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I Templari a Pianella? Una probabile ricostruzione storico-letteraria

VITTORIO MORELLI.

 Da alcune tracce, fino ad ora ritenute comuni al discorso agiografico e religioso di tante chiese romaniche abruzzesi, si evince la presenza templare anche a Pianella nella chiesa di S. Maria Maggiore.

  Basta osservare la chiave di volta posta sul rosone della facciata, che rappresenta Baphonet, ossia una divinità pagana, un idolo, oppure l'immagine trasfigurata della Sindone o del Volto Santo.

 L'idolo barbuto potrebbe rappresentare il fondatore dei Templari, Hugues de Payns, oppure il caput, ossia l'idolo di cui parla la Bibbia, dove si narra che gli Ebrei hanno tradito Dio; l'idolo dei Templari é la Sindone, appartenuta alla famiglia del milite francese, Geoffry de Charny, l'ultimo percettore del Tempio in Normandia, morto sul rogo insieme al gran maestro Jacques de Molay il 18 marzo 1314.

  I crociati, i templari e i monaci riportarono dall'oriente in Europa molte reliquie di santi: S. Nicola di Mira, S. Caterina d'Alessandria, S. Antonio abate, etc, oltre al Sacro Volto di Oviedo, la Sindone di Torino e il Volto Santo di Manoppello; quest'ultimo sarà consegnato poi alla famiglia del dottor Leonelli nel XVI secolo.

  La figura del cardinale Napoleone Orsini, omonimo del conte di Manoppello, inviato in Italia per trovare testimoni nel processo, da tenere durante il concilio generale, preparato dal legista di Filippo il Bello, acerrino nemico del papa Bonifacio VIII, Guglielmo di Nogaret, alla memoria di papa Caetani, é ricollegabile alla famiglia degli Orsini, signori della contea di Manoppello e Pianella.

  La potente famiglia degli Orsini, imparentata con altrettante famiglie anche di rango reale, che vanta ben trentaquattro cardinali, é legata in qualche modo all'ultimo percorso virtuoso del Volto Santo da Roma a Manoppello e alla commissione dell'affresco del Volto Santo della chiesa di S. Maria Maggiore di Pianella? Probabilmente a queste domande non ci saranno risposte.

 Le due immagini, quella del Volto Santo di Manoppello e quella di Pianella, sembrano verosimilmente molto analoghi e sovrapponibili al volto del telo sindonico di Torino.

  A Pianella, sempre in S. Maria Maggiore, é possibile ammirare nell'abside di destra l'immagine del Volto Santo, affrescato sulla parete; inoltre la sinopia dei penitenti e dei battuti dell'ultima colonna di sinistra e l'altorilievo dell'Agnus Dei, presente tuttora sull'architrave della porta di S. Maria del Lago di Moscufo, che  era scolpito e che si doveva trovare sull'architrave della  porta d'ingresso, e che ora non é più visibile, perché compromesso e sicuramente  rimosso durante uno dei continui restauri, indicano ancora una volta la presenza dei templari nel tempio di Pianella e di quello di Moscufo, già interessato dai paladini di Francia (si veda in G. Pansa, Miti, leggende e superstizioni  dell'Abruzzo).

   Il segno “T” (tau), segno particolare (quatre ciffre), presente sull'abside circolare esterno potrebbe indicare la presenza templare a Moscufo ed indicare l'attività ospedaliera templare, in quanto assomiglia ad una stampella (Hospital Sancti Johannis de Templo in Aterno, da una Carta di Roberto d'Angiò e da un Privilegio di Guido, arcivescovo di Messina del 1314, cfr. Ughelli, A. Rubini).

   La stessa margherita del rosone di Pianella, ruota del tempo-del tempio, a otto petali, con otto lobi e otto steli-raggi, tre (la Trinità) più cinque, il Pentateuco (la Torah), con il suo cerchio periferico, il suo assale centrale, che può anche indicare una ruota di fuoco solare, é un simbolo templare; diversi edifici romanici sono ornati da lastre incise e da finestrelle col rosoncino a sei petali, il fiore della vita, il fiore dei tempi ciclici della vita nell'ordine immutabile del cosmo.

 Le maestranze muratorie, al seguito dei cavalieri templari, costruivano torri e battisteri a pianta ottagonale; l'otto é il numero dell'equilibrio cosmico, il segno matematico dell'infinito posto in verticale.

  S. Giovanni di Rosciano era feudo dell'ordine dei Cavalieri di Malta; a Penne si trova la chiesa di S. Giovanni Gerosolimitano.

  E' da presumere che i Templari, scendendo da Loreto Marche verso l'Abruzzo, siano passati, divisi in gruppi, per Giulianova, chiesa di S. Maria ad Mare, dove sul portale sono scolpite diverse figure, di cui una borraccia o fiasca del viandante, siano proseguiti per S. Maria ad Vicum, verso Teramo, Atri, percorrendo  il territorio della  diocesi di Penne, svoltando a sud, hanno raggiunto  il castello del Cretano, Micarone, Catignano, Civitaquana, la chiesa di S. Bartolomeo di Carpineto, Forca di Penne, Castel del Monte, Calascio, Aquila, basilica di Collemaggio; è da ipotizzare che, durante le peregrinazioni, un contingente abbia sostato presso S. Maria del Lago di Moscufo, dove era praticato il culto di S. Giorgio protettore dei templari, un altro contingente abbia raggiunto S. Maria la Grande di Pianella, dove era molto praticato il culto di S. Michele Arcangelo, protettore dei Longobardi e dei Templari, fino a ricongiungersi sotto la Fara di Rosciano per proseguire alla volta di Aquila o ricongiungersi con altri contingenti, dopo Forca di Penne, a Rocca Calascio sempre alla volta di Aquila.

  Nel percorso inverso, dalla Chiesa di S. Maria la Grande, i Templari avrebbero proseguito lungo la strada militare-commerciale che da S. Ippolito, via Fonte Gallo, Pratelle, Lastignana, la scafa sulla Pescara, porta a Chieti, per dirigersi alla volta di Brindisi, dove si sarebbero imbarcati per la Terra Santa.

   La Tiburtina-Valeria, la Salaria, la Via Caecilia, la Via Traianea e le vie intermedie e sommitali, che collegavano le abbazie benedettine, erano quelle che continuamente venivano percorse dai Templari, che furono protetti sia dai Normanni che dagli Svevi.

  Lasciata la Salaria, i soldati di Cristo prendevano la Traianea, per fermarsi in S. Croce di Gerusalemme in Aterno, in   S. Giovanni in Venere di Fossacesia, nella chiesa del Miracolo Eucaristico di Lanciano; si fermavano nel castello di Termoli, di Melfi, di Lucera, poi proseguivano alla volta di Brindisi, percorrendo le città federiciane.

  Altre strade e diverticula sono state percorse sempre dai Templari: Roccamorice, eremo di S. Spirito, chiesa di S. Tommaso presso Caramanico, S. Valentino, Manoppello, S. Maria Arabona, paese dove nel '500 arriverà l'icona del Volto Santo, Aquila, basilica di Collemaggio, dove si vuole che sia stato nascosto il Santo Graal o il tesoro dei Templari.

 Durante questi percorsi, i templari proteggevano anche gli armenti che salivano o scendevano per le Puglie: i culti di S. Cristoforo, protettore delle acque, dei traghettatori e dei viandanti, dei milites Christi, di S. Giorgio e di S. Michele, protettori dei Longobardi e dei Crociati, di S. Nicola di Mira, sono legati alla transumanza; il culto di S. Caterina d'Alessandria ed altri sono stati introdotti e/o corroborati, oltreché dai Crociati, anche dai Templari.

  I Templari avevano bisogno di viveri e di mezzi, che solo i ricchi proprietari degli armenti potevano assicurare.

 Un'altra strada battuta era quella che da Popoli congiungeva Corfinio, Raiano, Secinaro, l'altopiano del Velino Sirente con diramazione Sulmona o Cocullo-Magliano dei Marsi-Roma, strade segnate da moltissime chiese romaniche, contrassegnate da simboli esoterici o segnacoli misteriosi, come i quadrati magici o figure mostruose, oppure quella che da Popoli portava a S. Maria di Cartignano di Bussi, la chiesa di S. Pietro ad Oratorium di Capestrano, la chiesa di S. Maria di Centorelle fino ad Aquila.    

  Certo i Templari non hanno lasciato documenti pergamenacei o cartacei, ma i segnali delle loro maisons, le chiese, che vanno letti con scrupolo e interpretati con attenzione, anche alla luce dei nuovi studi sulla simbologia romanico-templare e religiosa.

  Tutti questi indizi ci indicano che i Templari siano passati per Pianella e abbiano fatto sosta presso il monastero di S. Maria Maggiore durante uno dei tanti viaggi che dalle Marche (Loreto), percorrendo le vecchie strade militari e commerciali che, da Astignano e la chiesa della Madonna Lauretana delli Castellani, portano a Chieti, sulla via dell'oriente fino a Guardiagrele presso l'abbazia di S. Maria Maggiore e del complesso della chiesa di S. Nicola, monaco basiliano; poi sono proseguiti a Piano La Roma, Casoli, Ortona, Lanciano e  a Brindisi.

  Nel percorso inverso, per andare ad Aquila, destinazione Normandia, sono passati per Forca di Penne o in alternativa le Gole di Popoli intra montes e la valle subequana.

  Nella valle di Buglione, alla confluenza dei tragitti che portano agli eremi celestiniani, su una roccia, é scolpita una torre merlata, simbolo dell'autorità imperiale, una croce, simbolo del potere religioso ed una chiesa, probabili segnacoli dei templari che viaggiavano sulle orme del monaco eremita, Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V.

  I processi venivano celebrati contro monaci simoniaci, eretici e indiavolati, contro pellegrini, militi crociati e templari accusati di idolatria di reliquie e icone; i processi furono gestiti da abati e da vescovi con l'assistenza dei militi templari.

  Gli abitanti naturali delle contrade salivano verso il borgo per assistere al processo coram populo nello spiazzo antistante la chiesa-cattedrale. Era in auge una nuova iconoclastia, pilotata, con lo scopo di depredare i pellegrini dei loro averi.

  Nulla ci é dato ancora di sapere dei processi a carico dei templari stanziati a S. Spirito a Majella, a S. Bartolomeo in Legio e a S. Giovanni sull'Orfento, processi celebrati presso la chiesa di S. Tommaso di Caramanico, dove é venerato il culto di S. Cristoforo legato alla transumanza, il traghettatore delle acque.

  L'acqua é un simbolo apotropaico presente anche nella chiesa di S. Maria del Lago di Moscufo, e di S. Maria Maggiore in Caramanico.

  Ai processi, quasi sicuramente, erano presenti ambedue gli abati, il siniscalco, e le popolazioni montanare provenienti da Salle, da Roccacaramanico, da S. Nicolao, da S. Eufemia e dai rioni sparsi dei quartieri di Caramanico.

  Altri piccoli processi sommari furono svolti nella cattedrale di S. Giustino in Chieti alla presenza del vescovo, e sempre alla presenza dei rispettivi abati, del giudice e della popolazione, in S. Maria Maggiore di Guardiagrele e in S. Giovanni in Venere, dove sulla parete dell' abside centrale esterno, sopra la monofora strombata, c'é un ornamento a mosaico, raffigurante una stella a sei punte, la stella di Davide.

  “Durante i processi di Penne e Chieti del maggio 1114 fu interrogato fra' Andrea Armanni di Monte Odorisio, il quale dixit se nescire.

  Al Gran Precettore in tota Apulia et Aprutio, nel processo che gli fecero nel palazzo vescovile di Penne, il 28 aprile 1310, fratrem Ceccum Nicolay Ragonis de Lanzano servientem ordinis militie Templi, erano presenti gli inquisitori, il vescovo di Sutri, Giacomo e Pandolfo Savelli, domini pape notarius”.

  “A Penne fu affissa cartam sive membranam dicte publice citationis continentem edictum contra prefatos ordinem et magnum preceptorem in hostiis ecclesie Sancti Nicolai...”.

  “Ad Aquila, dal 3 al 13 aprile 1310, i preparativi in grande stile per i processi ebbero forma pubblica. Anche qui, fra i testi, non si ebbero i risultati sperati; é ricorrente il solito dixit se nescire”.

  “L'11 aprile, con la solita formula, la carta riguardava predictos ordinem et magnum preceptorem in hostiis ecclesie sancti salvatoris  de Linari...dicti ordinisi militie Templi...”.

  Vedi Aleardo Rubini in V. Morelli, Moscufo, borgo carolingio, pp.55-56.

   Il possesso di reliquie di santi martiri, di icone sacre e di sinopie del Nazareno rappresentava segno di potere, di possanza, di forza magica ed esoterica, non sempre condivisa da alcune gerarchie ecclesiastiche, che diffidavano di tutto e di tutti coloro che decentravano dal potere circolare e accentratore della Chiesa.

    Di tutto ciò che é accaduto ai templari in Italia, tra l'anno Mille e il XIV secolo, non é documentabile proprio per la volontà occlusiva della Chiesa; molti documenti sono scomparsi, altri probabilmente sono stati volutamente bruciati, per non lasciare tracce di una storia travagliata della Chiesa; dei roghi non poteva restare nemmeno la cenere.

  Poco o nulla ci é dato di sapere dei documenti segreti vaticani.

 Nel periodo svevo e normanno e poi angioino, la Chiesa si trovava in una posizione marginale rispetto agli avvenimenti storici: la sconfitta di Corradino, la cattività avignonese, le dimissioni del papa Celestino V, il contrasto tra la casa reale di Francia e la corte papale; tutti ebbero la volontà di far fuori un ordine internazionale, quello dei Templari, fuori dal controllo dello stato francese e di quello di Roma.

  Non affermiamo che la Santa Casa di Loreto, con  il relativo culto, sia stata trasportata dai Templari, ma i soldati, i pellegrini, i monaci e gli ordini militari hanno contribuito e facilitato il trasferimento in Europa di icone sacre, quali la Sacra Sindone, già in possesso di Geoffry de Charny, milite francese, morto sul rogo insieme a Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari; la stessa ipotesi si può fare per il Volto Santo di Manoppello, trasferito da una chiesa di Roma nel 1500 a Manoppello, forse col beneplacito degli Orsini, così per il Telo di Oviedo e di tante altre reliquie.

  Con il dominio angioino in Italia, si tentava di mettere fine al potere temporale dei papi e a quello dei templari, che rappresentavano una forza politica e militare internazionale.

   In Oriente, dove la scristianizzazione era in atto, era possibile trafugare e trasferire in Europa tutto ciò che si voleva, soprattutto i segni del sacro dell'epopea cristiana e questo poteva rappresentare una forza occulta, che potesse ostacolare il predominio della Francia in Europa, in qualche modo limitato dalla influenza delle repubbliche marinare italiane, dal regno inglese e dalla forza trasversale dei templari.

Bibliografia

A. Rubini, I Templari e l'Abruzzo, Bullettino Dasp, Aquila,1983.

Roberto Giacobbo, Templari Dov'é il tesoro?, Mondadori Milano, 2010.

Guy Patton-Robin Mackness, L'Enigma dei Templari, il mistero di Rennes-Le Chateau e il potere delle società segrete, Newton & Compton editori, Roma, 2006.

Maria Grazia Lopardi, I Templari e il Colle magico di Celestino, Barbera editore, 2008.

Andreas Beck, La fine dei Templari, edizioni Piemme, Casale Monferrato, 2008.

Stefano Varanelli, I Templari cavalieri nella leggenda, Gli Atlanti di   Voyager, Giunti, Milano 2011.

Vittorio Morelli-AA.VV., Moscufo borgo carolingio, Pescara, 1991.

DAL CATALOGO DEL PREMIO NAZIONALE LETTERE, ARTE E SCIENZE, Selezione di Poesia Giuseppe Porto , XV Edizione 22 dicembre 2012. PP.34-35-36-37-38.

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