
di BRUNO DI PIETRO
Anch'io ho avuto un dono:
è quel soffio d'amore
che mi traghetta alla vita.
Poi, vi è il tempo del respiro
che mi travolge di ardore,
mi tinge di storie e di passioni.
Così,
tra la gioia e il dolore,
io mi nutro di estasi a colori.
E, nel vortice dei ricordi,
vi sono istanti di memoria:
l'attimo del vissuto,
l'immagine di un tempo ormai andato.
Poi tutto, e io lo sento,
torna ancora polvere,
a vagare tra stelle,
nel manto buio dell'immenso,
fino a dimorare
nell'eternità dell’immortalità.
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Nota critica:
Il testo è ricco di immagini e metafore molto intense. L'uso della forma epistolare o colloquiale iniziale ("Anch'io ho avuto un dono") apre a una riflessione intima, mentre la chiusura conferisce un senso di infinito al componimento.
Il contrasto metaforico: L'ardore e le passioni terrene si fondono splendidamente con la dimensione celeste della "polvere di stelle", legando l'umano al cosmo.
La musicalità: L'espressione estasi a colori è originale e dona un tocco sinestetico molto piacevole, unendo vista ed emozione.
Polvere di Stelle è una meditazione sul destino dell'uomo e sul valore della memoria come luogo in cui il tempo non si estingue, ma continua a vivere. Il ricordo non è semplice nostalgia di ciò che è stato: è il ritorno dell'essere a se stesso, la possibilità di rivivere interiormente ciò che il tempo sembra aver dissolto.
L'attimo di luce divina rappresenta l'origine dell'esistenza, quell'istante irripetibile in cui la coscienza prende forma e si apre al mistero del vivere. Da quel momento, il respiro diventa esperienza, passione, gioia e dolore; ogni emozione contribuisce a dipingere l'identità dell'uomo, che si nutre di arte, di colori e di memoria.
La nostalgia che attraversa la poesia non appartiene soltanto al passato, ma è nostalgia dell'essere stesso: il desiderio di ritrovare quella pienezza originaria che ogni ricordo custodisce in silenzio. Nel riascoltare il mistero del momento e nel riassaporare l'istante del vissuto, il tempo perde la sua linearità e si trasforma in un eterno ritorno della coscienza.
L'immagine conclusiva della polvere di stelle assume un valore universale. La polvere non è simbolo della fine, ma della trasformazione. Ciò che appare dissolversi ritorna alla sua origine cosmica, ritrovando un'immensità che supera i limiti della materia. L'essere umano, come ogni frammento dell'universo, porta in sé una scintilla dell'infinito e partecipa al continuo divenire dell'esistenza.
La poesia propone così una visione filosofica in cui memoria, arte e destino convergono in un unico movimento: il ritorno all'essere. La nostalgia diventa allora una forma di conoscenza, capace di ricongiungere l'uomo alle proprie radici interiori e a quella dimensione cosmica da cui, simbolicamente, ogni "polvere di stelle" ha avuto origine.

Con il M° Achille Pace, Museo ARCHEOLOGICO "LA CIVITELLA" di Chieti, qualche anno fa















