
di LORIS DI GIOVANNI
Nel medagliere del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano si conserva una moneta bronzea incisa dal pianellese Antonio Ferrante. Un suo profilo era stato tracciato da Vincenzo Bindi che così lo descrisse apag.121 del suo volume sugli Artisti Abruzzesi edito a Napoli nel 1833:
Sortì di natura inclinazione mirabile per l'arte del rilievo, che gli antichi esercitavano nel marmo, su i metalli, sull'avorio e sulla creta, arte piena di difficoltà, perché nuda di ombre, se ne togli le vere.Il Ferrante recossi a Napoli per perfezionarsi nel disegno e nell'incisione, e dopo vent'anni di indefesse fatiche, condusse molti e pregiati lavori, in alcuni de' quali incise i soli contorni delle figure, senza rilievo, come usavano gli Egiziani: fu ammirato per i geno, per arte squisita e per somma precisione. Secolo XVIII >.
È di 65 mm. di diametro e reca al fronte i busti accollati a destra di Ferdinando II di Borbone e della sua prima moglie, la regina Maria Cristina di Savoia, mentre al verso la scritta " ASE/IL SIG. MARC.SE TOMACEL/ INTENDE. DEL TAPRUZUL/ ANTONIO FERANTE DI/ PIANELLA/ OFFRE E CONSACRA/1828
La dedica si riferisce A Sua Eccellenza Francesco Perrelli Marchese di Tomacelli, intendente di Teramo dal 1821al 1830.
Il marchese succedette a Francesco Saverio Petroni nel maggio del 1821 e governò la provincia per quasi un decennio. Il suo fu uno dei mandati più lunghi nella storia dell'Intendenza teramana.
Le ragioni dell'avvicendamento col Perrelli furono dovute ai moti carbonari del 1820/21 e all'adesione alla carboneria del fratello del Petroni noto per essere il Gran Maestro Carbonaro della Vendita di Pescina.
Due anni prima di esser sostituito nel ruolo da Bonaventura Palamolla, che vi rimarrà fino al 1837, aveva avuto in dono dall'incisore pianellese questa medaglia.

















