
di PARIDE MARIOTTI
IL 6 dicembre 1859 a Teramo si respirava l'aria fredda degli ultimi mesi del Regno delle Due Sicilie. Di lì a un anno, l'unità d'Italia avrebbe cancellato i vecchi equilibri borbonici. Eppure, nello studio di un notaio teramano, la vita dei nobili scorreva come sempre, sigillata dal rumore dei ducati e dallo scorrere dell'inchiostro.
Da un lato del tavolo sedeva Errico De Santi. Anziano, celibe e residente nel centro storico della città, Errico era un uomo di mappe e di scienza. Figlio del Regio Notaio Giuseppe, aveva legato il suo nome alla cartografia tecnica abruzzese, disegnando nel 1842 le celebri tavole del monumentale ponte sul Vezzola accanto all'ingegnere Carlo Fortis.
Rimasto ultimo custode del patrimonio di famiglia, era lì per liquidare l'ultimo bene paterno fuori città.
Dall'altro lato c'era Don Antonio Pensieri esponente della casata più potente di Montesecco (borgo che nel 1863 avrebbe preso il nome di Montefino).
I Pensieri dominavano la vallata dal loro imponente Palazzo nobiliare, costruito sulle fondamenta del castello medievale. Don Antonio cercava l'espansione agraria: la proprietà ambita era una terra fertile situata sul confine con Castiglione Messer Raimondo, lambita dal fiume Fino.
I dati tecnici erano chiari. Il possedimento paterno era diviso in due corpi:una porzione principale nel territorio di Castiglione, estesa per circa 22 tomole e mezzo con una rendita di 45 ducati e 18 grani, e una seconda quota di circa 4 tomole. Insieme, quei terreni misuravano quasi 9 ettari di terra fertile.
Sulle zolle di quel patrimonio agricolo pesava però un antico vincolo legale. La terra non era libera, ma si trovava concessa in enfiteusi a Raffaele Bosica, un laborioso contadino originario di Villa San Giacomo di Atri. Il contratto era stato siglato sei anni prima, il 22 giugno 1853, davanti al notaio De Angelis. Raffaele non era un semplice mezzadro:l'enfiteusi gli garantiva il diritto reale di godere di quelle tomolate quasi fosse il proprietario, con l'obbligo di coltivarle, migliorarle e pagare un canone annuo ai padroni teramani.
Con la firma dell'atto a Teramo, l'ombra del Palazzo Pensieri si allungo' sul destino del colono atriano.
Acquistando il terreno, Don Antonio Pensieri subentrava ai De Santis come nuovo "padrone diretto", diventando il titolare a cui Raffaele Bosica avrebbe dovuto rispondere e versare, da quel momento in poi, la rendita in ducati e grani.
Con un'ultima firma geometrica, Errico De Santi alieno' i diritti sulle terre del padre e uscì definitivamente di scena.
Don Antonio Pensieri allargo' i confini del suo impero fondiario e Raffaele Bosica, nella Valle del Fino, continuò a guidare i buoi tra le tomolate, pronto a pagare il canone a un nuovo padrone alla vigilia di una nuova Italia.




















