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I gioielli della Corona Savoia e il Comandante dei Corazzieri del Re, barone Ernesto de Sanctis

REMO DI LEONARDO

Sul periodico “Lacerba” del mese di maggio 2018, n. 4, ebbi modo di pubblicare un’ampia ed inedita ricerca sul Generale Barone ERNESTO DE SANCTIS, l’ultimo comandante dei corazzieri del Re.

Successivamente, su Lacerba di venerdì 9 Novembre 2018, grazie alla testimonianza del Prof. Sergio Pillon, marito di una nipote di Ernesto de Sanctis, figlio del giornalista Giorgio Pillon, mi accinsi a tornare sull’argomento pubblicando alcune importanti notizie in merito ai gioielli di Casa Savoia “messi in salvo dal comandante dei corazzieri Ernesto de Sanctis”.

 Si trattò di un aggiornamento della ricerca che oltre ad arricchire la biografia di Ernesto de Sanctis, si andò ad aggiungere alle notizie sulla storia dei “gioielli” dei Savoia. Sperando di fare cosa gradita ai lettori oggi lo ripropongo sulle pagine di “Parolmente”.

“La storia di questo tesoro conosce momenti drammatici durante gli ultimi anni della guerra: la sera del 6 settembre 1943, re Vittorio Emanuele III, convocò a villa Savoia il direttore capo della Ragioneria del Ministero Di Casa Reale Livio Annesi e il direttore generale del Ministero della Casa Reale conte Vitale Cao di S. Marco perché mettessero al sicuro i gioielli della Corona. Erano custoditi nella cassaforte n.3 del Palazzo del Quirinale ed era lì che la Regina quando doveva indossarli faceva formale richiesta e alla restituzione firmava la ricevuta di reso. Decisero di portarli alla Banca di Italia e così fecero, presero l'astuccio di pelle lo avvolsero in un foglio di carta anonima e lo depositarono nel caveau della banca. Compiuta l’operazione Livio Annesi e Vitale Cao di S. Marco si recarono al Banco di Roma facendo un’operazione analoga aprirono una cassetta di sicurezza che lasciarono naturalmente vuota. In questo modo avevano depistato il luogo del reale deposito. Dopo pochi giorni la situazione politica italiana precipitò, a Napoli i tedeschi avevano razziato il contenuto delle cassette di sicurezza di Banche ed Istituti di credito devastandoli. In tutta fretta si decise di ritirare i gioielli dal deposito della Banca d’Italia e di nasconderlo in altro luogo. Ma come fare? Era veramente rischioso.

Il 23 di settembre al mattino si decise di incaricare il Comandante dei Corazzieri Ernesto De Sanctis del ritiro dell'astuccio dalla Banca d'Italia quando la stessa banca era già controllata dai paracadutisti tedeschi.

Narrano che De Sanctis, accompagnato da un suo ufficiale di ordinanza, entrò con passo sicuro dicendo di essere atteso dal direttore della Banca d'Italia Luigi Einaudi; in brevissimo tempo gli fu consegnato il tesoro che fu subito miracolosamente riportato al Quirinale. Di nuovo Livio Annesi e Vitale di S. Marco pensarono di nasconderlo sottoterra usufruendo di un cunicolo scavato nel XVI secolo sotto la "Manica Lunga” costruito per collegare il Quirinale con Palazzo Barberini verso la chiesa di S. Andrea al Quirinale. I due aiutati nell’impresa dal muratore Fidani scavarono una nicchia del muro del cunicolo, inserirono il pacchetto e la chiusero ricoprendola con grosse pietre trovate lì vicino. Pochi giorni dopo un ufficiale tedesco accompagnato da due sottufficiali chiese di incontrare Livio Annesi e pretese il tesoro della Corona Savoia per il Führer mostrando l'Ordine scritto. Ma Annesi rispose rammaricato che il tesoro non c'era più e che il re lasciando la capitale lo aveva portato con se, ma l'ufficiale tedesco volle ispezionare ugualmente la cassaforte n.3 del Quirinale che naturalmente trovò vuota”. *

Che fine avevano fatto dunque i gioielli della Corona?

Secondo quando riferisce Sergio Pillon, a salvare con un atto di coraggio i gioielli della Regina d'Italia dalle razzie dei Tedeschi, fu proprio Ernesto de Sanctis, il quale, intervistato dal padre, Giorgio Pillon, giornalista, autore del libro “I Savoia nella bufera” raccontò che i gioielli furono portati ben lontano dal Quirinale, probabilmente nella casa di famiglia, a Pianella.

Sempre Sergio Pillon riferisce che suo zio Ernesto de Sanctis rinunciò al suo incarico di Comandante dei Corazzieri quando gli venne chiesto di modificare il giuramento di fedeltà che aveva fatto. Fu infatti l'ultimo comandante dei corazzieri del Re.

I Gioielli della Corona ad oggi sono custoditi nel caveau della Banca d’Italia dove furono riposti nel 1946, conservati all'interno di un astuccio di pelle a tre vassoi, che misura cm. 39x31x20, con chiusura a chiave, incartato in un foglio di carta catramata e sigillato con 11 sigilli:

5 sigilli del Ministero della Real Casa, 3 della Banca di Italia di Roma, 3 della Banca di Italia - Cassa Centrale - reparto controllo.

Il verbale di deposito riporta la perizia ad opera del Sig. Davide Ventrella, presidente della Federazione Nazionale Orafi d'Italia, descrive gli oggetti inventariati, dichiarati tutti “gioie autentiche e di rilevante valore”, ma non li stimò perché non richiesto.

Il verbale di consegna così recita:

 “L'anno del 1946, il 5 giugno, alle ore 17 nei locali della Banca d'Italia, via Nazionale n. 91 si è presentato il signor avvocato Falcone Lucifero, nella sua qualita' di reggente il Ministero della Real Casa con l'assistenza del Grand'Ufficiale Livio Annesi direttore capo della Ragioneria del Ministero suddetto - si legge in un documento in carta da bollo da 12 lire, redatto il giorno del deposito - L'avvocato Falcone Lucifero dichiara di aver ricevuto incarico da sua maesta' re Umberto II di affidare in custodia alla cassa centrale della Banca d'Italia per essere tenuti a disposizione di chi di diritto gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette 'gioie di dotazione della Corona del Regno”.

I diademi, le collane, gli orecchini, gli anelli e i bracciali, anche forgiati in diversi paesi del Mondo, appartennero e furono indossati dalle regine d'Italia. Celebre è la splendida corona di perle e diamanti. Rappresentano un tesoro di grande importanza anche in chiave turistica futura e testimoniano tanti avvenimenti importanti a partire dal 1500.

Sitografia:

* http://imeldecorelligioielli.blogspot.com/2016/10/il-tesoro-della-corona-savoia.html 

Imelde Corelli Grappadelli, Storica dell'arte del gioiello, orafa, scultrice e gemmologa, ottobre 2016.

Giorgio Pillon, "http://www.reumberto.it/bufera.htm , “Il vero Tesoro”.

Bibliografia:

Fernand Hayward, Storia della casa di Savoia, Cappelli, Firenze, 1955.

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