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Sande Biaçe e la Cannelòre

di REMO DI LEONARDO

Il 2 di febbraio, ossia 40 giorni dopo il Natale, si rievoca tradizionalmente la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione della Madonna, con la distribuzione delle candele a simboleggiare la luce che illumina il mondo e che ogni fedele deve portare nella propria vita e nella propria casa.

A Pianella, il giorno della Candelòra (la Cannelòre) dalla chiesa si riportavano a casa le candele sottili benedette che dovevano servire successivamente in punto di morte per vedere l'ultimo respiro, la candela si avvicinava sulla bocca dove usciva l'ultimo alito di vita.

Nei rituali agro-pastorali tipici della civiltà contadina, la simbologia della candela vuole sottolineare l’uscita dalle tenebre del periodo invernale e l’inizio di un nuovo ciclo vitale e di una stagione che sia propizia di buoni raccolti. Allo stesso modo, nella tradizione rurale la Candelòra (la Cannelòre) è inevitabilmente legata alle condizioni atmosferiche, come le tante ricorrenze, religiose e non, che cadenzano il calendario.

Il proverbio che più la caratterizza, infatti, annuncia la fine dell’inverno in caso di pioggia o nevicate in corrispondenza del 2 febbraio; al contrario, se il giorno della Candelora il tempo è asciutto e soleggiato, l’inverno farà ancora sentire i suoi rigori. A Pianella in particolare, il proverbio recita " Sande Biaçe e la Cannelòre / se ce nongue e se ce piove / se fere lu sulitielle / stome 'm mezze a lu vernarielle / sa fa lu sole bbone / da lu huerne s'esce fore.

In altre località anche abruzzesi recita: A la Cannelore o ce nenghe o ce piove / se ce fére le soletielle / semme arrevete a mmiezze mmierne / se ce fere le soletone/ dalle mmierne semme fore", a voler dire che un’eventuale giornata con timido sole durante la Candelora, può preannunciare la fine del rigido inverno; "A la Cannelore o ce nenghe o ce piove. Se ce fere le solarielle stemme miezze a le mmernetielle", un detto che si può considerare una variante del precedente; - "A la candelore o ce nenghe o ce piove . Se ce fere nu soletielle avemme fatte miezze merne. Se ce fere lu sole bone la mernate e scite fore. Aresponnne San Biasce: la mernate ancore trasce", a voler dire di non illudersi troppo sull’imminente fine dell'inverno.

I proverbi citati dimostrano che secondo l’immaginario popolare del passato, nei primi giorni del mese di febbraio si poteva registrare un cambiamento delle condizioni climatiche. Inoltre la loro abbondanza sulla Candelora è il segno dimostrativo che la festa della era considerata una soglia meteorologica molto importante in relazione al ciclo annuale ed agrario. Un proverbio diverso che fa riferimento alla Madre di Dio, nell'occasione chiamata Madonna Candelòra, recita: "Madonne Candelore viecce tu quande me more "ed esprime la volontà di chiedere alla Madonna l’assistenza spirituale nel momento del trapasso.

In passato a Pianella si benedicevano vari alimenti: sale, farina, lievito per fare il pane ed altro. Ai fedeli si segnava la gola tracciando una piccola croce con le dita unte di olio benedetto. In alcuni paesi i dolci di San Biagio vengono benedetti il giorno della Candelora.

Taralli

In Abruzzo il 3 febbraio si celebra la festa di San Biagio (sande Bbisce) in questa ricorrenza si realizzano per l’occasione (e non solo) i famosi taralli di San Biagio (taralle de Sande Bbiasce), dolci fatti di pasta pane e all’interno nascondono dei semi d’anice. Secondo un'antica usanza, il giorno della festività di S. Biagio i giovani abruzzesi regalavano alla loro fidanzata nu taralle de Sande Bbiasce in segno del loro amore. La fidanzata, a sua volta, il giorno di Pasqua, ricambiava la gentilezza offrendo all'innamorato un "cuore" di pasta dolce ricoperto di cioccolata. In generale, è dunque da notare che – a Pianella come altrove – nelle ricorrenze della Candelora e di San Biagio confluiscono profondi simbolismi, esigenze pratiche, invocazioni di protezione, credenze più o meno fondate e autentica devozione.

San Biagio, armeno, è vissuto sul finire del III secolo d.C. ed ha esercitato la professione di medico per poi diventare vescovo. Grazie alle proprie conoscenze mediche, riuscì in particolare a salvare un bambino soffocante per colpa di una lisca di pesce, facendogli inghiottire un pezzo di pane. Nella circostanza citata, la mollica, benedetta con il segno della croce, portò con sé la lisca e il bimbo riprese a respirare normalmente. Per questo, fatto martire, nella tradizione cristiana divenne ben presto protettore della gola, motivo per cui anche oggi il 3 febbraio si portano in chiesa vari cibi perché vengano benedetti durante la Messa.

Le reliquie di San Biagio sono custodite nella Basilica di Maratea, città di cui è santo protettore: vi arrivarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea con un carico che da Sebaste doveva giungere a Roma, viaggio poi interrotto a Maratea, unica città della Basilicata che si affaccia sul Mar Tirreno, a causa di una bufera.
Proprio qui, il Santo viene festeggiato per ben 2 volte l’anno; il 3 febbraio, come di consueto, e il giorno dell’anniversario della traslazione delle reliquie, dove i festeggiamenti durano 8 giorni, dal primo sabato di maggio fino alla seconda domenica del mese.

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FRATICELLI

POESIA TRATTA DAL LIBRO "LA CUCINE DE MAMME " DI RAFFAELE FRATICELLI

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