Dal cibo….la saggezza popolare

GABRIELLA SERAFINI.

Gli abruzzesi sono considerati un popolo fiero e nello stesso tempo arguto, con notevole senso dell’umorismo. Fin dai tempi più remoti la saggezza, frutto di esperienza millenaria, si tramandava oralmente.  Il più delle volte sintetizzata in una battuta rapida e tagliente. 

Dopo una ricerca “sul campo” e precisamente nel territorio che abbraccia Atri, Silvi, Pineto, ho raccolto, dalla viva voce di chi ricorda i modi di dire dei nostri nonni, un piccolo patrimonio di proverbi, soprannomi e detti che potremmo nominare come dell’area del Cerrano. Tuttavia la cernita è stata fatta per tener fede al tema del cibo, le citazioni sono tutte riferite o attinenti al mangiare, ai prodotti della terra, alle azioni di preparazione dei cibi.  

C’è da precisare che tutto il patrimonio proverbiale si è diffuso nel tempo e nello spazio, sia all’interno della stessa regione che di altre, subendo adattamenti nella trasposizione nei vari dialetti o nella lingua italiana.  I detti e i proverbi, dunque, non trovano una precisa allocazione geografica o storica, se non in pochissimi casi. 

Dare ordine alla materia è cosa improba, o meglio da studiosi del settore a cui lascio il compito. Da semplice cultrice delle forme dialettali, penso che proverbi, soprannomi e detti si possano raggruppare in macro-categorie.

Per i proverbi: le azioni di preparazione di cibi e prodotti come “mugne e fa lu casce”, “setacce setacce, coma mi fi t’arfacce”; i prodotti, si cerca di trasferire all’uomo le caratteristiche di certi prodotti come “…le maccarune abbotte la panze”, “l’acque va a li spalle lu vene fa cantà”; le azioni dell’uomo a tavola “ce se vergugnò armanò dejune”,“l’ospete magne e fa magnà”.

Da tutto il materiale raccolto risulta che il più delle volte ilcibo è solo l’occasione per ribadire in modo più diretto e accessibile per il popologli insegnamentidi cui la vita di ognuno dovrebbe essere intessuta: “magnate li cumbitte esce fore li difitte”, “o migne sta minestre o zumbe la fenèstre”.

Una attenzione, per quanto è possibile, l’ho usata per essere fedeli al gergo parlato e alle inflessioni. Il materiale raccolto nella zona atriana ha abbondanza di “e” che quasi scompaiono tra consonanti, tanto che, alcuni, nella trascrizione preferiscono spesso eliminare le vocali intermedie (ad esempio: menestre ad Atri si pronuncia m(e)n(e)str(e); minestre nelle altre aree si pronuncia minèèstr(e) con la “e”aperta e trascinata).

Comunque sia, e i lettori perdonino l’interesse solo documentario, in un viaggio del gusto…occorre riscoprire tutta la saggezza dei nostri nonni che traevano dal cibo l’occasione per riflettere sulle mille sfaccettature della vita.

Galleria di proverbi

“ li chiacchiere fa li piducchie e li maccaréne abbotte la panze”

Le chiacchiere fanno i pidocchi e i maccheroni riempiono la pancia.

La fastidiosità delle chiacchiere viene messa in evidenza in un contrasto forte con il cibo che concretamente raggiunge i suoi effetti.

“ l’acque va a li spalle lu vene fa cantà”

L’acqua va alle spalle, il vino fa cantare.

Qualche beone si consola pensando che l’acqua fa male, mentre il vino porta allegria.

“ chi magne sole si strozze”

Chi mangia solo si strozza.

E’ un chiaro monito a dividere con gli altri il proprio cibo

“ chi non becca ha beccato”

Chi non mangia ha già mangiato.

E’ inutile inventare scuse, se uno ha fame non fa troppi commenti sul cibo che ha davanti.

“vene vicchje e huje gnove”

Vino vecchio e olio nuovo. E’ più che altro una raccomandazione o un insegnamento che invita a gustare gli alimenti. Il vino è migliore se invecchiato, mentre l’olio va consumato nuovo e se passa troppo tempo non conserva le sue più pregevoli caratteristiche.

“chi magne che li dinte nn’ammete li parinte chi magne che li labbre nn’ammete li cumpagne”

Chi mangia con i denti non invita i parenti, chi mangia con le labbra non invita gli amici.  Se è vero a voi scoprirlo.

“o migne sta menèstre o zumbe la fenèstre”

O mangi questa minestra o salti la finestra.  E’ un modo di dire di chi non si può concedere il lusso di scegliere quello che vuol mangiare. Come a dire, se non ti piace, puoi anche andartene, anzi ti butto dalla finestra come le cose più inutili e senza valore.  In alcuni casi il significato si generalizza e diventa: o questo o nulla

“ce se vergugnò armanò dejune”

Chi si vergognò, rimase a digiuno. E’ inutile far cerimonie quando si è a tavola, altrimenti si corre il rischio di rimanere a pancia vuota.  Se ti piace qualcosa, non tentennare, altrimenti ci saranno altri che ne sapranno approfittare.

“mugne e fa lu casce”

mungi e pensa a fare il formaggio. Dall’azione del mungere, operazione che si fa in silenzio e con attenzione se ne ricava un insegnamento che è quello di pensare ai fatti propri e di ricavare il massimo profitto da ciò che si ha.

“mazze e panelle fa li fije belle”

Botte e pane fanno i figli belli. Il cibo, salutare e poco ricercato, e la severità permettono di far crescere bene i figli.  Un monito per le famiglie di oggi che sembrano aver perso la consapevolezza di come si educano i figli.

“lu magnene  nen  fece maje prufitte” 

Chi mangia troppo non fa nessun profitto. Vale a dire che chi pensa solo a mangiare, a consumare e sperpera quello che ha, non farà nella vita nessun avanzamento. Occorre essere parsimoniosi per trovare un futuro migliore dell’oggi.

” lu vene è lu latte de li vicchie “

Il vino è il latte dei vecchi. Forse è un detto che ha fatto il suo tempo, ma comunque ci invita a non meravigliarci se i vecchi preferiscono il vino al latte

“ l’ospete magne e fa magnà”

L’ospite mangia e fa mangiare.  E’ una constatazione quasi ovvia, ma il detto può       assumere due connotazioni: se sei con un ospite è buona regola mangiare in modo da invogliarlo, oppure se hai un ospite a tavola si mangia di più.

“ li mirìcule de fratte quande è bbune quant’è fatte,

quant’è fatte l’uve e li fìquere, schiàffete ‘ n cule li miricule”

Le more dei rovi sono buone quando sono mature, ma quando maturano l’uva e i fichi mettiti nel sedere le more. E’ un modo questo di far ricordare i momenti migliori di maturazione di certi prodotti che vengono dalla terra e che segnano il ritmo del tempo.

“ a magnà l’uve fa cresce li sese”

Mangiare l’uva fa crescere il seno.  Se le donne di oggi sapessero come le cose sono così semplici, forse non ricorrerebbero ai chirurghi estetici.

“ magne e cache ca divinte Pape”

Mangia e fa la cacca perché diventi Papa.  Non è un detto irriverente, anzi vuol significare che il mangiare come il fare la cacca sono indici di salute e grande benessere, a tal punto che può far aspirare a raggiungere il massimo: diventare, appunto, Papa.

“ puliture di piatte onore de coche”

Il piatto pulito è l’onore della cuoca. Non servono commenti. Sic!

“ Chi magne sole se strozze”

Chi mangia solo, si strozza, gli va di traverso il cibo. E’ un invito a dividere con altri il proprio benessere e a non essere ingordi, altrimenti non ci sarà una vera felicità.

“ magne poche e sta vicine a lu foche”

Mangia poco e stai vicino al fuoco. E’ un invito a non rincorrere un benessere spropositato, è meglio non aver molto, ma gioire degli affetti familiari. Questo proverbio lo dovremmo ricordare più spesso al giorno d’oggi!

ll Blog Parolmente.it, si propone di promuovere il territorio, attraverso la diffusione di notizie a carattere turistico, ambientale sociale, politico (apartitico) e culturale.
Copyright © 2022 Parolmente.it All Rights Reserved
Instagram
magnifiercrossmenu