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LA BANDA: ORIGINE DEL LINGUAGGIO SEGRETO DEI BANDISTI E LA “PARLÈSIA” NAPOLETANA

Remo DI LEONARDO (LACERBA 06 Marzo 2026)

Dopo tanti anni di attività bandistica come strumentista di Clarinetto Basso non professionistica, iniziata prima con l’Associazione Musicanti Pianellesi “Banda Città di Pianella” nel lontano 1980 e poi con diverse bande amatoriali e professionistiche abruzzesi, oggi, con la Banda Città di Chieti diretto dal M° Marco Vignali, dando seguito alla richiesta di molti amici musicisti e cultori della Banda, con molta umiltà mi accingo a scrivere questa piccola ricerca sulle origini dell’uso del vecchio “linguaggio segreto” dei bandisti, chiedendo venia, sin d’ora, al lettore se alcune notizie risulteranno lacunose.

Le Bande musicali, fin dalla loro nascita nel periodo borbonico, hanno rappresentato un momento di riscatto ed emancipazione dei ceti più poveri ed emarginati. Nei territori privi di strutture teatrali stabili di tutto il Sud Italia, le bande sostituivano le orchestre. Nell'immaginario popolare la banda ha rappresentato così "l'Opera dei poveri". 

Preziosa ed insostituibile era la banda nella vita cittadina, scandiva i più significativi momenti nella vita sociale di ogni centro cittadino: dalle feste patronali, alle processioni, ai funerali, testimoniando una tradizione che ha fatto scuola in tutto il Meridione del Paese.

Le bande musicali erano anche dei veri e propri micromondi itineranti, all'interno dei quali i bandisti, spesso artigiani, si trovavano a vivere per mesi e mesi, durante la bella stagione, seguendo un codice comportamentale etico e linguistico tutto loro che li distingueva dalle comunità che via via incontravano durante i loro giri. Un fenomeno linguistico che trova la sua origine verosimilmente nella “parlèsia” napoletana, un particolare linguaggio segreto, di cui si sono serviti in passato i posteggiatori (musicisti itineranti che si esibivano per strada).

La “parlèsia” nasce alla fine del '700 come linguaggio “sottodialettale” napoletano, una specie di slang, (un insieme di parole ed espressioni che non appartengono al lessico standard del dialetto napoletano parlato), che veniva usato dalle più infime categorie sociali (borseggiatori, scaricatori di porto, donne e uomini di malaffare).

Il nome "parlèsia" deriverebbe da "'a serpa", un termine che, secondo il musicista Francesco Coviello, suggerirebbe origini gitane. È un codice linguistico creato per permettere, nel nostro caso, ai musicisti bandisti di comunicare tra loro in pubblico senza farsi capire dagli astanti. Si tratta di un gergo riservato agli "iniziati", con un lessico specifico che si è evoluto nel tempo, influenzato anche da dialetti e linguaggi "furbeschi” con alcune locuzioni che potrebbero risalire addirittura al Medioevo o al Quattrocento.

Un “linguaggio” che si è poi diffuso tra i bandisti abruzzesi tra la fine dell’800 e metà del ‘900, grazie al girovagare di musicisti provenienti dall’area napoletana delle province di Caserta, Benevento e Avellino, successivamente assunto anche dai bandisti pugliesi venuti in terra d’Abruzzo. 

I maestri di banda napoletani e del Sud Italia ebbero un ruolo cruciale nello sviluppo delle bande abruzzesi tra '800 e '900, portando professionalità e repertorio.

L'Abruzzo non solo accolse questi maestri, ma li integrò, creando un'identità musicale unica, dove maestri "forestieri" (spesso napoletani o del vicino Sud) e talenti locali si fusero per formare alcune delle più prestigiose bande d'Italia.

L'associazione tra “parlèsia” e bande musicali è strettamente legata ai musicisti ambulanti e professionisti che animavano le strade e i locali con la loro musica, rendendo la parlèsia uno strumento del loro mestiere e fungeva da canale di comunicazione segreto, permettendo loro di organizzarsi, discutere di affari o critiche, e mantenere la propria identità, distinguendosi da chi non apparteneva al loro mondo.

Un’invenzione che, in realtà, non era propriamente loro, essendo stata escogitata dai briganti e dai banditi del Meridione durante l’Ottocento, dopo l’Unità d’Italia. Furono loro a prendere alcune parole desuete dai dialetti e a modificarle per poter agire al meglio. Altre parole, invece, furono inventate da zero. Allo stesso modo, i musicisti procedettero, utilizzando un vocabolario di difficile comprensione, sebbene limitato concettualmente, incentrato principalmente sulla musica, il denaro e le donne.

Il momento di massimo splendore per la “parlesia” fu tra gli anni Sessanta e Settanta, quando questa forma di linguaggio divenne molto meno segreta rispetto alla metà dell’Ottocento. Pensiamo a canzoni come “Tarumbò” di Pino Daniele, brani di Enzo Avitabile o al celebre film “No grazie, il caffè mi rende nervoso” con Massimo Troisi e Lello Arena. Attraverso queste opere, possiamo comprendere che questo linguaggio era praticamente utilizzato dall’ambiente degli artisti di strada e iniziava persino ad essere considerato “colto”. Ci ricordano l’importanza di preservare e valorizzare la ricchezza della lingua e della cultura locale.

A Pianella, quando ero un ragazzo, ricordo che un certo Nicola Tascione, ambulante di tessuti, usava parlare con il fratello Nazzareno e con un certo Antonio di Pentima, soprannominato Tamburre ed altri colleghi ambulanti usando linguaggio incomprensibile alla gente comune. Il figlio Antonio Tascione alla domanda: Chi si’ lu feje? rispondeva: Lu fe de Neche de Tasce, a significare: sono il figlio di Nicola Tascione. Inoltre questi avevano anche un fischio particolare per richiamarsi.

I sostantivi nella parlèsia erano ridotti all’osso; l’uso dei verbi era estremamente scarso, spesso limitato a parole intraducibili in italiano, ma che avevano rispettivamente un significato positivo e negativo.  L’etimologia ed i prefissi di alcune parole di questo gergo utilizza molto i suffissi – esië, così che il napoletano “manë”, (mano), mine in pianellese, diventa manesië, il suffisso – ènza fumènza, il napoletano “fumà” (fumare) in pianellese fumà.

PICCOLO VOCABOLARIO DELLA PARLESIA

Ecco un elenco di sostantivi, aggettivi e modi di dire più simpatiche della “Parlèsia”, l’antica parlata dei musicisti ambulanti napoletani i cosiddetti «posteggiatori» conosciuta e adottata anche dai bandisti abruzzesi, napoletani e pugliesi con la traduzione in vernacolo pianellese.

Avvertenze

(n) = traduzione in dialetto napoletano

(p) = traduzione in vernacolo pianellese

*= ancora in uso nelle bande abruzzesi

A

ACCHIARI’, ACCHIARATO o ACCHIARUTE = ubriaco ubriacarsi, drincà, ‘mbriaco (n), ‘mbriacars’ (p).

ACCIBBUÌ = mangiare, magnà (n), magnà (p).

ALLAGROSA = la chitarra, a chitarra (n), la chetarre (p).

ALLOGGE = luogo deputato a dormire; alloggio, alloggio (n), allogge (p). *

ALZÈSIA =   alzarsi, sòsete o susète (n), azete (p).

AMEDEO: omosessuale, gay; ricchione n. froscie p. Nel libro La canzone napolitana Roberto De Simone ricostruisce un dialogo ambientato negli anni ‘60 assegnando il termine Seicento allo stesso significato. Chillo è Seicento: quello è gay. L’allusione è alla vettura Fiat che “ha il motore nel posteriore”.

ANTICIPE = anticipo, caparra (n), caparre (p). *

APPUNÌ = parlare (la parlesia)" parlà (n), parlà (p).

APPUNÌ: 1) parlare (la parlesia). ‘O jammë appuniscë a parlèsia: il tizio capisce il nostro gergo. 2) capire, arrivare, combinare, prendere etc. a seconda del discorso.

ARCÍ = fare all’amore, scopare. M’arcessë a jammëtella: farei all’amore con quella ragazza.

ARCIUTA = l’atto di fare all’amore, scopata, scupà (n), scupà (p).

ARRIVATE U S. CARLE! = Si intende l'orchestra del teatro S. Carlo di Napoli. Per ad indicare che la banda suona molto bene. Arrivato, arrivate (n)., arruhate (p).

B

BÀCHËNË = inetto, non vale niente; ‘ncapace, scafesso (n); ‘capace, fesse (p);

BAGARIA = atto sciocco, inutile, dannoso, imbroglio. Contenuto o contesto privo di qualsiasi canone qualitativo. ‘A festa era ppropriië ‘na bagaria: l’evento era organizzato pessimamente.

BANË o BANESIE = soldi, danaro; abbrunzo; paparelle, pecunio, e sorde (n),

le suolde (p).

BAZZECHETTA = pochi bandisti; poche pe’ a banda (n), bazzecotte (p). *

BBACONË = persona cattiva, bacone, ‘nzevato (n), mmalamende (p).

BBIANCH’ E NNIRË = il pianoforte, pianoforte, chianu (n), pianoforte (p).

BRICCHE = capo banda, capo bbande (n), cape bbande (p). *

BUFFO = palcoscenico; o palco (n) lu palche (p).

C

CAMAFRO = persona il quale fa finta di suonare, camafro (n), camafre (p). *(1)

CAMMËNATÈSIA: = "l’atto di camminare"; camminà (n), camenà (p).

CANNUCCIA A CINQUE PERTOSE = il flauto, fraulo (n), lu flaute (p).

CANTANTE = Il flicornino solista, flicornino o flecurnine da cande (n)  (p). *

CAVÌ’ = una lira, a lire (n), na lire (p).

CAZUNÈSIE = calzoni, pantaloni; cauzùne, vrache, (n), caze, vrache (p).

CCHIARË = il vino (sia rosso che bianco), o vine (n), lu huene (p).

CHECCA = cucina della banda, la checca (p). *

CHETTA = piattino per raccogliere soldi, o rasto (n), lu piattene (p).

CHIACCHIARONË = il pianoforte, o chiane (n), lu pianoforte (p).

CHIARÈNZA = il vino, appunimmë a chiarènza, faciomece nu bicchire (p).

CHIARITE = ha bevuto; ha vevuto (n), ha vevute (p). *

CHIARÓSA = l’osteria, la cantina, la trattoria, a cappéddra (n). la candene (p).

CHIARUSE = il vino, (sia rosso che bianco), o vino (n), lu huene (p). *

CHIAVETTE, = fa’ ind’ e chiavette, prendere una stecca, fella (n), à steccate (p).

CHIOCCHIERO = maestro di banda; mastru a bbande (n), mastre de bbande (p). CIABBOTTE = (bazzecotte), bandicina di pochi elementi; banda piccirilla (n), bande piccirille (p). *

CIBBUÈNZA = cibo, magnà (n), magnà (p).

CIBBUÍ = mangiare, magnà (n), magnà (p).

CHIDDÈRIA = il tizio non suona bene; fa nu casino (n), fa nu casene,

fa nu ‘mbiastre (p).

CCHIDDÒ = buono, valido. `O jammë è cchiddò: il tipo è uno buono (n),

sa lu fatt’a si’ (p). 

COCCHË = la scorreggia; scurreggia, pirito (n), cruoje (p). 

CROCCHE = vecchio, nonno; o nonno, vavo n., sciosciò (p).

CUCENESIA = atto del cucinare; stong’a cucinà (n), stinghe a cucenà (p).

CUMMARA = la chitarra; a chitarra (n); la chetarre (p).

D

DIARIE = somma di denaro giornaliera, erogata al bandista per coprire le spese sostenute; anticipo, vancata (n), caparre (p).*

F

FACCIA SALVE = persona, luogo poco raccomandabile; losco (n), losche (p)*

FANGOSA = scarpa; a scarpa o paposcia (n), scarpe (p).

FELLA = sbagliare una nota, fare una stecca; fella (n), stunate (p).

FERZOTTE = persone che ascoltano le bande facendo capire che sono avversarie e mangiano limoni per creare acquolina in bocca al un solista che stava suonando. 

FLAUTANZIA o FLAUTAMMA = il flauto; fraulo, fraulu (n), flaute (p).

FORMAGGE = la paga; a paga, paparelle (n), le suolde, le quatrene (p). *

FUMÈNZA, FUMÈNZIA, FUMESIA o FUMOSA = sigaretta; sigaretta o mazzella (n), seharotte (p).

FUMME = gay; ricchione (n), recchione, frosce (p).

G

GAVOTTISTI = cantori e suonatori a orecchio, assai popolari.

GGHIAMME = prostitute. zoccole (n), zoccole, puttane (p).

GGIRÈSIA = giro, andare intorno, fa ‘a cirklella, (n), ‘ndurnejà (p).

I

IMPICIARE = mangiare; magnà (n), magnà (p). *

J

JAMMA = la donna; femmena (n), fommene (p);

JAMME CA SPUNISCË E BBANE o JAMME C’A BBANÈSIA: pagatore, committente.

JAMME = l’uomo; ommo (n), ommene (p).

JAMMETELLA = ragazza, vezzeggiativo di donna; guagliona o nennè (n),

bbardasce (p).

JAMMONA: donna importante.

JAMMONE: uomo importante.        

L

LANZÍ o LANZITA = "aggia i a llanzí" debbo andare ad orinare; a piscià, (n),

a piscià (p).

LANZITURË = il cesso, o cesse (n), lu cesse (p).

LASAGNË = il portafoglio; “s’anne pigliate o puorco o portafòje”, (n), “s’ànne pejate lu portafòje” (p).

LËNDÍSIA = gli occhiali; o llente (n), le lende (p).

LENZÌA, LENZÌATE = orinare; pisciare, (n), piscià (p). *

LLËNGUSË = pasta; maccarune, spavette, zzite (n), maccarone, spahette e zzite (p).

LOFFIA o LOFIE = Cattivo, brutto, scadente; "è llofia a pusteggia" la pusteggia è cattiva, da loffa = flatulenza silenziosa puzzolente; loffa (n), loffe (p).

L'ORE SOLENNE = l’ora in cui, dopo il servizio serale della banda, i musicanti tornando all'alloggio avevano appena una oretta per potersi sfamare e subito dopo all'alloggio, si spegnevano le luci per dormire. *

LUTAMMA = fango, cosa dispregevole; "si’ ppropriië na lutamma"; non vali niende; mota (n), lota (p).

M

MAGNA' A UFFE = mangiare tutto quello che c'era, ma senza pagare; scornacchiato, scroccone (n), magnà a sbafe, scruccone, scurnacchiate (p). *

MAGNA LEMONE = erano persone che si mettevano sotto il palco della banda in particolare vicino ad un suonatore di tromba (o in genere uno strumento a fiato) per fargli uscire delle stecche invece che dei suoni? *

MANÈSIA = la mano, la masturbazione; "o ngrì a mmanèsia" a mane (n),

na seghe, (p).

MATTONE = toccare il culo a far sentire il fallo a una donna; mbrusejà (p).

MBANNË = "quanti mbani cë stannë", quanti soldi ci offrono, denaro; e sorde, pecunio, paprelle ecc. (n), le suolde, le quatrene (p).

MBAZZUTE = Capobanda, visto che stanno sempre nervosi; o cape bande (n), capebande (p).

MBRUSA’ = Imbrogliare, prendere per i fondelli; mbruglià, piglià p’ o culo brujà (n), pejà pe lu cule (p).

MUSCESIA, A ZI = "o jammë tènë a zi muscèsia" il tizio è lento; l’ernia; uallere (n), ernie (p).

N

NARDITA = "aggia špunì a ndartita" debbo fare una cacata, defecare; cacare (n), cacà (p).

NGRI’= il pene; o cazzo (n), lu cazze, lu celle, (p). ’A jamm’a ‘ppunitë o ngrì: la tipa è rimasta incinta, ‘mbrenate (p).

O

ORDELLE = attenzione tacere perché sta arrivando qualcuno che non deve ascoltare*

P

PAPERA MUTE, CAMAFRE, SONE ‘N CHIAVE DE SELENZIE = giovane che fa finta di suonare. (1) *

PARLÈSIË la parlèsia; = "nun appuniscë o parlèsië" non parla la parlèsia.

PËNNÈSIA = "a pënnèsia è mmalamendë, appuniscë meglië" il suono è brutto, fa’ meglio; il plettro; a penna (n), la ponne (p).

PERETTE = il mandolino; o mandolino (n), lu mandulene (p).

PESANTË = "o jammë è ppesantë" il tizio è importante; ‘mpurtande (n),

‘mburtande (p).

PISTO o PISTOLË = il prete, il frate; o prete o frate (n), lu prite, lu frate (p).

PROSIË = sedere; o culo (n), lu cule, lu prosie (p). *

PRUFESSORË = colui che suona nella posteggia.

PUSTEGGIATORE = colui che suona o canta canzoni napoletane, da solo o in gruppo.

Q

QUELLO CHE NON BEVO VUTEMELE N'COLLE = quello che non bevi buttamelo addosso. Il vino non si butta mai.

QUESTUA = passare casa per casa per ricavare soldi. *

R

RASTË = il piattino per la questua; o piattine (n), lu piattene (p).

RASTIERA = denti; o diende (n), le diende (p).

REGALIA = quota extra dato al maestro o al capo banda. *

RETRÒNICA o A RRETRÒNICA = dietro; arreto (n), arrete (p).

RICHIGNÈNZA = testicoli; e palle, coglia (n), le palle, le cujone (p).

RIFARDE = cattivo; infame rifarde (n), scellerate (p).

S

SA A FA LU LABBRE = quando un solista esegue scale, arpeggi e variazioni musicali prima di iniziare a suonare al concerto. *

SA NDURDATE = Si è ubriaco, s’è ‘mbriacato (n), s’à ‘mbriacate, s’à pejate ‘na toneche (p). *

SANDE PANUNZIE = santo di invenzione bandistica che invocavano per far piovere quando capitavano paesi dove ti facevano "un mazzo" cioè suonare molto. *

SANTOSA o SENTOSA = serenata; a serenata (n), na serenate (p).

SBIRRË = la spia; coglia (n), la speje (p).

SCHIAMMUSE = sarebbe quello che si dà arie, ma non è all'altezza; sbruffone, smargiasse, ‘nfafarone (n) e (p).

SCIUSCIANDE = il fazzoletto; maccaturo (n), fazzulotte (p).

SCIUSCIOSA = la fisarmonica; sciusciusa, spillante (n), la fesarmoneche (p). 

SCIUSCIUSO = il naso; o naso (n), lu nase (p).

SCORPENCIO = tegola rotta, persona da evitare; o coppe (n), penge rotte (p).

SE SONE (SUONA) AI VERDI PASCOLI = per quel servizio i musicanti non prendono soldi.

SËNTOSA = la serenata; serenata o cantata (n), serenate (p).

SENTOSE = le orecchie; e recchie (n), le rocchie (p).

SGAMMETTE MAULAND C'ARRIVE U CAP GIACCHE = scappa che arriva il capo banda.

SGRANÀ = mangiare; magnà (n), magnà (p). *

SCANCIÀ = girare con il piattino per la questua.

SCANCIANESE = avaro; tirchio, taccagno, o zucaviento (n), tirchie, taccagne (p).

SITUÈNZIA = la cosa a cui si riferisce: appunisscë a situènzia: prendi la macchinetta del caffè.

ŠMURFÌ = mangiare; magnà (n), magnà (p).

SONE LA CHENOCCHIE = suona il trombone; son’ ‘o trombone (n), sone lu trumbone (p).

ŠPILLÀ = suonare; sunà (n), sunà (p).

ŠPILLANTË = la fisarmonica, sciusciusa, spillante (n), la fesarmoneche (p). 

ŠQUILLANTË = la fisarmonica.

STA’ CHIN’ E ZÚCCHËRË = prendere una stecca, sbagliare una nota;

STRACCË = la carne, chianche (n), la cecce (p).

STRILLANDË = fisarmonica; spillande, sciusciusa, (n), fesarmoneche (p).

STRISCIO = voce con incrinatura triste che conferisce tristezza al canto.

T

TABBACCHÈSIA = la sigaretta. Sunisci ‘a tabbacchésia: spegni la sigaretta; spegne ‘a sigaretta o spagnulette (n), aremmure la seharotte (p).

TAGLIERO = il violino; o violino (n), lu viulene (p).

TARTÌ   = defecare; cacà (n), cacà (p).

TARTITURO = il cesso; o cesso (n); lu cesse (p).

TENNUSE = mammelle, seno; zizze (n), sose (p).

TRILLANDË = il mandolino; ‘o mandoline (n), lu mandulene (p).

TRIOFFA = la carne; la carne; (n), la carne o la cecce (p).

TROCHELE = chitarra; a chitarra (n), la chetarre (p).

TURNESE = tornesi; moneta di rame derivante dalla città francese di Tours; i tornesi (n),

le turnese (p). *

U

UOSSE ‘E PRESUTTO = il violino; o violine (n), lu viulene (p).

URTË = il pane; o ppane (n), lu pane (p).

V

VALZER IN DO MMINORË = l’abbandonare una donna dopo una relazione.

VENÈSIE = e jammë stannë appunennë ‘o venèsië: i tipi stanno venendo.

VÈRTËLA = la tasca; a sacca (n), la saccocce (p).

VIGLIANDË = gli spettatori; la gente o pubblico (n), la ggende (p).

Z

ZI MUSCÈSIA= ernia, lentezza esasperante; il tizio è lento; ‘o jammë tènë a zi muscèsia, (n), te le pulacre (p).

ZZEMÈSIË = le cicche (delle sigarette); zemèsie o merzone e sigarette (n),

e mezzone de le seharotte (p).

In copertina Banda Diavoli Rossi di Pianella)

Posteggia

POSTEGGIATORI NAPOLETANI

Nota:

1.            “Si nu camafre” è un modo di appellare un qualcuno all’interno del micromondo bandistico. Infatti, nelle bande paesane, anticamente ma ancora oggi, esiste la figura ufficiosa del camafro: colui che finge di suonare uno strumento, utile per colmare per aumentare l’incasso della banda, per giungere al numero opportuno di suonatori e intascare più soldi dal comitato feste di turno. Il camafro è un attore, dunque un artista deve saper interpretare diversi ruoli: il suonatore di trombone (d’accompagnamento) quindi gonfiare le guance al momento giusto, di piatti o di tamburi, saper marciare a modino e deve saper avvicinare le mani allo strumento senza far danni. Si narra, un po’ in tutto l’Abruzzo, di leggendari camafri incapaci di trattenersi nel momento più alto della suonata: cacofonia sfonnarecchie, banda a casa senza soldi, mazzate al camafro. Il camafro dunque rischia e recita, finge e interpreta: quando riesce, porta a casa la pagnotta con onore. Camafro come metafora di chi, nella vita, sa recitare la sua parte. Ma anche camafro come metafora di coraggio e impegno: pur senza saper fare nulla, credendoci, qualche lira puoi intascarla. Camafro, dunque, come maschera pirandelliana di silente pragmatismo e infinita umanità. Il Camafro durante la mattinata si “stacca” prima che il giro della banda finisca, va in giro per le case scroccando una bottiglia di pomodoro per il sugo, un po’ di vino e/o qualche complimendo… qualsiasi cosa utile alla “cucina” che poi si impegnerà a sfamare la banda per il successivo giro del pomeriggio.

Da “L'abruzzese fuori sede”. Gino Hrr Bucci, scrittore, copywriter, social media manager_ https://www.facebook.com/abruzzesefuorisede

Sito- Bibliografia

Remo DI LEONARDO. Abruzzo " I concerti della musica di Chieti ai giardini pubblici di Milano (1924) Lacerba, 27 settembre 2024

Valeria SAGGESE, Parlesia. La lingua segreta della musica napoletana, Edizioni Minimum fax

Giuseppe MANNA, ilcalascione.net/parlesia.htm

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1333825471443754&set=a.243144323845213

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