
di BRUNO DI PIETRO.
I miei fiori
Un fiore dipinto non appassisce davvero:
ogni petalo è un gesto d’amore vestito di luce
resta lieve, per sempre
come respiro su tela.
Quando il silenzio aveva il colore
dei giorni giovani e lunghi
qui nascevano i miei fiori
tra siepi antiche e luce di campagna.
Ora vivono altrove, dispersi,
come semi portati dal vento;
non chiedono tempo
eppure continuano a sbocciare
(dpb)
La memoria dei colori
- I miei fiori nascono nel tempo e lo attraversano fin da ragazzo, in silenzio, tra giardini e siepi di campagna. Molti sono stati dipinti a Milano tra il 1970 e il 1985, altri risalgono agli anni Sessanta: periodi densi di luce e di trasformazione artistica. Oggi sono archiviati nel I e II periodo, e insieme restano come dispersi al vento.
Il fiore, da sempre, è una delle forme più intime e universali dell’arte. È colore puro, è respiro, è presenza fragile e insieme eterna. Dipingere fiori significa accostarsi alla tavolozza originaria del mondo: ogni petalo è una variazione cromatica, ogni sfumatura un’emozione trattenuta. Nei fiori il pittore ritrova la libertà del colore, lo spazio dell’universo e la disciplina dello sguardo.
Eppure, se nel passato il tema floreale era ambito e celebrato, oggi sembra essere stato messo ai margini dell’arte contemporanea, quasi fosse un linguaggio minore. Ma i fiori non sono mai minori: sono essenziali. Portano con sé una gioia silenziosa, una capacità rara di rasserenare l’anima e di abitare lo spazio senza imporvisi. Un quadro floreale non invade, ma accoglie; non domina, ma dialoga con ogni ambiente, architettonico o umano che sia.
Nell’arte, considerare il fiore un soggetto secondario significa dimenticare la sua forza simbolica e pittorica. Basta volgere lo sguardo ai grandi esempi del passato per comprendere quanto profondamente questo tema abbia saputo parlare all’arte e attraverso l’arte.
I miei fiori, allora, non sono solo immagini: sono tracce di tempo, esercizi di colore, atti di fiducia nella bellezza semplice. Sono presenze che continuano a fiorire nonostante il tempo (dpb)






Title: The Memory of Colors
My flowers are born in time and have crossed it since my youth, in silence, among gardens and country hedges. Many were painted in Milan between 1970 and 1985, while others date back to the 1960s: periods rich in light and artistic transformation. Today they are archived in the first and second periods, and together they remain as if scattered to the wind.
The flower has always been one of the most intimate and universal forms in art. It is pure color, it is breath, it is a fragile yet eternal presence. Painting flowers means approaching the original palette of the world: every petal is a chromatic variation, every shade a restrained emotion. In flowers, the painter rediscovers the freedom of color, the space of the universe, and the discipline of the gaze.
Yet, while in the past the floral theme was sought after and celebrated, today it seems to have been pushed to the margins of contemporary art, as if it were a minor language. But flowers are never minor: they are essential. They carry with them a quiet joy, a rare ability to soothe the soul and inhabit space without imposing themselves. A floral painting does not intrude but welcomes; it does not dominate but संवादes with any environment, architectural or human.
In art, to consider the flower a secondary subject means forgetting its symbolic and pictorial strength. It is enough to look at the great examples of the past to understand how deeply this theme has spoken to art and through art.
My flowers, then, are not merely images: they are traces of time, exercises in color, acts of faith in simple beauty. They are presences that continue to bloom, even when time has already caused them to fade.















