
di Remo di Leonardo - sabato 3 agosto 2024 LACERBA
Si sono appena concluse a Pescara quelle che dovrebbero essere le ultime elezioni amministrative prima della nascita della realtà della metropolitana che vedrà la fusione del capoluogo adriatico, Montesilvano e Spoltore la cui nascita è fissata al primo gennaio 2027.
Una nuova città che coinvolge circa 200mila residenti e che, secondo il parere dei fautori, con i servizi unificati, porterà risparmi e vantaggi per i cittadini.
Si tratta della più grande fusione mai avvenuta in Italia. Dopo tante polemiche e molte dichiarazioni, la nuova realtà - che si chiamerà solo 'Pescara' - dovrebbe nascere concretamente.
Al centro del progetto tre città, diverse per storia e caratteristiche ma senza soluzione di continuità a livello territoriale: Pescara, che conta oggi circa 120mila residenti e si estende su 33,62 chilometri quadrati; Montesilvano, che negli ultimi anni ha vissuto uno straordinario sviluppo demografico, conta oltre 53mila residenti e si estende su 23,4 chilometri quadrati; Spoltore, centro di collina a ridosso del mare, circa 19mila residenti e 36,45 chilometri di superficie.
La città adriatica non è la prima volta che si trova ad affrontare il problema di una unificazione di territorio, infatti, già cento anni fa nel 1924 con d’Annunzio, si cominciò a pensare concretamente al progetto dell’unificazione in Aterno dei comuni di Castellammare e Pescara e interporre i suoi buoni uffici con Mussolini, chiedendo non solo l'unificazione ma che Aterno diventasse provincia.
A favore del provvedimento, inserito in una più ampia azione di riorganizzazione del territorio italiano operata dal regime in quell'anno, sono state decisive la forte spinta popolare e, soprattutto, l'autorità politica del deputato e futuro ministro dell'agricoltura Giacomo Acerbo e il prestigio di cui godeva Gabriele d'Annunzio all'interno del regime fascista.
Il nome della città unita, negli intenti dei promotori, avrebbe dovuto essere Aterno, ma l'influenza di d'Annunzio su Mussolini portò quest'ultimo a dire che mai avrebbe "sacrificato sull'altare della pace il nome del luogo natale del poeta", e così prevalse Pescara.
Il 6 dicembre 1926 Mussolini così telegrafò a d'Annunzio, che si trovava a Gardone Riviera, annunciandogli la notizia:
«Oggi ho elevato la tua Pescara a capoluogo di provincia.Te lo comunico perché credo che ti farà piacere. Ti abbraccio ».
E d'Annunzio gli rispose: «Sono contentissimo della grande notizia e sono certissimo che la mia vecchia Pescara, ringiovanita, diventerà sempre più operosa e ardimentosa per dimostrarsi degna del privilegio che oggi tu le accordi. Ti abbraccio ».
E al sindaco di Pescara, Umberto Ferruggia (avvertito anche da Mussolini) scriverà: "Il primo ministro graziosamente mi comunica che oggi ha elevato la mia Pescara a capoluogo di provincia. Sono certo che Pescara con moltiplicata operosità si mostrerà degna del privilegio. Mando a tutti i miei concittadini il più lieto e fiero saluto".
Alla nuova provincia vennero trasferiti dalla provincia di Teramo tutti i centri dell'area Vestina, ovvero i comuni del circondario di Penne all'infuori dei comuni del mandamento di Bisenti.
L'istituzione del nuovo ente fu anche un adeguamento alle mutate condizioni economiche di questi territori; l'aumento globale della popolazione di Castellammare Adriatico e Pescara nei primi due decenni del Novecento infatti fu pari al 61,3%, contro il 19,1% di Chieti, il 10% dell'Aquila e il 9,2% di Teramo, e al censimento generale dell'industria e del commercio del 1927, realizzato solo pochi mesi dopo l'elevazione della città a capoluogo di provincia, solo tre capoluoghi abruzzesi, L'Aquila, Pescara e Teramo, vennero giudicati «industrialmente importanti», ma era Pescara con i suoi 658 esercizi e 4.812 addetti a spiccare nettamente sugli altri. Il nuovo assetto amministrativo andò quindi a sancire il definitivo spostamento verso il mare del baricentro economico abruzzese.
Nel 1927 Spoltore confluì nella nuova provincia di Pescara, cessando di appartenere a quella di Teramo; nel febbraio dell'anno seguente perse l'autonomia amministrativa venendo unito al comune di Pescara, dal quale fu però di nuovo separato nel 1947.
Da un articolo apparso sul “Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise”del 25 Maggio 1924, d’Annunzio per la città unificata dell’Aterno:
“Come è noto, nei giorni scorsi una Commissione di notabilità di Castellammare Adriatico e di Pescara si è recata dal Presidente del Consiglio per invocare la fusione in un unico Comune delle due fiorenti città nostre giusta quanto i due Consigli comunali deliberarono unanimemente il 30 novembre 1918 allorché proposero che al alla nuova città, destinata a diventare tra breve uno dei principali emporii industriali commerciali ferroviari e marittimi dell'Italia centrale, assumesse l'antico nome romano di Aterno.
L'on. Mussolini che conosceva la questione ed aveva già visitato le due città nell'anno scorso, pronunciandovi due memorabili discorsi, ha promesso che presenterà sollecitamente al Parlamento l'apposito disegno di legge.
Ora sappiamo che Gabriele d'Annunzio, il grande figlio di Pescara, ha scritto all'on. Mussolini plaudendo alla decisione della costituzione della città dell’Aterno e ricordando come egli stesso in una sua prosa del 1882 avesse proposto tale unione.
Le città di Pescara e di Castellammare Adriatico, situati alla foce della del maggiore fiume abruzzese, che, nascendo col nome di Aterno a Costa d'Aringo presso il Monte Civitello, assume a Popoli quello di Pescara, sono piuttosto congiunte che separate dal fiume stesso poiché, per effetto del reciproco sviluppo edilizio, non esiste soluzioni di continuità fra i due centri.
Pescara, che si estende sulla destra del fiume nostro, che, nascendo col nome concorde col nome concorde parere di storici, l'Antica "Aternum” dei romani, che per la sua privilegiata situazione e come sbocco di strade di primo ordine, fu emporio navale nel traffico dei Vestini, dei Piceni, dei Marrucini, e dei Frentani. Con la denominazione di Pescara, assunta al tempo dei Longobardi, vide crescere, la sua importanza anche politica e religiosa e sembra che desse il nome, come Provincia, a buona parte dell'Abruzzo ulteriore. Nelle vicende connesse ai cambiamenti di regime, Pescara fu ambitissima come centro doganale e strategico, tanto che il Duca d'Alba, nel 1556, aveva pensato di ingrandire la città fino a tutto il circuito dell'antica Aternum. Questo disegno può dirsi realizzato di fatto, per l'estensione assunta dalla nuova città sorta sulla sinistra del fiume; Castellammare Adriatico, centro balneare e ferroviario di prim’ordine e naturalmente congiunto con Pescara, che è il centro industriale più importante dell'Abruzzo.
Le ragioni storiche, quelle topografiche ed economiche consigliano quindi di dare consacrazione giuridica a quella che è già una condizione di fatto, decretando l'unione dei due comuni, che già si sentono avvinti dalla comunanza degli interessi e dalle concordi aspirazioni delle popolazioni. E nessuna denominazione migliore di quella di “Aterno” potrebbe convenire al nuovo comune, che, accresciuto d’importanza nella sua nuova costituzione, potrà, con maggiore larghezza di mezzi, ad esempio la missione che gli conferisce la sua posizione sul mare.

BIBLIOGRAFIA:
“Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise” del 25 Maggio 1924, d’Annunzio per la città unificata dell’Aterno.
SITOGRAFIA
Cinzi CORDESCO, Il Centro d’Abruzzo, 02 Marzo 2024
https://www.ilcentro.it/pescara/quel-telegramma-di-mussolini-pescara-%C3%A8-capoluogo-di-provincia-1.3086748















