
di Paride Mariotti.
Nella sua intensa esistenza oltre a Patriota, Militare e Politico,fu anche scrittore.
Può essere considerato uno dei più grandi amici di Giuseppe Garibaldi che ospitò nella sua Villa di Genova prima della partenza per la spedizione dei mille.
Figlio di un carbonaro marchigiano come lui di nome "Candido" si trasferì nella sua adolescenza a Loreto Aprutino dove il papà aveva acquistato dalla famiglia Caracciolo nel 1827 una Cartiera.
Nel 1828 viene messo nel Collegio Calasanzio a Chieti da dove esce dopo tre anni abbastanza dotto nelle lettere classiche. C. Augusto inizia ad assimilare con entusiasmo i fatti dei Moti Risorgimentali che erano gli ideali paterni, soggiorna a Milano e Firenze dove subì vari arresti.Rilasciato si rifugiò prima a Napoli nel 1837 e poi a Parigi dove conobbe Giuseppe Mazzini.
Nel 1842 sposò Vittoria della Ripa da cui ebbe due figli : Augusto (1842) e Lionello (1847) entrambi nati in Francia.
Qui scrive per conto di giornali italiani, in particolar modo nel "Museo Scientifico,Letterario e Artistico"di Torino che ne resta direttore per cinque anni.
Fu proprio in questa Rivista che nel 1845 scrisse l'articolo su Loreto Aprutino dal titolo "L'orso parlante"...
_Vi è un paese negli Abruzzi chiamata Loreto, ch'è soggiorno della maldicenza,dei pettegolezzi e della rabbia invidiosa che rode il cuore degli abitanti.IL mattino in sul levarvi dite un segreto all'orecchio di colui che stimate amico e la sera l'uderete ripetere per tutto defigurato malignamente sino a recarvi un grave pregiudizio.
Nel mese di giugno vi è una festa in onore di San Zopito,patrono del Paese, insieme con la popolazione del contado vi convengono saltimbanchi, giocolieri,espilatori e zingari in busca di magri profitti.
In tale occasione vi è musica in Chiesa e fuori,corse di cavalli,fuochi artificiali.
Possedendo mio padre una fabbrica di Carta non molto distante e trovandomi invitato a più riprese a vedere cotesta festa,vittima rassegnata,montai a cavallo e partii.Assistetti alle processioni,vidi un bue cavalcato da un monello in abito angelico inginocchiarsi sull'uscio della Chiesa in commemorazione di un antico miracolo;mi trascinarono a vedere la corsa di cavalli per vederla ricominciare quattro volte in un giorno.. Finalmente stanco rientrai a casa per godervi un po' di quiete.
Fumavo una pipa alla finestra,vidi una fitta di uomini,donne,monelli che venivano giù dalla piazza e facevano cerchio ad un orso nero condotto per una catena da un cantambanco che soffiava in un zufolino e con la mano batteva su un tamburo che gli pendeva dalle spalle.
Giunta la comitiva dinanzi alla mia finestra, ordinò a "Martino"(così aveva nome l'orso) di rizzarsi in piedi e cominciarono ambedue la danza più strana,la più ridicola e la più pittoresca,ognuno immagini come la folla si sbellicasse dal ridere.
Un ventriloquo di gaio umore trovandosi caso in una stanza a terreno poco discosta che nel paese chiamano "bottega del Caffè ",venne fuori presso il circolo degli spettatori e si mise a parlare con l'orso tra lo stupore della gente e dello stesso cantambanco il quale nel tirare a se la catena infastidi l'animale che ringhiò cupamente.Tutti fuggirono,io che non potevo più delle risate,vidi "Martino" seduto tranquillamente su di un pilastrino della via, mentre il ventriloquo,contento del fatto,si volse e tornò dentro.
La sera,dopo i fuochi d'artificio il ventriloquo trovandosi nella "bottega del Caffe ",intese parlare con molti gentiluomini dell'avventura di poche ore dinanzi,tutto inutile,non gli prestarono fede e si allontanarono persuasi che egli volesse farsi beffe di loro.Fui testimone di quella scena e gli dissi: non dovete meravigliarvi,voi avete scherzato ma questi invece hanno preso la cosa sul serio,ora tutte le parole del mondo non potrebbero persuadere i buoni abitanti di Loreto che l'orso Martino non abbia parlato.
Compiacetevi del bene che avete fatto a quel povero saltimbanco e se volete udire un consiglio, prendete il vostro bagaglio e partite.
Il ventriloquo fece cenno e partì.. L'orso non parlò,ma raccolse denaro a bizzeffe..pur molti giurarono avergli sentito borbottare qualche parola.



















