
di REMO DI LEONARDO
Nel 1487 Ferdinando I d'Aragona concesse la contea di San Valentino, terra in Abruzzo Citra, a Urgantino Orsini, il cui figlio vendette a sua volta, nel 1507, il castello di S. Valentino a Giacomo della Tolfa primo Conte di San Valentino e di Pianella. Questi muore in anni anteriori al 1551, in quanto Giulio della Tolfa, suo figlio, confermando gli statuti di Pianella l'otto aprile del 1551, lo indica come già morto in tale data.
Nel 1487 il contado passò agli Ursino e, nel 1507, ai De' Frigi Della Tolfa, passaggio di cui si trova testimonianza nella lapide murata nell'atrio del castello dove compare l'epigrafe commemorativa ubicata nell'androne del palazzo: jacobus: tolfe utilis: di(c)e(n)s: rome oriu(n)d(u)s a friigis penatib(u)s: origine(m): trahe(n)s: s(an)c(t)i: val(en)ti(ni): comes: ac planelle hoc opus: costrui fecit anno a nativitate d(omini) 1507.
"Giacomo proprietario di Tolfa, proveniente da Roma, traente origine da Penatibus Frigiis, conte di San Valentino e Pianella, fece costruire questo edificio nell'anno del Signore 1507".
Giulio Frangipani della Tolfa, 2° Conte di San Valentino (1446 – 1561) sposa Vittoria Carafa della Stadera (1528 1548? – († 24 luglio 1592) figlia di Ferdinando Carafa della Stadera, dalla coppia nacque il Conte Carlo nato a Napoli ((†1561), che sposò a Napoli Livia Spinelli, nobile dei marchesi di Fuscaldo; la figlia Vittoria, contessa di San Valentino sposò Scipione Pignatelli Carafa († 1620); per figlio ebbero Camillo Pignatelli Frangipane della Tolfa, 3° marchese di Lauro (1584 † 1654) che impalmò il 9.7.1605 Livia Pinelli, dei duchi di Acerenza.Giulio governò la Contea di San Valentino e Pianella per undici anni confermando gli statuti già concessi dal padre.
Carlo della Tolfa figlio di Giacomo vendette Pianella nel 1583 a Margherita D'Austria per 6.600 ducati con i tanti privilegi accordati e specialmente tra “la salvaguardia delle contribuzioni dei passaggi dei soldati a piedi ed a cavallo ". Essa fu acquistata dai de Felici, baroni di Rosciano, San Giovanni e Villa Oliveti, dal reale demanio nel 1836. Luigi de Felici I era nel 1849 Capo Plotone della Guardia Nazionale a cavallo.
Il matrimonio di Giulio Della Tolfa con Vittoria Carafa portò Giulio a conoscere ed essere amico Nicolò Franco (Benevento, 13 settembre 1515 – Roma, 11 marzo 1570), letterato tra i più originali e controversi del Cinquecento.


Fu allievo di Antonio Sebastiano Minturno esordì con gli Epigrammi latini (Hisabella, Napoli, 1535), dedicati a Isabella di Capua, principessa di Molfetta. Trasferitosi a Venezia nel 1536, dove entrò in contatto con Francesco Marcolini e Pietro Aretino, pubblicò il poemetto Il tempio di Amore (1536), opera derivata da un modello napoletano, e collaborò all’allestimento del primo libro delle Lettere aretiniane, fornendo l’erudizione latina di cui Pietro difettava. La rottura con l’Aretino, di cui fu segretario, seguita all’uscita delle Pistole vulgari (1539), segnò l’inizio di un’accesa rivalità che ebbe riflessi violenti non solo sul piano letterario. Nel pieno della polemica, Franco fu aggredito e pugnalato al volto da un sicario dell’Aretino, Giovan Ambrogio degli Eusebi.
Le Pistole vulgari, i Dialoghi piacevoli e Il Petrarchista (tutti del 1539), stampati da Giolito, attestano la sua piena maturità: in essi Franco sperimenta un linguaggio brillante e corrosivo, oscillante tra moralismo e satira, che mira a smascherare le ipocrisie del costume e dell’erudizione contemporanea.
Stabilitosi poi a Casale Monferrato (1539-1546), trovò nella corte di Sigismondo Fanzino e nel cenacolo degli “Argonauti” un ambiente favorevole. Qui compose le Rime contro Pietro Aretino e la Priapea (pubblicate a Basilea nel 1548), raccolte di sonetti satirici e lussuriosi, animate da un’ironia feroce e anticlericale che segnerà la sua fama di autore libertino e di “polemista implacabile”. Nello stesso periodo curò edizioni teatrali (Li sei contenti, Sophonisba) e fondò l’Accademia degli Argonauti, assumendo il nome accademico di Cloanto.
Durante il successivo soggiorno a Mantova pubblicò la Philena (1547), romanzo morale e psicologico nel quale tentò una riflessione sulla rigenerazione spirituale dell’uomo, ispirandosi alla tradizione dantesca. Seguì nel 1548 il viaggio a Basilea per la stampa della terza edizione della Priapea, arricchita di nuovi componimenti anticlericali e antifarnesiani.

Tra il 1550 e il 1558 soggiornò in varie città italiane (Casale Monferrato, Mantova, Napoli e Roma, legandosi a Giovanni Cantelmo, Pietro Antonio Sanseverino e al giurista napoletano Bartolomeo Camerario, da lui ospitato a Roma nel giugno 1558 in cerca di fortuna. Privo però di solidi appoggi curiali, il Franco scrisse un violento libello contro papa Paolo IV e la potente famiglia Carafa (di cui Camerario era commissario all'annona). Ma poco dopo, il 15 luglio 1558, fu arrestato (così come il Camerario, accusato di malversazione).
Dopo otto mesi di carcerazione fu liberato. Si vendicò di Paolo IV e dei Carafa scrivendo il violento libello Commento sopra la vita et costumi di Giovan Pietro Carafa che fu Paolo IV chiamato, e sopra le qualità de tutti i suoi e di coloro che con lui governarono il pontificato su incarico di Alessandro Pallantieri, che, in qualità di procuratore fiscale, conduceva il processo intentato da Pio IV contro i nipoti di Paolo IV e affiliati.
Nicolò Franco infatti con l'elezione di Giovan Paolo Carafa al soglio pontificio [Paolo IV] sperava insomma di potere uscire dalle miserie in cui si trovava come risulta in una lettera inviata al cardinale che si era già in passato mostrato caritatevole nei suoi confronti. Franco spera di potersi trovare nel numero di servi che Carafa avrà una volta ottenuti vantaggi dal papa.
Subì per questo la vendetta di Michele Ghislieri, delfino di Paolo IV, che, divenuto papa nel 1566 col nome di Pio V e disposta la revisione del Processo Carafa, lo fece arrestare (1568) e sottoporre a tortura: Franco confessò la piena paternità del libello anti-carafesco. Il processo inquisitoriale contro di lui si concluse con la sua condanna a morte, eseguita tramite impiccagione a Ponte Sant'Angelo l'11 marzo 1570.
Della sua vasta produzione epistolare resta un importante copialettere autografo alla Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5642), che conserva oltre ottocento missive scritte fra il 1540 e il 1559 tra cui alcune tra Nicolò Franco scritte dalla sua residenza di Peschio e indirizzata a Giulio e Carlo Della Tolfa residenti all’epoca a Pianella presso la loro Villa Della Tolfa ( ex Villa de Felici) eredita dal padre Giacomo Della Tolfa primo Conte di San Valentino e di Pianella.

Missive e carteggi epistolari
Peschio 1550, Nicolò Franco scrive a Giulio della Tolfa un polizzino (bigliettino) per dirgli che non si sente degno delle lodi che gli rivolge, ma sa che "chi s'honora per voi vive in gloria del valor vostro".
Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5642),
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16787
Fonte o bibliografia Città del Vaticano, BAV, Vaticano latino 5642, c. 331v
vai al documento: https:/digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642
Peschio 1550, Nicolò Franco scrive a Carlo Della Tolfa un polizzino in cui lo ringrazia per le lodi che, gli dice, torneranno a lui, che risulta più lodato mentre cerca di lodare chi lo ama.
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16788
Fonte o bibliografia Città del Vaticano, BAV, Vaticano latino 5642, c. 331v
vai al documento: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642
Peschio 20/2/1550, Nicolò Franco scrive a Giovan Battista Feracio dicendogli che avrà sempre care le sue lettere "per pegno et per testimone". Lo esorta e lo invita a tenere viva e attiva la loro corrispondenza cercando di somigliare "a coloro che, mentre rimangono di buono accordo in un baratto, ciascuno s'appaga del suo giuditio". Annuncia che scriverà anche a Carlo della Tolfa, che gli ha chiesto un "servigio".
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16789
Fonte o bibliografia Città del Vaticano, BAV, Vaticano latino 5642, c. 332r
vai al documento: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642
Peschio 20/2/1550, Nicolò Franco scrive a Carlo della Tolfa dicendosi contento di avere iniziato a servirlo. Adesso è felice di potergli portare il falcone che ha richiesto al Conte [di Popoli, Giovanni Giuseppe Cantelmo. È lusingato perché il padre di Carlo, Giulio, legge la "Philena" per la maggior parte del giorno, e lo fa per il piacere di leggerla, non per correggergli degli errori.
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16789
Fonte o bibliografia Città del Vaticano, BAV, Vaticano latino 5642, c. 332r-v
vai al documento: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642
Peschio, 25/2/1550, Nicolò Franco scrive a Giulio della Tolfa, ringraziandolo per le lodi rivolte alla sua "Philena", che spera possa avere più innamorati simili a lui. Si dice meravigliato che la Philena gli paia bella, dato che il suo sforzo "è stato perché tanta si paresse la gelosia del mio core, quanta la beltà del suo volto". Lo rassicura sul fatto che non prova gelosia se altre persone vogliono bene alla sua Philena. Della Tolfa non è solo amico di Franco, gli è anche padrone, e quindi non può che fidarsi di lui. Vorrebbe mostrare a tutto il mondo la sua opera, ma teme che possa non piacere a nessuno, né agli amici né ai patroni.
https://www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16792
Fonte o bibliografia Città del Vaticano, BAV, Vaticano latino 5642, cc. 333v-334r
vai al documento: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642
Pianella, 23 febbraio 1550, Giulio della Tolfa scrive a Nicolò Franco per lodare la sua "Philena". Dato che sa che Franco è molto geloso di questo testo, evita di lodarlo eccessivamente, anche se vorrebbe elogiarlo per i suoi indubbi meriti. La definisce bellissima da capo a piedi, incoraggiandolo a stare tranquillo per due motivi: perché lui è un amico vero, e perché è sinceramente desideroso di lodare un'opera della quale Franco deve essere orgoglioso.
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16791
Fonte o bibliografia Città del Vaticano, BAV, Vaticano latino 5642, cc. 332v-333r
vai al documento: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642
Peschio 4/3/1550, Nicolò Franco scrive a Giovan Batista Feracio, lodando un suo epigramma, e affermando di non essere in grado di comporre versi altrettanto belli. Il dono che Franco otterrà dalla penna di Feracio deriverà dall'essere stato destinatario dei suoi epigrammi, che basterà a qualificarlo come cortese e sapiente. Ricorda con amicizia anche il rapporto con Giulio della Tolfa.
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16793
Fonte o bibliografia Città del Vaticano, BAV, Vaticano latino 5642, c. 334v
vai al documento: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642
Napoli, 15 giugno 1555, Nicolò Franco scrive a Carlo Carafa. Spera di potere entrare presto nelle grazie dei famigliari del papa Giovan Paolo Carafa [Paolo IV]. La lettera arriverà a Roma tramite Girolamo Madotto, "giovane adorno di tanta dottrina che farà senza dubbio honore" al suo nome. Spera che Carafa possa già anticipare a Madotto quale sarà il posto di Franco. Gli conferma la sua servitù.
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=17078
Fonte o bibliografia Città del Vaticano, BAV, Vaticano latino 5642, cc. 484v-485r
vai al documento: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642
Napoli, 15 giugno 1555, Nicolò Franco scrive a Diomede Carafa. Si rallegra delle ultime vicende occorse alla sua famiglia. Carafa lo aveva invitato, tramite il messo Battista Baliano, ad andare a trovarlo a Roma. Tuttavia Franco non può, essendo indisposto. Confessa che se fino a quel momento la vita non gli è stata così cara, da ora in avanti deve diventare per lui carissima. Spera di ricevere aiuti da Carafa. Il portatore della lettera, che raccomanda, sarà tale Girolamo Madotto, dottissimo nelle lettere greche e latine e anche in molte scienze.
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=17077
Fonte o bibliografia Città del Vaticano, BAV, Vaticano latino 5642, cc. 484v-485r
vai al documento: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642
SITOBIBLIOGRAFIA
Eliseo MARRONE, Il granaio d'Abruzzo dal comune all'età Farnesiana. Pianella: lo statuto del 1549 (II ed.). Il catasto del 1746. Documenti editi ed inediti Marrone Eliseo - Tracce, 2012
Vittorio MORELLI, Pianella tra storia e iconografia, Consorzio Artigiano L.V.C. Azzate (VA), 1994.
www.ereticopedia.org/nicolo-franco
www.treccani.it/enciclopedia/nicolo-franco_res-72dcbca6-87ed-11dc-8e9d-0016357eee51_(Dizionario-Biografico)/
Archivi del Rinascimento
www.archivirinascimento.it/items/archilet-17078
Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5642),
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16787
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www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16789
www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16790
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Archivio delle Corrispondenze Letterarie di Età Moderna (secoli XVI-XVII)
https://www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16792
https://www.archilet.it/Lettera.aspx?IdLettera=16793
digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5642?ling=it
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www.autografi.net/schede/949/immagini
http://www.genmarenostrum.com/pagine-lettere/letterac/carafa/carafa-stadera.htm















