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LE DUE TORRI DI INTRODACQUA (AQ)

di Antonio MEZZANOTTE

SI DICE E SI RACCONTA che la torre medievale di Introdacqua (AQ), imponente e solitaria sulla sommità del colle, sia stata testimone di storie incredibili. Costruita nel XII secolo, questa torre non era una dimora signorile ma un dongione difensivo, un baluardo circondato da mura poligonali e ponte levatoio contro le incursioni provenienti dalla sottostante vallata.

Arranco col fiatone fino alla torre partendo dal piano, da palazzo Trasmondi. Poi mi rendo conto che avrei potuto arrivarci con l'auto, ma non si superano i 50 anni impunemente...
Nel silenzio di mezzogiorno, mentre mi riposo su una panchina guardando la torre e, di fronte, il monte Plaja (quello citato da D'Annunzio ne "La figlia di Iorio" a proposito del rotolar della testa mozzata di Giovanni il Precursore) arriva un tale con pastore tedesco al guinzaglio e dal pelame biondastro immagino che probabilmente sia teutonico pure il cristiano, oltre che il cane.
Infatti, con accento nibelungico, fattosi persuaso di aver a che fare con un innocuo tapino, mi prende a simpatia e, tra una chiacchiera e l'altra, inizia a raccontarmi una storia, appresa a sua volta dalla suocera, nativa di Sulmona ma di famiglia originaria di Introdacqua, emigrata in Alemannia dopo l'ultima guerra.

Si narra che in una notte di tempesta senza luna un viaggiatore trovò rifugio ai piedi della torre. Si dice che, mentre il vento ululava tra le pietre antiche, lo spirito di un qualche signore del luogo gli apparve con tanto di spadone e cimiero, rivelandogli di un tesoro nascosto nelle mura, ma l'uomo, spaventato, se ne fuggì senza cercarlo. Ancora oggi, mi assicura il nibelungo, alcuni abitanti giurano di aver sentito strani rumori provenire dalla torre nelle notti di luna nuova (che in tedesco si dice "neumond", l'ho imparato in questa occasione).

Ringrazio l'inedito Cicerone teutonico, ci salutiamo, saluto il cane (di nome "Otto", nelle more fermo e impassibile, di ferrea disciplina germanica) e riscendo verso il piano.

Se la torre è il simbolo della forza e della difesa (e ispirazione per la nascita di storie e leggende) il campanile della Chiesa Madre di  Maria Santissima Annunziata rappresenta la spiritualità e la resistenza del paese. Costruito nel 1600 in pietra locale, ha sfidato i secoli e persino diversi terremoti senza mai crollare. Mentre la torre dominava il borgo con la sua funzione militare, il campanile scandiva il tempo della comunità, anche a mezzo della meridiana collocata sotto la cuspide, chiamando i fedeli alla preghiera e segnando i momenti più importanti della vita del paese.

La Chiesa Madre, costruita tra il 1474 e il 1510, a impianto basilicale di tre navate  custodisce le spoglie di san Feliciano, patrono di Introdacqua. All'esterno, sulla facciata meridionale un affresco dedicato a san Cristoforo accoglie i visitatori, mentre sul lato a settentrione la lunetta del portalino è affrescata con l'immagine della Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo. Sembra che un tempo il soffitto della chiesa fosse decorato con ben 1200 riquadri raffiguranti teste d’angelo, purtroppo perduti.

Così, tra storia e leggenda, la torre e il campanile continuano a raccontare la grandezza di Introdacqua: l'una, sentinella silenziosa di un tempo remoto; l’altro, voce eterna della comunità.

LE DUE TORRI DI INTRODACQUA (AQ)

SI DICE E SI RACCONTA che la torre medievale di Introdacqua (AQ), imponente e solitaria sulla sommità del colle, sia stata testimone di storie incredibili. Costruita nel XII secolo, questa torre non era una dimora signorile ma un dongione difensivo, un baluardo circondato da mura poligonali e ponte levatoio contro le incursioni provenienti dalla sottostante vallata.

Arranco col fiatone fino alla torre partendo dal piano, da palazzo Trasmondi. Poi mi rendo conto che avrei potuto arrivarci con l'auto, ma non si superano i 50 anni impunemente...
Nel silenzio di mezzogiorno, mentre mi riposo su una panchina guardando la torre e, di fronte, il monte Plaja (quello citato da D'Annunzio ne "La figlia di Iorio" a proposito del rotolar della testa mozzata di Giovanni il Precursore) arriva un tale con pastore tedesco al guinzaglio e dal pelame biondastro immagino che probabilmente sia teutonico pure il cristiano, oltre che il cane.
Infatti, con accento nibelungico, fattosi persuaso di aver a che fare con un innocuo tapino, mi prende a simpatia e, tra una chiacchiera e l'altra, inizia a raccontarmi una storia, appresa a sua volta dalla suocera, nativa di Sulmona ma di famiglia originaria di Introdacqua, emigrata in Alemannia dopo l'ultima guerra.

Si narra che in una notte di tempesta senza luna un viaggiatore trovò rifugio ai piedi della torre. Si dice che, mentre il vento ululava tra le pietre antiche, lo spirito di un qualche signore del luogo gli apparve con tanto di spadone e cimiero, rivelandogli di un tesoro nascosto nelle mura, ma l'uomo, spaventato, se ne fuggì senza cercarlo. Ancora oggi, mi assicura il nibelungo, alcuni abitanti giurano di aver sentito strani rumori provenire dalla torre nelle notti di luna nuova (che in tedesco si dice "neumond", l'ho imparato in questa occasione).

Ringrazio l'inedito Cicerone teutonico, ci salutiamo, saluto il cane (di nome "Otto", nelle more fermo e impassibile, di ferrea disciplina germanica) e riscendo verso il piano.

Se la torre è il simbolo della forza e della difesa (e ispirazione per la nascita di storie e leggende) il campanile della Chiesa Madre di  Maria Santissima Annunziata rappresenta la spiritualità e la resistenza del paese. Costruito nel 1600 in pietra locale, ha sfidato i secoli e persino diversi terremoti senza mai crollare. Mentre la torre dominava il borgo con la sua funzione militare, il campanile scandiva il tempo della comunità, anche a mezzo della meridiana collocata sotto la cuspide, chiamando i fedeli alla preghiera e segnando i momenti più importanti della vita del paese.

La Chiesa Madre, costruita tra il 1474 e il 1510, a impianto basilicale di tre navate  custodisce le spoglie di san Feliciano, patrono di Introdacqua. All'esterno, sulla facciata meridionale un affresco dedicato a san Cristoforo accoglie i visitatori, mentre sul lato a settentrione la lunetta del portalino è affrescata con l'immagine della Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo. Sembra che un tempo il soffitto della chiesa fosse decorato con ben 1200 riquadri raffiguranti teste d’angelo, purtroppo perduti.

Così, tra storia e leggenda, la torre e il campanile continuano a raccontare la grandezza di Introdacqua: l'una, sentinella silenziosa di un tempo remoto; l’altro, voce eterna della comunità.

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