originaria chiesa; il terzo ha una monofora sui lati, il quarto ordine presenta delle bifore per l'alloggiamento delle campane. Conclude l'ultimo ordine un torrino a tempio con cuspide piramidale.Le aperture del terzo e quart'ordine alleggeriscono la compattezza serrata della struttura, donandole leggerezza e slancio, richiamando in qualche misura lo stile gotico lombardo, anche nell'uso del laterizio, che ha trovato innesto sulla preesistente struttura, realizzata invece in pietra e mattoni.Nell'insieme, un elegante puntone d'incontrovertibile unicità, che da un lato guarda al Gran Sasso e dall'altro si specchia nella Majella, tra le verdi colline dell'Abruzzo vestino.(La foto è di qualche anno fa, prima dell'intervento di messa in sicurezza della cuspide.

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