Da un estratto sulla toponomastica pescarese l'interessante etimologia del nome Farindola e qualche relativa notizia storica.

DANIELA D'ALIMONTE

Farindola è un centro situato a 530 metri sul livello del mare, sulla sinistra del fiume Tavo e sul declivio meridionale di uno sperone del Monte Siella, lungo il tracciato montano che collega Penne a L'Aquila attraverso il Vado del Sole. Appartiene alla zona dell'alta collina e della fascia montana vestina con forme del rilievo molto aspre e dista dal capoluogo di provincia 45 chilometri. Ha una estensione della superficie di 45,47 chilometri quadrati che si sviluppa dai 280 metri del greto del Tavo ai 1900 metri del Monte San Vito ed è circondata dai territori comunali di Castel del Monte in provincia dell'Aquila, di Arsita in provincia di Teramo, di Penne, di Montebello di Bertona e di Villa Celiera nel pescarese. In dialetto il nome del paese è farinnëlë, con assimilazione progressiva di /nd/ in /nn/. L'etnico è farindolese, farindolesi in italiano, farinnelòsë, farinnelisë in dialetto. Le forme La Fara, Fare e Phara come nome di località e di un castello di Penne compaiono in vari atti di compravendita all'interno dell'Instrumentarium del Chronicon casauriense.Viene denominata Fara in Pinna (nell'XI secolo), Farinola (aa. 1266-72) e Farinula (anno 1302). Erroneamente il linguista Giovanni Alessio fa derivare il nome da farina da cui poi farinula cioè 'fior di farina', che è già del latino tardo, e infine, per dissimilazione, Farindola; tale derivazione non trova conforto dal punto di vista semantico e contestuale, un nome di luogo derivato dal termine 'farina' appare poco probabile; bisogna invece intendere la forma come alterato, con valore diminutivo, di 'fara', cioè farinula, equivalente a 'piccola fara' che ha più ragione di essere, viste le numerose denominazioni di 'fara' sparse per il nostro territorio e risalenti all'insediamento longobardo, insediamento peraltro testimoniato ampiamente nella zona . Questa spiegazione è avvalorata dal fatto che il toponimo risulterebbe, come visto, già documentato come Fara in Pinna nell'XI secolo, poi negli anni 1266-1272 compare invece la voce Farinola e Farinula, segno che si era iniziato a designarla con un diminutivo del nome stesso. L'esito in -nd- sarebbe poi un passaggio successivo che si è cristallizzato nella forma ufficiale odierna di 'Farindola'. I toponimi derivanti da Fara sono oggi in Italia molto numerosi, specialmente nell'Italia meridionale e centrale, segno che qui la presenza longobarda ha dato una sua impronta forte alla strutturazione e alla denominazione del territorio. 'Fara' in longobardo significa dapprima 'spedizione militare' poi ' insediamento per scopi militari' e da lì poi acquisisce il significato di ' piccolo nucleo abitativo'. Sempre a livello toponomastico è degna di nota la conservazione nella zona della voce osco-umbra ancrae, che si può ravvisare nel toponimo Vallone D'Angri; si tratta di una voce diffusa nel lessico nella toponomastica dell'Italia centro-meridionale fino alla Sicilia, attestata in Abruzzo su due pietre miliari della Via Valeria con il significato 'dalle gole della montagna' e che ritroviamo sempre nel territorio di Farindola nelle forme medievali degli anni 1324 e 1328: monasterium S. Salvatoris de Angris ....de Angrania, oppure Angriense.La località Trosciano appare sotto forma di prediale e può essere riferita al nome personale Toresius (o anche Teresius) più il suffisso aggettivale latino in -anus, ad indicare appartenenza. Tra i vari castelli del circondario di Penne Farindola dovette rimanere a lungo nelle mani dell'aristocrazia longobarda franca anche durante l'avvento dei Normanni nel XI secolo. I normanni poi occuparono Penne e tra i beni acquisiti vi era anche quella fortezza della Rocca di Farindola, che passerà alla storia come Rocca filiorum Addame 'Rocca dei figli di Adamo', l'odierna Roccafinadamo. Nel XII secolo il feudo di Trosciano è tenuto da un Trasmondo di Collemaggio e ancora nel 1271 Roccafinadamo è nelle mani del Signore locale Gualtieri, figlio di Bernardo. Nel quattordicesimo secolo compaiono come feudatari di Farindola Cristoforo di Altino e Francesco Mattaleone di Mirabello. Nel XV secolo Farindola viene acquistata per 3500 ducati aurei dei conti D'Aquino di Loreto e riceve dalla Regina Giovanna II tutti i privilegi accordati alla città di Penne, alla quale era stata annessa il distrutto e disabitato castrum Rocca e filiorum Ade. Questo secolo è segnato dal contrasto con la città di Penne che nasce con la ribellione del 1422 fomentata dal castellano Abate Mascio e dal passaggio di Farindola alla città dell'Aquila. I Pennesi la cinsero d'assedio ma dovettero desistere sconfitti dal capitano Troilo da Acquaviva. Farindola tornò alla città di Penne soltanto nel 1464. Interessantissima la Farindola del XVI secolo descritta dal predicatore domenicano Serafino Razzi che la visitò nel 1575 trovandovi gente che aveva "del ferino et alpestre", dedita alla coltivazione dei campi, all'allevamento degli animali in particolare dei maiali allo stato brado, che venivano richiamati a sera tramite il suono del corno, e alla lavorazione del legno". Scrive che erano educati principalmente: "nel fare alla lotta, sonare il corno, affrontare l'orso". Farindola su concessione dell'imperatore Carlo V diventa poi feudo di Margarita d'Austria e poi degli eredi Duchi di Parma e Piacenza, i Farnese e quindi fece parte dello stato farnesiano d'Abruzzo fino all'estinzione del casato dei Duchi di Parma nel 1731, poi passò al regno di Napoli. L'antico sigillo di Farindola risalente al 1700 si può osservare in documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Pescara, è di forma ovoidale e consta di una torre a più ripiani all'interno di uno scudo sovrastato da una corona. La leggenda intorno, riporta appena distinguibile, la scritta UNVERSITA DI FARINDOLA. L'attuale stemma del comune ripete il tema della torre a due ripiani con tre piccole torri in cima, inserita sempre nello scudo e sovrastata dalla corona.
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