
Signor Sindaco, consiglieri comunali, ex sindaci, ex consiglieri comunali , provinciali e regionali, orità e cittadini, grazie per essere qui in occasione di questo momento dedicato all’80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana.
Vorrei iniziare ricordando proprio la data di oggi, il 19 giugno 1946, un giorno che appartiene al percorso di nascita della nostra Repubblica. Pochi giorni dopo il referendum del 2 giugno, l’Assemblea Costituente compì un altro passo importante nella costruzione della nuova Italia democratica: venne definita, eliminando lo scudo della monarchia, la scelta della nostra bandiera, il simbolo che ancora oggi rappresenta la nostra identità nazionale. Il verde, il bianco e il rosso non sono soltanto tre colori, ma racchiudono una storia, le difficoltà attraversate dal nostro Paese, il desiderio di rinascita e la speranza di costruire un futuro fondato sulla libertà e sulla democrazia.
Il 2 giugno 1946 il popolo italiano fu chiamato a una scelta storica. Per la prima volta votarono anche le donne e, attraverso il voto libero, gli italiani decisero di affidare il futuro del Paese alla Repubblica. Da quella scelta nacque un percorso che portò alla nostra Costituzione, ancora oggi fondamento della nostra convivenza civile.
Ottant’anni sono un traguardo importante. Non rappresentano soltanto una ricorrenza da celebrare, ma anche un’occasione per riflettere sul valore delle istituzioni democratiche e sulla responsabilità che ciascuno di noi ha avuto, o continua ad avere, nel servirle.
Essere consigliere comunale, indipendentemente dalle idee politiche, significa assumersi un impegno verso la propria comunità. Significa dedicare tempo, energie e passione al bene comune. Chi ha ricoperto questo ruolo sa che dietro ogni decisione, ogni discussione e ogni voto c’è sempre stato il desiderio di contribuire alla crescita del proprio paese.
Questa sera abbiamo voluto riunire amministratori di diverse generazioni, persone che hanno vissuto stagioni politiche differenti ma che condividono una stessa esperienza: quella del servizio alla comunità. È un patrimonio prezioso che merita riconoscimento e rispetto.
Consentitemi anche una breve riflessione personale.
Io sono stato eletto consigliere comunale nelle file del Movimento Sociale Italiano.
Per molti anni quella forza politica è stata considerata da alcuni estranea o ai margini del cosiddetto “arco costituzionale”.
La storia della Repubblica, però, ci ha mostrato come la democrazia sia anche capacità di confronto, di evoluzione e di partecipazione. Culture politiche diverse hanno trovato nel tempo il modo di misurarsi nelle istituzioni e nel consenso dei cittadini.
Molti di voi ricorderanno una seduta del Consiglio comunale di quegli anni. In un momento di crisi amministrativa ci furono cambiamenti negli equilibri politici del Consiglio, come può accadere nella vita delle istituzioni.
Io, vivendo quella situazione dal mio punto di vista e sulla base delle mie convinzioni di allora, scelsi di manifestare il mio dissenso con un gesto simbolico: quella sera rimasi per tutta la seduta in piedi, tra il pubblico, senza prendere posto tra i banchi del Consiglio.
Oggi, a distanza di anni, non voglio ricordare quel momento come una contrapposizione tra persone. Ognuno di noi ha vissuto quelle scelte con le proprie convinzioni e con il proprio senso di responsabilità.
Lo ricordo invece come una testimonianza del valore che attribuivo al mandato ricevuto dagli elettori e al rapporto tra rappresentanti e cittadini.
Ed è proprio questo uno dei valori che ritrovo nella nostra Costituzione: la Repubblica non chiede uniformità di pensiero, ma garantisce il pluralismo, il confronto e la partecipazione democratica.
Le idee possono essere diverse, anche molto diverse, ma il loro confronto deve avvenire sempre nel rispetto delle regole comuni che la Costituzione ci ha consegnato.
A distanza di anni, credo che questa sia una delle grandi ricchezze della nostra Repubblica: la capacità di trasformare le differenze in confronto democratico e permettere a ogni cittadino di contribuire alla vita delle istituzioni attraverso il consenso e il voto.
La storia repubblicana ha dimostrato come il nostro Paese sia cresciuto anche attraverso il confronto tra culture politiche diverse. Idee e progetti, condivisi o meno, hanno fatto parte del dibattito pubblico e hanno contribuito al percorso della nostra democrazia.
Questa è, a mio avviso, una delle prove della forza della Repubblica: la capacità di accogliere il confronto, superare le divisioni e ricondurre ogni differenza all’interno delle regole democratiche.
La Repubblica vive nelle sue istituzioni, ma vive soprattutto nell’impegno quotidiano dei cittadini e di coloro che scelgono di mettersi al servizio degli altri, anche nei piccoli comuni, dove spesso la politica assume il volto concreto delle persone e dei problemi da affrontare ogni giorno.
Per questo il nostro incontro vuole essere un momento di gratitudine verso tutti coloro che hanno contribuito, nel corso degli anni, alla vita democratica del nostro Comune.
Da cittadino, oltre che da ex amministratore, sento particolarmente importante un pensiero finale: la Repubblica non è solo una conquista del passato, ma un impegno che ogni generazione è chiamata a custodire e a trasmettere a quella successiva.
Con questo spirito, vi invito ad alzare i calici.
Brindiamo alla Repubblica Italiana, ai valori della Costituzione, alla democrazia, alla libertà e alla partecipazione. Brindiamo alla nostra comunità e a tutti coloro che hanno servito e continuano a servire il Comune con impegno e senso delle istituzioni.
Viva il nostro Comune, viva la Costituzione, viva la Repubblica Italiana.
















