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ARCHEOLOGO PER UN GIORNO

ANTONIO MEZZANOTTE.

A Catignano (PE), presso l'ex convento francescano, verrà istituito un deposito della Soprintendenza archeologica per tutti i reperti rinvenuti nei territori di Catignano, Cepagatti, Nocciano e Rosciano che, negli anni dei loro ritrovamenti, sono stati collocati presso altri siti, come ad esempio il deposito provinciale di Caprara a Spoltore (PE), il museo archeologico di Chieti e quello di Sulmona.

È una buona notizia, poiché pare opportuno che il territorio si riappropri delle testimonianze del proprio passato, a patto, ovviamente, che esse siano ben custodite e rese fruibili agli stessi abitanti.

L'occasione della visita a Catignano per la Giornata Europea del Patrimonio mi ha fatto tornare in mente un episodio curioso che mi ha visto coinvolto.

Correva l'anno 2004, estate, ero stato eletto da poco consigliere comunale a Rosciano e nominato assessore alla cultura. Erano in corso dei lavori di sbancamento all'interno del campo sportivo comunale per la realizzazione della piazzola in cemento. Andai lì per non ricordo più quale motivo. Ad un certo momento della mattinata, la ruspa smosse della terra da cui emersero ossa umane. Si fermò tutto, si avvertirono i carabinieri. Arrivò il comandante della stazione di Rosciano, maresciallo Dambra. A guardar bene, dallo scavo unitamente alle ossa vennero fuori anche pezzi di vasi in terracotta, una punta di freccia. Poteva trattarsi di una tomba antica.

Allora, si pensò di avvisare la Soprintendenza e in men che non si dica giunsero sul posto Andrea Rosario Staffa, Osvaldo Corneli e una giovane archeologa di cui non ricordo il nome.

Insieme a un operaio comunale, con pale e badili cominciammo, pure io, a togliere le zolle di terra.

E poco alla volta emersero altre ossa, una punta di lancia, diverse punte di frecce, pezzi di vasellame. Il caldo veniva combattuto con birra fresca e anche con un frizzantino Roxan che l'ottimo Cenzino Fiore non fece mancare.

Ormai a sera inoltrata, alla luce dei potenti fari del campo sportivo, quando stavamo per coprire tutto con i teloni, Osvaldo Corneli tirò fuori un vaso completamente intatto, di colore bluastro o verderame, i ricordi sono labili.

Che fare? A quell'ora, saranno state le 21.30 circa, dove depositare quel vaso? Lasciarlo lì era impensabile. Il tempo minacciava pioggia. Ebbi un'idea: l'avrei tenuto io fino all'indomani. Lo riponemmo in una cassetta e mi riportai a casa per una notte un vaso del I o II secolo avanti Cristo! Fu emozionante.

La mattina dopo riconsegnai tutto ai funzionari della Soprintendenza e lo scavo continuò. Ma ormai non vi era altro da trovare.

Quel vaso andò al deposito archeologico di Caprara e, chissà, forse sarà stato ora collocato a Catignano.

L'anno appresso, 2005, estate, nel corso dei lavori di sbancamento per la realizzazione della cabina di trasformazione ENEL posta di fronte al medesimo campo sportivo, furono rinvenute altre tre tombe, e si ripeté la stessa storia, solo che non uscirono vasi ma tre scheletri interi, fibbie e una lancia. Cambiò il vinello fresco, che fu un Marramiero offerto da un tecnico dell'ENEL.

Quelle tombe, sia del campo sportivo, sia della cabina ENEL, erano parte di una più ampia necropoli annessa a una villa di età repubblicana collocata a ridosso del Tratturo, una realtà insediativa continuata durante l'alto medioevo e della quale restano tracce documentarie nella chiesa di San Pietro ai Colli di Villa Oliveti (oggi scomparsa). Ma quella è un'altra storia....

(Nella foto: un vaso scoperto in località San Lorenzo a Villa Oliveti, risalente al II sec. a.C., esposto a Catignano nella Giornata Europea del Patrimonio di ieri 24.09.2022)

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