Giuseppe Porto. Lauda drammatica del Venerdì Santo

Remo di Leonardo / Ven 15 aprile 2022 /

Giuseppe Porto nasce a Tornimparte, un paese dell'alto aquilano, il 17 giugno 1914. Ha compiuto gli studi classici a L'Aquila dove andò poi a risiedere e ad esercitare la professione d’ insegnante. Fu titolare della cattedra di Lettere Italiane e Latine presso il Liceo Scientifico " A. Bafile" della stessa città ed assistente di Lingua e Letteratura Italiana nella Facoltà di magistero della locale Università.

A L'Aquila è stato segretario generale del Centro Ricerche Letterarie "V. Bartholomeis" annesso all'Istituto di Filologia Moderna, diretto da Giovanni Pischedda; ha fondato e diretto la Rassegna trimestrale di abruzzesistica" Misura" e le "Edizioni del Buccio", inoltre ha curato, per le Edizioni CETI di Teramo, la collana di poesie Linea abruzzese e la collana di studi Storia e Documenti.

Giuseppe Porto svolse un’intensa attività culturale, protrattasi fino al 10 ottobre 1988 giorno della sua morte.

A Pianella ogni anno viene ricordato con il Premio di Lettere-Arte-Scienze unitamente alla selezione di Poesia “Giuseppe Porto”.

Tra i maggiori poeti abruzzesi in lingua e in dialetto Giuseppe Porto come altri grandi poeti anche lui si cimentò a scrivere versi di ispirazione religiosa e sulla Passione di Gesù Cristo, pubblicando nel 1974 l’opera Lauda drammatica del Venerdì Santo.

Questa Lauda è stata più volte rappresentata dal Gruppo di Arte Drammatica «Piccola Brigata» dell’Aquila presso il Teatro Comunale e la Basilica di San Berardino da Siena, all’Aquila, e nella Basilica di S. Maria degli Angeli, alla Porziuncola di Assisi.

Strettamente collegata con i simboli della Passione, disegnati da Remo Brindisi, la Lauda veniva trasmessa per filodiffusione la sera del venerdì Santo, lungo le vie aquilane, durante il passaggio della Processione del Cristo Morto e dei numerosi simboli artistici.

L’opera è stata dedica alla sacra memoria del fratello Tarcisio.

Di seguito un estratto della presentazione del prof.  Luigi Lombardo e la meditazione poetica “La Morte” e "La Madre".

 […] La Lauda del Venerdì Santo, del poeta aquilano Giuseppe Porto, può essere considerata una calda, sentita rievocazione poetica del dramma del figlio dell’Uomo, una felice approfondita trasposizione della sacra rappresentazione de L’Aquila.

          Ad una parte introduttiva, altamente lirica, segue la descrizione dei simboli «… scarni essenziali, / che hanno assunto nell’anima / dimensioni di eterni fati…».

         […] La rappresentazione volge al termine; si è compiuto il destino del Redentore; gli uomini ancora una volta non hanno compreso. «… Soltanto la morte d’un Giusto / poteva le soglie riaprire / alla Speranza, far meno angusto / il mondo, placare tutte le ire».

         Un lungo lirico brano, precedente la preghiera conclusiva, Giuseppe Porto dedica alla madre Dolorosa: la statua in legno della Virgo Dolens conclude la processione. Sul suo petto, un cuore di pietre dure, trafitto da sette spade, le spade del dolore: «… Madre, che in mezzo al petto/ mostri le sette piaghe / e dentro, fino in fondo / porti le sette daghe / che ti ha vibrato il mondo / come ti fu predetto! …».

          Sofferta preghiera – atto di fede di eccezionale purezza – è la «Lauda» di Giuseppe Porto; preghiera di pace, d’amore, di spiritualità.

L’Aquila, 20.3. 1974 / Luigi Lombardo

La Morte

Non ti hanno spezzato con le clave

i femori. Già ti aveva usato riguardo

la Morte. Ti hanno lasciato alla trave,

reclino e senza più sguardo

il tuo volto rasserenato.

Un soldato ha teso la lancia

e ti ha trapassato il costato.

Tu pendevi giù, verso il suolo,

con la chioma aggrumata, sconvolta,

con secchi sputi sopra la guancia.

Tu, sacra vittima, pendevi, rivolta

in faccia a tutto il creato.

Ogni uomo- per sé- era salvato!

La Madre

Eccola, avanza sola

la Madre, dopo il muto

passaggio di tanti segni,

quando tutto è compiuto:

compiuti gli alti disegni

del Padre, la sua parola!

Innanzi a lei le strade

sono fiumi di fuoco:

la tenta veglia, il pianto

l’angoscia a poco a poco

hanno scavato il santo

suo volto con sette spade!

Madonna del Dolore

che con aperte braccia

vai dietro al tuo Figlio morto,

quasi che vada in traccia

d’un umano conforto

d’una voce d’amore;

Madonna che passi muta

con lagrime sul volto

sotto quel sordo cielo,

che in mezzo al popolo assorto

passi chiusa nel velo

nero, triste e sperduta;

Madre, che in mezzo al petto

mostri le sette piaghe

e dentro, fino in fondo,

porti le sette daghe

che ti ha vibrato il mondo

come ti fu predetto!

Madonna che tutto vedi,

Madonna che tutto sai,

madre non hai scoperto,

trovato figlio non hai

ch’abbia con te sofferto,

che si caduto ai tuoi piedi.

Madre, nessuna voce

d’amore, nessun conforto

umano potrà venirti

da chi ti volle morto

il Figlio, da chi colpirti

volle fin sulla croce.

E la folla che sosta

sui marciapiedi terreni

indifferente spia

l’angoscia che trattieni,

e alla muta agonia

nega una sua risposta!

Bibliografia:

Vittorio MORELLI, Catalogo XII Premio di Poesia Dialettale “G. Porto” 2009, Tip. MC Grafica Cepagatti – (Pe).

Francesca DI DONATO, Tesi di laurea 2019.

Sitografia:

http://premiogiuseppeporto.altervista.org/chisiamo.html

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