1. Abruzzesità e dialetto in Gabriele d'Annunzio

REMO DI LEONARDO.

Dal catalogo del Premio Nazionale di Lettere, Arte e Scienze, - Selezione di Poesia Giuseppe Porto XV Edizione 22 dicembre 2012. [...]

Prima parte.

[...] A lui, Vate della letteratura italiana che “fece dell’Abruzzo la terra della propria fantasia” (1),va il merito di aver immesso come è stato per Verga, la cultura meridionale nel contesto nazionale, sprovincializzando l’Abruzzo.

Nel giugno 1904 G. d’Annunzio fece ritorno in Abruzzo, prima a Pescara e poi a Chieti, per la prima rappresentazione della sua tragedia "La figlia di Iorio". L'opera venne rappresentata al Teatro Marrucino di Chieti in tre spettacoli, alla vigilia di San Giovanni, con grandissimo successo di pubblico e di critica.

In seguito, la tragedia fu messa in scena anche in vernacolo abruzzese il 24 agosto 1923, nella traduzione fatta da Cesare De Titta; una versione in dialetto siciliano si deve a Giuseppe Antonio Borgese (1904), mentre una parodia in napoletano con il titolo Il figlio di Iorio (1904) la fece Edoardo Scarpetta con conseguenze giudiziarie che porteranno la società degli autori a denunciarlo per averlo rappresentato senza permesso.

Una versione musicata fu composta nel 1906 da Alberto Franchetti, con riduzione del testo a libretto d'opera dello stesso D'Annunzio.

Anche de “La Fiaccola sotto il moggio” (1905) scritta da d’Annunzio in un solo mese, nel febbraio del 1905, e subito rappresentata a Milano, al Teatro Manzoni, riscuotendo anche questa volta un notevole successone, esiste una mia versione dell’opera, tradotta in dialetto abruzzese che con prefazione del Prof. Vito Moretti, viene data in stampa nel luglio del 2005. (2)

Altra opera scritta dall’autore da segnalare è Lu Messìe dell’Abruzze: un personaggio che il d’Annunzio non ebbe esitazione ad includere in varie pagine del Trionfo della morte. Si tratta di un racconto teatrale liberamente ispirato all’omonimo saggio-biografico di Antonio De Nino, Il Messia dell’Abruzzo ovvero la storia “di quella pittoresca figura del matto di Dio, di quello strano profeta espressione di una religiosità popolare smisurata, affetto da monomania religiosa, esaltazione mistica che fu Don Oreste De Amicis di Cappelle.”

La sosta

La figlia di Iorio.

Aligi- Madre, e chi grida così forte? – 

E Candia

I mietitori fanno l’incanata. Dalla pazzìa del sole Iddio li scampi. E dal sangue li guardi il Battista!

Trionfo della Morte

“E’ una compagnia che va alla Madonna di Casalbordino” disse Candia... Evviva Maria! Maria Evviva! Evviva Maria e chi la Creò!..

“Le compagnie precedute dai crociferi, can­tando l'inno, in lunghe file, giungevano, passavano, scom­parivano”.

In vista del Santuario (Trionfo della morte)

Note

1Goffredo Bellonci, Gloria alla Terra, (G. d’Annunzio e l’Abruzzo), Editrice dannunziana abruzzese Tip. Italica, PescaraVia Tiburtina 192-196 marzo MCMLXIII, p. XVI.

2   Remo di Leonardo, La Fiaccola sotto il moggio, versione e traduzione in dialetto abruzzese, opera rappresentata a Pianella in provincia di Pescara, il 24 luglio 2005 presso il Chiostro di San Domenico (Largo Teatro).

      Successivamente, l’opera è stata presentata a Pescara nell’ambito della prima edizione del “d’Annunzio Festival nel 2008” nel Complesso dell’ex Aurum al Prof. Moretti e dall’autore, conclusasi con una piece teatrale della Compagnia Teatrale “Amici di Eduardo” con la partecipazione di Riccardo di Sante, Maria Pastore, Elisabetta Di Nicolantonio.

3 Remo di Leonardo, Lu Messìe dell’Abbruzze, pubblicato e rappresentato a Pianella l’8 settembre 2011 dalla Compagnia teatrale “Amici di Eduardo” di Pianella, attore protagonista e regista Riccardo Di Sante.

4 Remo di Leonardo, La Fiaccola sotto il moggio, versione ed adattamento testuale in dialetto abruzzese, luglio 2005, pagina 84, Abruzzo Vestino, Tip. Centrograf Cepagatti.

5 Goffredo Bellonci, Gloria alla Terra! (G. d’Annunzio e L’Abruzzo), Editrice dannunziana abruzzese- Tip.Italica, Pescara, Via Tiburtina 192-196, marzo MCMLXIII, p. XVI.

6 Ibidem.

Luoghi dannunziani

D’Annunzio, stabilitosi a Gardone Riviera, dopo aver peregrinato sino al 1921, ha costantemente avuto una grande nostalgia per il luogo natio e ha sempre manifestato un’evidente abruzzesità nelle opere migliori. Nei suoi scritti, infatti, non ha mai perso occasione di riaffermare l’amore verso la sua terra d’origine.

“Se oggi da Pescara risalirete il fiume sino alle gole di Popoli, o discenderete lungo il litorale sino a Francavilla Ortona e San Vito, o per i contrafforti della Maiella raggiungendo Guardiagrele e i più alti pianori dell’alta montagna vedrete quella natura e quegli uomini che egli vi ha descritto in poesie in novelle in drammi in pagine di ricordi.”(5)

Località non definite come la campagna intorno a Badiola deL’Innocente,  la  drammaticità religiosa di Casalbordino nel giorno della festa della Madonna dei Miracoli, il verde pendio di San Vito ricoperto di ginestre, dal trabocco Turchino, presso la scogliera, all’altezza di San Giovanni in Venere inebriata d’orizzonte, del Trionfo della morte; i luoghi della Figlia di Iorio, piena di riferimenti alle tradizioni popolari dell’antico Abruzzo, alle sue credenze, alla caverna montana, libero riferimento alla Grotta del Cavallone, detta anche della Figlia di Iorio con dentro una “fantasiosa” toponomastica ispirata alla tragedia; della Fiaccola sotto il moggio, l’opera “più tetra del poeta  in un aura come di crepuscolo malefico, le scene a cui più aderirebbe lo scenario della Valle del Sagittario sopra Anversa, dove il fiume corre giù ai piedi di gigantesche rocce che ne fanno un paesaggio dell’Inferno dantesco”.(6)

Questi versi ci riconducono all’antica e tradizionale festa di San Domenico, festa deiserpari che si svolge a Cocullo, paese a pochi chilometri da Anversa  degli Abruzzi il 1º maggio a partire dal 2012, precedentemente aveva luogo il primo giovedì di maggio, dove la tradizione dei serpari è molto forte.

Secondo una tradizione locale, il santo cavandosi il dente e donandolo alla popolazione di Cocullo fece scaturire nella popolazione una fede che andò a soppiantare il culto pagano della dea Angizia, protettrice dai veleni, tra cui quello dei serpenti. (continua)

CATALOGO- Premio Nazione di Lettere Arte - Selezione di Poesia "Giuseppe Porto", XV Edizione 2012.

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