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Appunti per un tracciato storico dell'economia agricola di Pianella prima e dopo l'unità d''Italia.1

REMO DI LEONARDO.

Prima di tratteggiare, seppur succintamente, una ricerca sull'economia agricola è più in generale sullo stato economico e sociale pre - post unitario a Pianella, mi sembra necessario richiamare l'attenzione su di un punto e cioè che questo piccolo tracciato storico inevitabilmente interesse coinvolge tutta la provincia di Teramo di cui Pianella ha fatto parte sino al 1927; data della istituzione a provincia della città di Pescara.

Si tratta di un periodo di tempo che ha visto l'economia agricola di Pianella e della provincia di Teramo attraversare tre fasi punto una prima fase dal settecento al 1820 che vede registrare una forte depressione economica con una agricoltura primordiale. seconda fase dal 1820-25 al 1850 dove si incominciano a notare un rilancio delle attività economiche con una ascesa dello sviluppo della dell'Agricoltura e aumento della popolazione. una terza fase del 1850 al 1900 in cui ad un primo arresto succede un nuovo rilancio dell'economia sia industriale che agricola.

Soffermandoci, seppur brevemente sulla prima fase ed evidenziandone gli aspetti principali, si può constatare come all'interno della provincia teramana le campagne erano spopolate e coltivate pochissimo.

Dal Tronto al Pescara le campagne per la maggior parte si presentavano acquitrinose e vi si poteva coltivare solo il riso punto nel catasto onciario di Pianella, degli anni 1746-47 conservato presso l'archivio della Regia Camera Summaria, oggi Archivio di Stato di Napoli, il volume numero 211, di pagina 276 raccoglie tutte le informazioni patrimoniali di dimoranti proprietari non residenti, Enti ecclesiastici secolari di Pianella, sui cittadini assenti, fuochi e dipendenti dai feudi numerati, chiese, monasteri, e luoghi Pii siti in Pianella. In questo documento tra i mestieri primeggia quello di bracciale con 177 capi famiglia esercitanti il lavoro di bracciale segue quello di massaro, (piccolo proprietario terriero) che si poteva permettere di tenere a domicilio dei garzoni, delle serve e utilizzare cavalli e buoi aratori, con 28 unità, alcuni capi famiglia ultrasettantenni vengono catalogati come decrepiti nel numero di 9 , artigiani a "staje" (in affitto) sartori n. 7, scarpari n. 1, calzolai n. 3, falegnami n. 3, ed 1 maestro falegname; uomini di campagna n. 3, speziali di medicina n. 3, vaticali trasportatori con muli asini e cavalli da soma e da tiro per conto terzi n. 3, chierici n. 3, periti di campagna 3, sacerdoti n. 7 , diaconi n. 2, sacerdoti curdi n. 2, bizzocche n.1, giovane di spezieria n. 1, dottori n. 2, dottori fisici n. 1, monache n. 1, giudici n. 1, serve n. 3, garzoni n.1, bifolchi n. 3, bottegaro n.1, notaro n.1, fabbricatore n. 2, fornaro n.1, barbiere n. 3, porcari, pastori n. 1.

Altre notizie riguardano la sfida delle pecore dette del Regio Stucco, pecore affidate a coloni della soccida o a bracciali per il pascolo estivo nelle scoppio e nelle spasi liberi.

In un documento del 1794 si parla di un patto Agrario stipulato tra il signor Don Biagio d' Ottavio e i fratelli Saverio e Domenico Troiani di Villa Castellana,(2). Questo documento si rivela di una certa importanza in quanto ci fa conoscere ad esempio qual era il valore economico dato sia agli animali ma anche al terreno, alle derrate e attrezzi agricoli dell'epoca del nostro paese. Due bovi vengono valutati 72 ducati; due vacche chiamate Cimanella e Faianella ed un Giovenco vengono valutati 44 ducati; uno "Ienco" pigliato da un certo Pier Domenico Alberto, venti ducati, una giumenta del valore di 22 [...]

Nel periodo francese nel teramano si diffondevano intensa attività tessile a carattere familiare con Chiara diffusione della coltivazione del Lino e si tentava quella del cotone. Nel 1840, sorgeva a Chieti una fabbrica di pannilana che dava tessuti paragonabili a quelli forniti dai merini spagnoli naturalizzati quantunque sia adoperasse lana comunque indigena.

Oltre alla canapa e al lino, si portavano legalmente o per contrabbando, tessuti, legnami, ferro grezzo e lavorato, rame, attrezzi agricoli, vetro e carta. Sempre in questo periodo operavano due concerie una a Teramo e l'altra a Penne, che oltre a lavorare il prodotto locale ne importavano altro, e tuttavia la produzione non bastava soddisfare il consumo interno. Gli ostacoli che si che si frapponevano ad uno sviluppo agricolo in questa prima fase era da ricercarsi nella mancanza di grandi capitali, mancanza originate dallo sminuzzamento di beni fondiari. Un altro motivo, connesso al primo, era l'impossibilità di ottenere prestiti senza ricorrere agli usurai e quindi la necessità di far nascere urgentemente istituti bancari.

Pianella solo alla fine dell'ultimo decennio del secolo sarà sede di una cassa di risparmio non chiede l'ufficio del Registro; vi operavano: uno sportello della Banca Popolare Cooperativa, il Credito Adriatico, Società Bancaria Abruzzese, Cassa di Credito Agrario. Il barone Camillo De Felice è stato fondatore del Credito Fondiario. Vi operava anche il Monte Frumentario.

Continua...

Remo DI LEONARDO, articolo tratto dal Catalogo 4 Festa della Campagna, Rassegna di Arte e Cultura popolare abruzzese, luglio 1999.

Foto: Archivio Privato R.d.L.

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