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Breve Storia di S. Ciriaca e S. Irene

REMO DI LEONARDO

La Deputazione Abruzzese di Storia Patria, nel Supplemento del Bullettino degli Incontri Culturali dei Soci avvenuto ad Avezzano il 10 Maggio 1998 e succesivamente a San Clemente a Casauria il 20 maggio 2001, ebbe a pubblicare la “Breve Storia di S. Ciriaca e S. Irene” scritta insieme al prof. Vittorio Morelli. A distanza di tempo ho pensato di ripubblicare i testi integrali sul blog Parolmende sperando di fare cosa gradita ai tanti appassionati di Storia Patria.

REMO DI LEONARDO – VITTORIO MORELLI

BREVE STORIA DI S. CIRIACA E S. IRENE

   Con l’approssimarsi della celebrazione dell’Anno Giubilare, ci è parso doveroso ricordare le due Sante, venerate nell’area vestina: Santa Ciriaca V.M. in Pianella e S. Irene in Catignano. 

  Si riporta integralmente la lettera inviata a Giuseppangelo de Fazio.

   IL CARDINALE PEDICINI PREFETTO della PROPAGANDA da Roma così rispondeva a mons. Giuseppangelo de Fazio da Pianella, minore cappuccino e Prefetto della Congregazione di Rezia:

   "Al ricevere le prime lettere della P.E. colle quali mi dava notizia della trista situazione in che ritrovarsi per colpa di quei sciagurati, che dimentichi non solo dei doveri del proprio carattere, ma privi di ogni senso di umanità, di religione avevano attentato alla di Lei vita, mi diedi subito premura di farne consapevole con segretezza la Santità di Nostro Signore, la quale non solo se ne mostrò dolentissima, ma profondendo ampli elogii al di Lei zelo m’ingiunse di parteciparle i suoi sentimenti ed affettuoso impartimento della desiderata Apostolica Benedizione.

   Scrissi in pari tempo al Superiore dei P.P. Ospedalieri per raccomandare la di Lei persona e al Pio Anselmo Vice-Prefetto, perché ingiungesse ai refrattari la subita partenza, quando sottomettere, non si volessero alle disposizioni della Sacra Congregazione mi diedi altresì carico di ritrovare altri soggetti ed al presente uno cioè il Pre. Lorenzo da Oglianico dee star sulla mossa da Torino ove si trova, quattro altri saranno spediti in breve.

  Quanto prima Le sarà mandato il sussidio richiesto per codesti laici ed intanto augurandole ogni bene alle orazioni della Ptà Vra mi raccomando".

Roma dalla Propaganda 11 decembre 1832.

   Il 15 marzo 1834 un vescovo cappuccino, Giuseppe Angelo de Fazio da Pianella, ottenne questo corpo da Papa Gregorio XVI per destinarlo alla sua diletta città natale. Il de Fazio era missionario, e in quell’epoca ricopriva l’incarico di Prefetto e Visitatore Apostolico, operando specialmente in Tunisia, India, Siria, Cipro ed Egitto. Il de Fazio ottenne anche una indulgenza particolare concessa dallo stesso pontefice con rescritto in data 19 marzo 1834, con cui si accordava l’indulgenza di 12 anni, applicabile anche ai defunti, "a tutti quelli che visitando il venerato corpo avrebbero pregato per la propagazione della fede recitando 5 Pater e 5 Ave".

   La donazione del corpo da parte del De Fazio alla città di Pianella avvenne lo stesso anno 1934, con rogito notarile in data 3 Aprile. Così avvenne trionfalmente il trasporto del corpo di S. Ciriaca da Roma a Pianella, dove venne deposto nella chiesa di S. Antonio Abate.  

   Successivamente con rescritto del 15 luglio 1889 Papa Leone XIII concesse l’indulgenza plenaria applicabile anche ai defunti da lucrarsi alle condizioni solite, dai fedeli che visitavano il corpo della santa dai primi vespri alla sua festa.

Il parroco Don Everino Conti, nella sua "cronaca" traccia gli elogi a S. Ciriaca e nella sua omelia ricorda le virtù e gli avvenimenti miracolosi.

Elogio a S. Ciriaca V. e M.

di Don Everino Conti

Parroco della Parrocchia di Pianella del S.S. SALVATORE

Pianella, 7 luglio 1906

"Infirma mundi elegit Deus ut confundat fortia"

Le cose deboli del mondo elesse Dio per confondere le più forti.

Il documento

  L'elogio a S. Ciriaca V. M. , è un documento manoscritto su fogli a righe tipo protocollo, rilegato e cucito a mano avente le dimensioni di 14,05x21,05.

  Questo elogio è stato scritto da Don Everino Conti Parroco della Parrocchia di S.S. Salvatore di Pianella, tra il 7 luglio ed il 19 luglio del 1906 in onore della   V. M. S. Ciriaca. coprotettrice di Pianella (PE), le cui spoglia si trova presso la Chiesa di S. Antonio Abate di Pianella.

 Nella copertina vi sono stampati due timbri, il primo in basso ha la forma circolare con il margine esterno dentato e con due cerchi   con la scritta «Parrocchia del S.S. MO Salvatore Pianella» con la rappresentazione dell’effigie di Cristo sulla Croce. L'altro di tipo rettangolare in alto sulla destra con la scritta ad arco «Chiesa Parrocchiale» e sotto orizzontalmente «del S.S. Salvatore Pianella».

  La copertina porta la scritta " S. CIRIACA V.M. Pianella, 7 Luglio 1906, Parr. E. Conti, a.m. D.G. All'interno della copertina in alto scritta a matita troviamo un'altra data "Pianella addì 19 -VII- 1906, alla fine ne troviamo un'altra quella del 9 luglio 1906. Ora tenuto conto che la data del 19 era quella più vicina alla festività della Santa come vedremo successivamente, è da ritenersi che la stessa   sia molto probabilmente anche quella in cui l'elogio è stato portato a conoscenza ai fedeli e cioè il sabato prima della terza domenica di luglio .

 Nella prima pagina troviamo ancora stampato un timbro con la scritta in alto sulla destra " I.M. I. A."

Al centro pagina la scritta "S. Ciriaca V. e M. - Infima mundi elegit Deus ut confundat fortia.

   Il documento come si è detto è un manoscritto ed in alcune parti è stato rivisto e corretto con qualche cancellazione a matita ed a penna. In particolare dove si fa esplicito riferimento ai miracoli che hanno interessato alcune persone di Pianella. E' possibile che questo sia dovuto al fatto che nominare questi fatti miracolosi facendo riferimento a dei nomi di persone ancora in vita abbia consigliato il sacerdote a sorvolare per non creare situazioni particolari di ordine sociale e religioso.

Trascrizione del testo

   Tutto, che ha fatto Iddio nella creazione del mondo, è grande, è sorprendente, è divino.

    Ecco là Adamo, uscito dianzi dalle sue mani, bello dell'innocenza e dell'integrità originale, re dell'universo.

    La natura olezzante di virginea fragranza gli sorride intorno. Eppure in mezzo a tanti svariati beni, sembra che egli attenta istintivamente qualche cosa a far più giulivi e più felici i suoi giorni.

   Tutto è muto al suo cuore. Non ha un essere che l'intenda, gli rassomigli e lo ami. Quando l'Altissimo pronunzia" non è bene che l'uomo sia solo". È perché Adamo doveva essere il principio morale e fisico di tutta l'umana famiglia da una sua costola è plasmata la prima donna ed ravvivata dall'alito dell'Eterno. Quale non sarà stata la sua sorpresa e la sua gioia nel vedersi davanti una creatura, che ne rispecchia i lineamenti ed è ricca di tante attrattive naturali e divine?

    L'amore dovea insolubilmente annodarli in celeste incenso e nulla di più conforme a natura che amare il suo simile.

   Ma la missione della donna, o signori, era forse soltanto quella di concorrere col primo padre alla procreazione dell'umana famiglia? No, la natura è ordinata alla grazia, la grazia alla gloria e felicità degli eletti.

    Elevato l'uomo all'ordine soprannaturale, Eva dalle sponde dell'Eden, riceve per così dire l'unzione di apostolo a preparare nei figli della terra i candidati del cielo nei germi del tempo i fiori dell'eternità.

   Tutto a Lei diede natura nella forza del sentimento e nella vivezza degli affetti. Essa accoglie in petto un incendio di amore, e l'amore, disposto alla fede, di che slancio d'intuizione e di che sublime eroismo non la rende capace.

   Lasciamo in disparte le donne Ebree, tipi gentilissimi di invitta ed eroica forza. Uno sguardo all'azione benefica di questa fragile creatura educata alla scuola del Calvario.

   L'éra del cristianesimo non è che un inno di gloria alla Chiesa a con essa alla virtù incomparabile della donna. Mentre gli uomini addivenuti timidi e codardi alle minacce del Giudaismo, fuggono dal Divino Maestro, non è la Donna, che vinta la debolezza del suo sesso Lo segue imperterrita fino a piè della Croce? omissis

   Iddio, o Signori, volle appunto valersi della donna, di quest'essere debole, infermo, dispregiato, che la filosofia e la legislazione antica avevano barbaramente spogliato d'ogni dritto per lottare strenuamente, per combattere i furori e le tirannie affinché tra le più aspre e terribili battaglie, tra le bufere che tentarono ognora sommergere l'invitta navicella di Pietro, la Chiesa del Nazareno la fragilità dello strumento rivelasse la possanza dell'artefice e costringesse l'orgoglio della filosofia e della forza brutale a riconoscere ed esclamare " Qui è Dio".

   E noi, o fedeli dilettissimi, siamo oggi raccolti nella luce di questo tempio, dalla vostra pietà riccamente addobbato ed ornato di ceri per festeggiare e rendere il nostro culto, il nostro ossequio, la nostra cordiale venerazione ad una invitta creatura, che fu sapienza.

  La pagana stimava perniciosa- timida e calpestava come vile. Siamo qui raccolti per tributare le nostre vive preghiere all'inebita Verginella e Martire, decoro e lustre del nostro paese,

 S. Ciriaca.

    Non basta fosse Ella sola a rendere la più splendida testimonianza alla grande parola dell'Apostolo: Infima mundi elegit Deus ut confundat fortia-

Ciriaca è fulgido splendore di verginale bellezza che trionfa del persualismo pagano, Ciriaca è fulgidissimo splendore di una fede incrollabile prodigiosa che abbatte e trionfa della più spietata barbaria e sfolgora come una delle più gloriose eroine del Vangelo.

Ecco, concittadini dilettissimi, l'elogio che io in questa sera qual sento e fiori deporrò a piè della nostra cara e venerata Verginella S. Ciriaca. omissis

Signori,

   Due possenti divinità governavano il mondo antico, la voluttà e la forza brutale.

   Certo, percorrendo la storia di questi secoli, il nostro pensiero si turba e si smarrisce a vedere il genere umano travolto nei torbidi flutti della voluttà sensuale; non era solamente il popolo, ma gli stessi filosofi che parea dovessero librarsi al disopra delle passioni volgari finivano poscia col piegarsi dinanzi all'idolo dell'umana carne.

   E quindi al paganesimo dovea opporre una forza ignota nella quale risplendesse manifesta, evidente l'azione sovrannaturale e divina. Era la forza della verità contro l'idolatria, la forza della carità contro l'egoismo, la forza della castità, della purezza, della verginità contro il sensualismo.    La forza che sosteneva intrepidi i martiri al cospetto dei tiranni, nelle prigioni e sui patiboli, tra le fiamme dei roghi ed in mezzo al ruggito delle belve negli anfiteatri.

omissis

   E Ciriaca, o Signori, l'inebita nostra eroina, sin dalla prima età profondamente comprende questa grande parola dell'Evangelo.

   Chi non ammira, o Signori, le tracce ammirabili della Provvidenza, che col linguaggio di una inerme fanciulla vuol confondere il tiranno, vuol far palese al mondo che la religione di Ciriaca veramente è divina? Già il Nazareno adorabile aveva detto ai suoi discepoli: Fonderò la mia Chiesa sopra una pietra durissima e le potenze d'inferno non prevarranno contro di Lei. E veramente scese violenta la pioggia, vennero turgidi i fiumi, soffiarono impetuosi i venti e l'insensato idolatra, il filosofo sedizioso piombarono a gara sul mistico divino edifizio, risoluti di sconvolgerlo colle procelle, di minarlo coi vortici, di rovesciarlo coi turbini, ma tutto invano, la divina promessa trovava eco fedele in questa vergine, in questa forte donzella.

   E chi infatti in Lei non ravvisa le strepitose vittorie della Religione di Cristo?

…omissis

   Genuflessa sul suolo, fissa le amabili pupille al cielo, prega lo Iddio Divino ad accogliere l'anima vergine, consola i fedeli, sorride da trionfatrice ed intrepida porge il capo al carnefice.

    Ah! Si raccolgono a piene mani gigli, rose, margheritine, si incoronarvi la invitta eroina del doppio serto glorioso di verginità e di martirio.

   In perpetuum coronata triunphat.

  Ciriaca muore. Muore per Dio, l'ha chiamata a scintillare di sorriso e di amore sempiterno nella patria beata.

   Muore nel corpo, ma l'anima nella pienezza della libertà ed incondiscendenza non s'inchina, sta inflessibile dinanzi alle minacce ed ai furori della tirannia, Ciriaca muore. Gli Angeli del cielo in forma di variopinte farfalle svolazzano con le ali dorate intorno il volto dell'inebita Verginella le carezzano, la baciano e sfavillanti di letizia ne prendono l'anima bella per riempirla della gioia della vita eterna, per immergerla nei fulgori della bellezza di Dio, per erigerla della duplice corona di Vergine e di Martire.

    "Infima Mundi elegit Deus ut Confundat fortia"

Signori

   La virtù non vivrà giammai lungamente nascosta. Dio l'ha giurato e sillaba di Dio non si cancella. Io stesso, egli ha detto, esalterò l'umile mio servo io stesso abbatterò l'orgogliosa fronte del superbo. L'eroica virtù, l'invitta costanza dell'inebita sposa di G. Cristo, dell'augusta Verginella di cui la patria nostra con solenne pompa celebra oggi le glorie doveva essere premiata non solo al cospetto del cielo ma dell'universo intero. omissis

   Fra tanti cadeva anche Ciriaca e scendea nel sepolcro nota solamente a se stessa ed a Dio, ma ignota agli occhi del mondo ed ignota vi riposò per l'avvicendarsi di oltre sedici secoli.

   Il secolo XIX era stabilito negli eterni decreti per manifestare a tutte le genti la virtù di quella invitta che Dio aveva premiata al cielo. In Roma, nel cimitero di S. Priscilla sulla Via Salara il 26 Febbraio 1817 si rinvenivano avvolte in panni di seta ed elegantemente con ampolla tinta di sangue le preziose spoglie della eroica Verginella e Martire di S. Ciriaca. Il Sommo Pontefice Gregorio XVI il giorno 19 Marzo 1834 la donava al nostro illustre cittadino Mons. Giuseppangelo Di Fazio-omissis. e la nostra Pianella modesta ma fortunata città, doveva accogliere le ossa venerate ed insieme l'omaggio dei popoli. Infatti il giorno 3 Aprile 1834 l'urna col sacrato corpo fra calca immensa di popolo giulivo e festante faceva ingresso solenne in questa diletta terra, gentile e forte quanto le gent. e forte dei nostri c.A.

   Posarono le venerate reliquie in Pianella, e dall'umile paese partì una voce, un grido di esultanza che annunziò ai popoli che quelle furono membra di una invitta che nell'Arile degli anni nella primavera della vita disprezzò generosa gli agi, le ricchezze, la gloria mondana e d'altri non volle essere che del casto sposo delle Vergini.

 Visitata non v'ebbe osa, anzi non vi ebbe istante in cui la destra di Dio non aprisse sorprendenti prodigi a favore dei fortunati che ricorsero all'intercessione potente di S. Ciriaca, gran Santa.

   E me fortunato, che ho la gioia di portare innanzi a persone di cui la maggior parte fu spettatrice dei fatti che narro.

Si ditelo voi, o fortunati cittadini di Pianella, ditelo voi per me quante volte sentiste il vostro volto irrigato da spontanee lacrime, lacrime di gioia, lacrime di viva tenerezza, nel vedere prostrati innanzi all'urna della cara Verginella storpi, infermi e poi vederli sorgere svelti e sani gettando bastoni e grucce.

  Quante volte non sentiste il vostro cuore palpitare di viva commozione nel vedere la cara Santa aprire gli occhi e fissarli ai devoti prostrati a piè della sua urna.

   * Io, io stesso, o Gran Dio, io stesso fanciullo di due lustri fui spettatore ed ancora con le lacrime agli occhi ricordo di solenne prodigio.

    Vidi io una povera donna di non lontano paese, certa Maria Nicola Gosetta della ridente Giulianova, da oltre 17 anni inferma di male artritico incurabile, ella portata in questa chiesa, con grida strazianti e vivissime lacrime implora la grazia della guarigione, e d'un tratto, gittà via i due bastoni, senza dei quali non poteva reggersi in piedi, e svelta e snella come a prostrarsi a piè dell'urna della cara Santa e con empito di gioia e di riconoscenza a Lei innalza il cantico della gratitudine, dell'amore, delle grazie.

    Ed un'altra grazia segnalata accordava ad una fanciulla del nostro paese, e tutti voi rammentate Lucia d'Annibale a dodici anni rimasta storpia negli arti inferiori. La poverina passava le intere giornate nel letto o sulla sedia.

   La terza Domenica di luglio del 1882 alla madre sorse il bel pensiero di condurre la figliuola ad implorare la grazia a S. Ciriaca. La prese tra le braccia la portò in chiesa, e dopo pochi minuti di preghiera la fanciulla si alzò, incominciò a camminare da sé e sana e libera tornò in casa con grande ammirazione e fede dei desti. *

    Ed in questo giorno sì bello apriamo l'amore alla gioia o cittadini, ringraziamo il Signore, esultiamo in Lui perché un grande tesoro ci è dato possedere, è il Sacro Corpo dell'inebita Verginella e Martire S. Ciriaca.

   Noi che avemmo la fortuna di accogliere fra le mura della nostra città si sacro, venerando ed augusto deposito, deh! Non ci mostriamo indegni di tanto favore.

  Se quest'urna col suo muto ma eloquente linguaggio ricorda a' vostri figli le virtù di una eroina, che in freschissima età seppe erigersi il capo di una duplice sorte, deh! fate che essi ne imitino la purità, la costanza, il fervido affetto al Redentore.

* Noi che in quella veneranda urna accogliamo così prezioso tesoro, proniamoci all'ombra, avvaliamoci del patrocinio di sì grande Santa.

   Nei travagli, nelle infermità, nelle miserie che sogliono rendere sì duro il misero e figlio in che versiamo innalziamo supplichevoli a Lei le nostre pene.

   Chiamiamola in nostro soccorso nelle angustie e nei perigli, amiamola sempre con devozione sincera, cordiale, sentita, invochiamola con l'accento di una preghiera confidente, umile, perseverante, invochiamola sempre per quel sangue ch'Ella generosamente sparse per la fede di G. C. e viviamo pur certi che l'inedita nostra Eroina veglierà amorosamente nella nostra Città. S'impegnerà a spargere su di noi le sue grazie, attenuerà le nostre pene, consolerà i nostri affanni, ci proteggerà, difenderà, benedirà ed in questa sera genuflessi e col cuore sulle labbra preghiamoLa: Omissis

   Analogie si riscontrano, come per S. Ciriaca, nella traslazione dei resti di S. Irene di Catignano:

   Nel 1802 Papa Pio VII diede l’autorizzazione di prelevare i resti dei martiri che si trovavano nelle catacombe di S. Priscilla, sulla Via salaria Nuova, in Roma

   Nel 1834 il corpo di S. Irene, assieme al vasetto del sangue ed alla lapide marmorea con l’iscrizione del nome di IRENE, fu consegnato da Card. Zurla a Padre Enrico da Catignano, cappuccino.

   Nel 1847 per opera di un altro cappuccino, padre Giuseppantonio, anch’egli nativo di Catignano ed allora ministro provinciale, il corpo di S. Irene fu trasferito da Roma a Catignano, nella chiesa abbaziale di S. Maria.

   Tra le forme nelle quali…

   Si tratta di pellegrinaggi…

   Abbastanza vasta è la produzione letteraria e musicale su Santa Ciriaca e Sant’Irene. Gli inni dedicati a Santa Ciriaca sono: " Inno a S. Ciriaca" versi e musica di Andrea Di Girolamo; "Inno a S. Ciriaca " musica di A. De Amicis e arrangiamento per banda di A. Cipriani; " Inno a S. Ciriaca " musica di Andrea di Fonzo eseguito in occasione del centenario della traslazione del Sacro corpo di S. Ciriaca il 25 luglio del 1934.

   Gli inni dedicati a S. Irene sono sei, il più antico è stato pubblicato nel 1885 “Alma ed eletta vergine”, un altro inno “Innocente verginella” nel 1947; in occasione del centenario della traslazione fu composto “Inni e precii con ardore”” parole di Mons. Giulio Tobia e musica del prof. Antonio De Amicis; Domenico Tinozzi compose in latino con traduzione italiana l’Inno in onore di S. Irene; nel 1948 padre Carmine compose in latino un inno a S. Irene “Cutinae gens”; nel 1961 la prof.ssa Orlando compose “Fra luci e vaghi fiori”, musicato da Padre Giuseppe de Ramundo.

   Le feste dedicate a S. Irene cadono la IV domenica di Maggio e il 20 Ottobre; quella di S.Ciriaca cade l’ultima domenica di Luglio con l’esposizione delle reliquie della Santa il Venerdì.

DEPUTAZIONE ABRUZZESE DI STORIA PATRIA

INCONTRI CULTURALI DEI SOCI

VII

San Clemente a Casauria

20 Maggio 2001

Supplemento del

BULLETTINO

REMO DI LEONARDO – VITTORIO MORELLI

NOTIZIE DEL SACRO CORPO

DI SANTA CIRIACA VERGINE E MARTIRE

   Dopo la pubblicazione del manoscritto dell'Elogio a S. Ciriaca V. e M. di Don Everino Conti, Parroco della Parrocchia di Pianella del S.S. Salvatore- Pianella , 7 luglio 1906 e delle notizie e documenti apparsi in merito sul Supplemento del Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria (Avezzano 10 Maggio 1998) abbiamo voluto, in questo anno giubilare, onorare e ricordare la figura di Santa Ciriaca V.M. , che si venera nella chiesa madre di S. Antonio in Pianella in provincia di Pescara, rendendo noti alcuni documenti,  che vanno a completare o meglio ad integrare quelli sin qui conosciuti.

   Opuscolo con la copertina recante la scritta: NOTIZIE DEL SACRO CORPO - DI SANTA CIRIACA - VERGINE E MARTIRE - CHE SI VENERA - NELLA CHIESA COLLEGIALE E MATRICE -  DI S. ANTONIO ABATE NELLA CITTA' - DI - PIANELLA (Abruzzo Teramano) - PESCARA- Tipografia dei fratelli Zazzetta e C.1890- Archivio Parrocchiale di Pianella.

NOTIZIE DEL SACRO CORPO

DI

SANTA CIRIACA

VERGINE e MARTIRE

CHE SI VENERA

NELLA CHIESA COLLEGIALE E MATRICE

DI S. ANTONIO ABATE NELLA CITTA'

DI

PIANELLA (Abruzzo Teramano)

  Il Sacro corpo di Santa Ciriaca Vergine e Martire, di nome proprio, fu ritrovato nel cimitero di S. Priscilla in Roma, via Salara nuova, il dì 26 Febbraio 1817, (1) avvolto in eleganti vesti di seta, con ampolla tinta di sangue e con la seguente iscrizione scolpita in tavola di marmo:

QUIRIACAE IN PACAE

  Addì 15 Marzo 1834 venne donato dalla Santità di Papa Gregorio XVI a F. Giuseppangelo di Fazio Cappuccino da Pianella, missionario Prefetto e Visitatore Apostolico.

  L'Ill.mo Vescovo di Fazio poi ne fece dono a questa diletta patria Pianella con istrumento rogato pel Notar Pignatari nel dì Aprile 1834.

  Molti e varii sono i miracoli registrati, dei quali, per amor di brevità trascriviamo i seguenti:

 A dì 1.° Giugno 1855 vennero in Pianella Orazio Muscianese e la sorella Filomena a visitare il Sacro Corpo di S. Ciriaca V. e M. per isciogliere un voto fatto alla stessa, dichiarando che da molto tempo avevano particolare divozione alla detta Santa, di cui tengono in casa una immagine grande dipinta, ed a cui fanno ogni anno celebrare in Morro, loro patria, un triduo con l'Esposizione del SS.° Hanno confessato che la Filomena avendo patito, fin da piccola, infermità viscerali con attacchi nervosi, dietro l'uso dei rimedii tanti, e varii, non poteva guarire. Finalmente in Aprile 1853 votandosi entrambi alla Santa, la inferma fu sana, e non ha sentita più male in seguito di tempo sino ad oggi ch'ella si trova nell'età di anni 19 circa.

LEONE CAN.CO RICCI

II°.

 Angela Muscianese, figlia di Orazio e di  Maria di Berardino, nata in Morro d'Oro provincia di Teramo, cadendo da una rupe alta ottantacinque palmi, in contrada detta volgarmente Laicornia, urtò sopra una pietra quadrata, ove si videro tre gocce di sangue non conoscendosi il punto donde le erano uscite.

 Non riportò lesione alcuna per la vita, invocando, mentre cadeva, il nome della Verginella S. Ciriaca. Questo avvenne alla presenza di suo padre suddetto Orazio Muscianese, ne dì 22 Aprile, ad ore venti dell'anno 1865.

FRANCESCO CAN.CO DE BERARDINIS

III°.

 Lucia d'Annibale, figlia di Ferdinando e di Maria Nicola di Lorenzo di Pianella, nella età di anni dodici era rimasta storpia negli arti inferiori, e nonostante le molte cure dell'arte salutare, pure il male non fu vinto.

 La poverina passava le intere giornate o sul letto o nella sedia. Nel giorno della Festa di S. Ciriaca, celebratasi nella terza Domenica di Luglio 1882, alla devota e pietosa madre surse il bel pensiero di condurre la figliola a chiedere grazia innanzi il Sacro Corpo di Santa Ciriaca, esposto alla pubblica venerazione. La prese tra le braccia, la portò in chiesa, e dopo pochi minuti di preghiera, la giovinettina si alzò da sè incominciò a camminare, e sana e libera tornossene in casa, con ammirazione e grande fede dei devoti. questo avvenne nella terza Domenica di Luglio dell'anno del Signore 1882.

V. CAN.CO VERROTTI

IV°

 Oggi 19 Luglio 1889 alle ore 11 ant.m. si è presentata in questa Chiesa Abbaziale e Collegiale di S. Antonio Abate di Pianella,  Maria Nicola Goretta, dei furono Giovanni e Teresa Latafonte di Giulianova, Abruzzo Teramano, della età di anni 60 circa, la quale ha detto che, essendo malata fin dal 1872 di male artritico incurabile, erasi recata a S. Ciriaca ad implorare la grazia della guarigione, ha dichiarato " che mentre pregava innanzi il Sacro Corpo di S. Ciriaca, esposto alla pubblica venerazione, le è sembrata di sentire una voce che le diceva " alzati che sei guarita", ed ella gittandosi via i due bastoni, senza dei quali non poteva reggersi in piedi, ha incominciato tosto liberamente a camminare, come se non fosse stata affetta da nessuna infermità. Il che è avvenuto alla presenza di molto popolo devotamente raccolto in Chiesa.

 I testimoni, che certificano la infermità della suddetta Maria Nicola Goretta, sono i qui sotto segnati, tutti di Giulianova:

 Raffaele di Meo - Antonio di Paolo - Maria Domenica Rossetti - Splendora Muscignano - Splendora Canzanese - Lisa Brunetti - Concetta di Marzio - Angiolina Nepego - Innocenza Rodolfi.

 I suddetti hanno tutti attestato alla presenza del Rev.do Parroco D. Vincenzo Can.co Verrotti, Missoniario Apostolico, e di me sottoscritto D. Francesco Can.co de Berardinis, mentre essi pregavano, ha loro aperto gli occhi.

 Del che se n'è redatto il presente verbale da me sottoscritto e firmato, e dai sotto notati testimoni che hanno sentito il racconto, che fedelmente si è sottoscritto.

FRANCESCO CAN.CO DE BERARDINIS

FILANDRO BEVILACQUA- ROSARIO CAVALLONE

PIETRO PAOLO DI NICOLA -

V°.

 Per ben tre volte la Taumaturga Verginella e Martire S. Ciriaca ha aperto i suoi occhi.

 Li apriva ad un gentiluomo cittadino da Pianella nel 1834, e tanto il gentiluomo se ne commosse che, da valente Avvocato e Giudice che era fecesi Religioso Domenicano.

 Li apriva ad una compagnia di pellegrini da Castel del Monte nel mese di Luglio del 1882.

 Ed in questo giorno 19 Luglio 1889 li ha aperto ai sufferenti giuliesi, come essi stessi hanno dichiarato ed attestato.

VINCENZO CAN.CO VERROTTI

PARROCO DI S. LEONARDO E MISSIONARIO APOSTOLICO

       Pianella 8 Giugno 1890.

 Si è presentata Anna Zopita Fajeta moglie di Vincenzo Catena di Città Sant'Angelo, Abruzzo Teramano, seco conducendo una sua figliuola di anni 12 a nome Anna-Domenica: Ella ha narrato " che, la suddetta figliuola fin dalla infanzia, per debolezza degli arti inferiori, non era mai potuta levarsi in piedi ed andar sola, e che ogni rimedio apprestato dai buoni medici del suo paese non aveva prodotto nessuno effetto". Ha soggiunto " che un giorno andò in sua casa un poveretto sconosciuto a chieder limosina, e che vedendo la ragazza, che giaceva a terra, compiacendone lo stato purtroppo infelice, disse a lei di raccomandarla a S. Ciriaca di Pianella che le avrebbe interceduta la grazia": che essa sentì il pietoso consiglio votandosi a S. Ciriaca ed oh! miracolo! surge et ambula, sorgi e cammina, disse Gesù Cristo al paralitico, e sorgi e cammina ha ripetuto, per intercessione di S. Ciriaca alla piccola e storpia Anna Domenica, la quale da quel momento incominciò ad alzarsi ecamminare, ed oggi otto Giugno 1890  è venuta in questa Chiesa Collegiata di S. Antonio Abate, in compagnia di sua madre Anna Zopita a ringraziare S. Ciriaca del miracolo ricevuto.

VINCENZO CAN.CO VERROTTI PARROCO

 Infermi guariti per intercessione di S. Ciriaca V. e M. dal mese di Settembre 1888 a tutto Aprile 1889.

 1.°Carmela d'Addario di anni trentacinque di Pianella, guarita miracolosamente da Tifo, nel mese di Settembre 1888.

 2.°Vincenzo Donato Chiarieri di Pianella di anni 69, guarito da fiera pleuritide nel mese di Febbraio 1889.

 3.° Anna Zopita Filippone di anni 70 di Pianella, liberata da lombaggine cronica, che le impediva di camminare nel Luglio 1889.

 4.°Odoardo Verrotti di mesi 28 figlio dell'Avv.to Felicissimo, guarito da tifo Luglio 1888.

 5.°Giacinto Santuccione di anni 2 figlio di D. Andrea, liberato da malattia viscerale nel Luglio 1889.

 6.°Teresina de Deo di Luigi di Pianella, di anni 25, guarita da colica nel 6 Gennaio 1890.

 7.° Ciriaco di Sabatino, figlio di Antonio di Pianella, di mesi 30, guarito da malattia viscerale Febbraio 1890.

 8.° Antonio Ronci di Pianella, di anni 45, da ferita mortale, nel mese di Febbraio 1890.

 9.° Filandro de Collibus di D. Vincenzo, di mesi 5 guarito da bronchite Marzo 1890.

 10.° Maria Maiano di Loreto Aprutino di anni 35, liberata da cronica malattia reumatica, nervosa Aprile 1890.

Devota preghiera a S. Ciriaca Vergine e Martire, composta dal Missionario F. Giuseppangelo di Fazio Cappuccino da Pianella, Vescovo, Prefetto, e visitatore Apostolico, Prefetto delle missioni tra Grigioni,Visitatore Apostolico per le missioni in Tunisi, Vescovo in purtibus in Mauritania- nell'alto Tibet- Visitatore Apostolico delle Indie, e poi Visitatore a Geropoli ed Aleppe, con la Delegazione Apostolica del Monte Libano, quindi in Siria, Cipro ed Egitto per le faccende ecclesiastiche di Oriente. Ma il Cielo rivuole i suoi; ed ai 13 di Ottobre 1838 vi tornò F. Giuseppangelo di Fazio pochi mesi dopo che era giunto in Andura sua residenza. Una requie.

 "Eterno provvido Signore, Voi che il Sacro Corpo della innocente Verginella, e gloriosa Martire Santa Ciriaca, dopo molti secoli che rimase sconosciuto nel Cimitero di Santa Priscilla in Roma, disponeste che fosse ritrovato, e venisse quindi donato a Pianella: Voi, che nulla operate invano, fate che ciò sia di spirituale e temporale nostro vantaggio. Fate, o Signore, che noi pentititi dei nostri falli, e della nostra tiepida vita, prendiamo ad imitar le virtù di tale Santa, che voi voleste alla pubblica venerazione, specialmente la purità dei costumi, la carità, e la sofferenza nel patire per l'amor vostro. Fate, che Ella sia nostra Avvocata; e per la sua intercessione liberateci sempre dalle disgrazie temporali, e soprattutto teneteci lontano dal peccato, fateci vivere in grazia vostra affinchè morendo con la morte dei giusti, possiamo venire in Cielo a godervi perpetuamente.

Così sia "

Con Rescritto dei 19 Marzo 1834 la Santità di Papa Gregorio XVI°. accordò la indulgenza di 12, anni, applicabile anche per i defunti a tutti quelli, che reciteranno cinque Pater ed Ave, per la propagazione della Santa Fede, innanzi il Sacro Corpo di S. Ciriaca Vergine e Martire, di nome proprio, donato, alla Città di Pianella, nel I° Abruzzo Ulteriore.

Perdonanza di S. Ciriaca in Pianella

 Con rescritto dei 15 Luglio 1889 dalla Santità del Sommo Pontefice Papa Leone XIII. vennero accordate le Indulgenze Plenarie, applicabili anche per i defunti, da lucrarsi dai fedeli, che, confessati e comunicati, visitano il Sacro Corpo di S. Ciriaca dai primi ai secondi Vespri della sua Festa.

 Fatevi la carità di pregare per chi si raccomanda alle vostre orazioni.

  

(1) Reg. Tom. III pag. 235

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