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DOCUMENTI "Dal verde dei campi alle aule del tribunale: la vicenda di Contrada Prati"

di PARIDE MARIOTTI

All'inizio dell'Ottocento, quando il tempo sembrava scorrere al ritmo lento delle stagioni e il lavoro della terra dettava legge, la Contrada delli Prati si stendeva come un tappeto verde alle porte di Castellammare Adriatico. Era un luogo dove la natura parlava con voce piena: i filari di vite si allungavano ordinati sotto il sole, gli ulivi sussurravano mossi dal vento e gli alberi da frutto promettevano raccolti generosi.

A nutrire quella terra contributiva un ruscello discreto ma instancabile, che segnava il confine con Spoltore e accompagnava, silenzioso, la vita quotidiana di chi abitava quei campi.

In quel paesaggio, tanto armonioso quanto fragile, sì muoveva la figura di don Tommaso Tomassetti. I suoi due ettari di terra, punteggiati da querce antiche e coltivati con pazienza, rappresentavano non solo una proprietà, ma un mondo intero: fatica, speranza e sostentamento.

Eppure, come spesso accade, sotto la superficie tranquilla si agitavano difficoltà più profonde.

I debiti, accumulati forse lentamente, finirono per stringere il Tomassetti in una morsa senza scampo. Così, in un giorno d'estate - il 12 giugno 1820 - quel pezzo di terra tanto caro venne pignorato. La Commissione di Pubblica Beneficenza di Castellammare Adriatico ne prese possesso, trasformando in atto ufficiale ciò che per l'uomo significava perdita e rovina.

Ma la storia, come spesso accade, non seguì un corso lineare.

Già nel 1818, in un atto redatto con la precisione della legge, quel fondo risultava appartenere a un altro uomo:don Francesco Paolo De Vincentiis, possidente di Città Sant'Angelo. Quando la notizia del pignoramento giunse alle sue orecchie, non fu solo sorpresa a guidarlo, ma un senso profondo di ingiustizia.

Quel terreno, che egli riteneva legittimamente suo, era stato sottratto senza riguardo.

Da quel momento, la quiete della Contrada lasciò spazio a una tensione crescente. De Vincentiis si oppose con fermezza, chiamando in causa la Commissione, rappresentata da Francesco Malagrida e il Sindaco don Pasquale Ciattore.

Chiese che le ipoteche venissero cancellate, che il pignoramento fosse annullato, che la verità trovasse finalmente voce.

Ma la vicenda si complico' ulteriormente, il fondo infatti, era stato nel frattempo assegnato a un terzo protagonista:don Francesco Brenda, creditore del Tomassetti. A quel punto, ciò che era nato come un dissidio si trasformò in una contesa intricata, dove ogni parte rivendicava diritti e ragioni.

Fu allora che la disputa abbandono' definitivamente I campi per trasferirsi nelle aule della giustizia. De Vincentiis, deciso a non cedere, si rivolse al tribunale civile del Circondario di Città Sant'Angelo, trascinando nella causa tutti i protagonisti di quella complessa vicenda.

A dare forma concreta allo scontro fu l'usciere Domenico Piccari che notifico' la citazione e convoco' le parti davanti al tribunale di Teramo. La data era fissata:

6 novembre 1822.

Quella mattina, uomini che fino a poco tempo prima erano legati da rapporti di terra, debito e fiducia si ritrovarono uno di fronte l'altro, non più tra vigne e ulivi, ma davanti alla legge. Li, tra carte, firme e parole pesate, si sarebbe deciso il destino di quei due ettari di terra.

E ciò che era nato in silenzio operoso della campagna trovo'il suo epilogo nel rigore della sentenza.

Contrada delli Prati, un tempo luogo di quiete e lavoro, divenne teatro di una storia in cui la terra, gli uomini e la giustizia si intrecciano in modo indelebile.

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