Arti e mestieri a Pianella - Frammenti storici di vita quotidiana / 5 – Fabbri ferrai, stagnini e maniscalchi

29 Maggio 2023

REMO DI LEONARDO.

La ricerca nel mondo del lavoro con i suoi protagonisti che si sono passati le notizie di segreti del mestiere da generazione in generazione nell'arco degli ultimi due secoli continua in questo numero con i fabbri ferrai, stagnini e maniscalchi.

     Il fabbro ferraio è stato il mestiere più duro sin dall'antichità. Toccava al fabbro ferraio fornire gli attrezzi di lavoro ai contadini: vomeri per gli aratri, zappe, bidenti, pale, falci, tutti attrezzi che avevano bisogno di una continua manutenzione con intervento sempre “a fuoco”, con l'uso cioè della forgia, dell'incudine e del martello.

     La bottega del fabbro aveva almeno tre giovani apprendisti, il più giovane dei quali era detto a tirare il mantice che alimentava la forgia per la trasformazione della verga di ferro in “pezzo d'opera”.

     Anche tra i fabbri si distingueva chi aveva delle doti artistiche: tali sono infatti gli oggetti come le grandi serrature delle porte dei palazzi gentilizi del nostro paese con le chiavi nonché dei battenti, cancelli, inferriate, ringhiere, lampioni, ecc…

     Il maniscalco, mestiere strettamente legato alla vita contadina, è scomparso dalla realtà economica dei nostri paesi e se ne conserva soltanto il ricordo.

Stabilire una data di nascita per l'attività del maniscalco è un'impresa pressoché impossibile perché le sue origini risalgono ai tempi più antichi.

Maniscalco: Di Marco Pietro detto l'Amerecane e Faieta Riccardo (suo genero).

Era un mestiere umile e mal retribuito. La ferratura di un cavallo o mulo o asino non avveniva solo presso la bottega ma anche in campagna dove il maniscalco spesso veniva chiamato per ferrare i cavalli di uno stesso padrone. Per una buona ferratura il maniscalco acquisiva dimestichezza con l'animale per conoscerne la reattività: se questo era docile gli bastava tenerlo per le redini o per la cavezza, se invece era irascibile, gli metteva intorno al muso la mordacchia (turcemòsse) e la pastoia (pastore) alle zampe.

Per una serratura in grado di resistere il più possibile nel tempo e di inondare fastidio all'animale, occorreva soprattutto che il maniscalco trovasse il punto neutro dello zoccolo, dove far entrare i chiodi. Quando però per sbaglio si veniva a toccare la carne viva la bestia se imbizzarriva.

Essere maniscalco significava conoscere gli animali e la loro struttura anatomica: infatti un bravo operatore non si limitava a ferrare gli animai, ma era in grado di diagnosticarne i mali e addirittura di curarli, intervenendo con rimedi empirici, pure efficaci.

Il maniscalco praticava anche le castrature su animali particolarmente irrequieti o su soggetti destinati all'ingrassaggio. Non era esente da pericoli e spesso presentava i segni dei calci infertigli dagli animali.

Maniscalco: Cutilli Paolo detto Pauline lu ferracavalle.

FABBRI FARRAI, STAGNINI E MANISCALCHI DAL 1774 AD OGGI

Di Fazio Pasqua Antonio (1774) armaiolo;  Cutilli Giuseppe (1781); Giordano Alessandro (1787); De Angelis Giustino (1790); Gigante Pantaleone (1792); Di Leonardo Gennaro (1802); Melchiorre Domenico (1803); Di Leonardo Camillo (1804); De Rentiis Angelo Maria (1805); Ferrara Camillo (1809); Cutilli Giovanni (1815); Cutilli Vincenzo (1821);  Ciapella Domenico (1824); Ferrari Raffaele (1826); Di Leonardo Giovanni (1833); Tucci Domenico, stagnaro, (1835); Di Leonardo Francesco (1839); Dell'Osa Camillo , calderaio (1842); Dell'Osa Antonio, calderaio( 1886); Viola Camillo (1874); Ferri Raffaele (1889); Ferri Gaetano (1895); Di Leonardo Francesco (1897);  Granata Vincenzo (1899); Dell’Osa Rocco, stagnino, (1900); Pietranico Vincenzo (1901); Granata Alfonso (1901); Vespasiano Giuseppe (1902); Ferri Carlo Giuseppe, armaiolo, (1906); Savini Rolando, fabbro; Cutilli Paolo, maniscalco, (1906); Chichiriccò Giuseppe (1909); Granata Guerino (1909); dell'Osa Giuseppe, stagnino, (1909); Viola Donato (1923);  Viola Silvestro (1915); Viola Domenico (1921); Di Marco Pietro, maniscalco, (1921); Lauducci Raffaele, stagnino, (1923); Del Biondo Donato (1924); Priscilli Antonio (1928); Vespasiano Vincenzo (1936); Viola Luciano.

ARNESI  

L’angutele = incudine; lu ceppone = ceppo o toppo (banco di lavoro del maniscalco;  lu furbece = cesoia; lu sallatore = saldatore a fuoco;  la ponde =  punta da stampo; lu martellone =  martello da ferraio;  lu pendolle = punta per la lamiera; lu maschjie = arnese per filettatura = la matravede = madrevite;  lu tajole= tagliolo;  lu contratajole = controtagliolo;  lu plegaferre =  arnese per piegare il ferro;  lu plegatubbe = arnese per piegare il tubo; la tenaje da ferre = tenaglia da ferro;  la  leme a mmazze = lima da ferro;  la leme a cote =   lima rotonda; lu martelle de lone = mazzuolo; lu scarapelle = scalpello da maniscalco; la cincire = arnese per fare la testa ai chiodi;  lu gnole = tasso, incudine;  lu rettezzafoche = attizzatoio; lu raschiafoche =  raschiatoio per rimuovere il fuoco; lu furnelle = fornello, alimentato da un mantice; la forge = forgia; lu mantece = mantice.

Foto: archivio " Ama Pianella".

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