Fonte Romana a Pescosansonesco (Pe)

ANTONIO MEZZANOTTE.

Chissà se il grande poeta Alfredo Luciani, che era nato qui a "Lu Pieschie", quando scrisse quegli immortali versi sulla "bella parlature paesane, fresche gne l'acque de na fundanelle", aveva davanti questa Fonte Romana, che di Pescosansonesco è stata il centro vitale e pulsante fin dall'epoca italica, quando sul vicino Monte Aquileio (detto La Queglia) risuonò per la prima volta la parola ITALIA? In ogni caso, con i Romani la fontana nulla ha a che vedere, quanto, semmai, con qualche Arimanno (Harimann, da cui, per assonanza, "Romana"), cioè gli uomini liberi del fiero popolo Longobardo. Infatti, qui albergarono i guerrieri dalle lunghe barbe (o dalle lunghe lance), appena affacciati sulla Val Pescara ancora bizantina risalendo dal valico di Forca di Penne lungo il Tratturo.

La fontana è collocata al centro di un microcosmo, trovandosi tra l'aspra roccia su cui i Sansoneschi d'origine franca edificarono un castello verso l'anno Mille (il Pesco, la Pietra Solida, che però tanto solida non è stata, considerato che nel 1934 il paese venne abbandonato per una frana e per gli effetti devastanti del terremoto della Majella), La Queglia, la chiesuola di Santa Maria di Decontra (ora un rudere) ed il convento francescano di Santa Maria in Coll'Angeli, verso il Colle della Guardia (altra reminiscenza longobarda). Furono probabilmente i Cantelmo, duchi di Popoli e signori di questa terra, verso il 1560 a modellare la fontana così come la vediamo oggi, con le 9 teste da cui sporgono le 11 cannelle (la testa centrale ha due facce e tre cannelle) e le due vasche laterali.

In seguito, nel 1870 essa venne ristrutturata, probabilmente con l'aggiunta degli elementi classicheggianti che ne coronano la porzione superiore. Si dice e si racconta che qui veniva il giovane Nunzio a lenire la ferita al piede, prima che le donne del paese lo scacciassero per timore che infettasse l'acqua e così il ragazzo dovette ritirarsi presso la sorgente di Riparossa, ora inglobata nel Santuario.

Poco distante, il convento francescano di Santa Maria di Coll'Angeli, edificato nel 1531 nel luogo in cui venne udito un coro di angeli inneggianti alla Vergine Santa. Il complesso è stato recuperato e trasformato ad ostello. La chiesa presenta una semplice facciata decorata da un portale architravato a timpano triangolare, con ricchi fregi di angeli e putti, sovrastato da un finestrone centrale. E quanto fin qui descritto vale per un versante: all'altro lato del costone si trovano l'antico borgo, la chiesa di San Nicola, quella di San Rocco, i luoghi della vita del giovane Nunzio, il moderno Santuario... Qui a Pesco due cose non mancano: la roccia e la spiritualità; probabilmente non è un caso se proprio da questo luogo sia emersa quella roccia di fede che è stato San Nunzio Sulprizio.

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