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La chiesa di Sant'Agostino a Tortoreto Alto (TE), quartiere di Terrevecchia

di Antonio MEZZANOTTE -

La chiesa di Sant'Agostino a Tortoreto Alto (TE), quartiere di Terrevecchia, conserva nella prima cappella a destra dell'ingresso due statue raffiguranti sant'Antonio. Bene. Quale Antonio? Ve lo dico subito: il vecchio (l'Abate) e il giovane (di Padova). Così tutti coloro che sono devoti a sant'Antonio, quale esso sia, sono contenti! Le due statue sono databili tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600.

Vi è una curiosità. Sul portale di questa chiesa, all'esterno, campeggia la seguente iscrizione:
AVGVSTINVS LVMEN VITAE
CEPIT AB ANTONIO 388
Più in alto, sul timpano, la data 1645 in cifre romane.

La chiesa era in origine dedicata a sant'Antonio Abate (quello del porcello, per capirci, come ci rammenta anche la statuetta in terracotta collocata nell'edicola sopra il portale). Poi, nella prima metà del XVII sec. arrivarono gli agostiniani, che ebbero l'idea non solo di ristrutturare la chiesa medievale volgendola al gusto barocco, ma anche di ricordare sul portale che nel 388 Agostino fu battezzato (ossia, letteralmente, ricevette la luce di vita, come in genere viene interpretata l'iscrizione, poiché nel battesimo si riceve la luce di Cristo, simbolicamente rappresentata da un ciero) da sant'Antonio.

Com'è? Che ho detto? Ferma la cavalla! come ammoniva il mitico Francesco de lu sbozze (Speranza) quando il discorso improvvisamente deragliava. E no, qui i conti non tornano! Agostino di Ippona fu battezzato nella notte del Sabato Santo tra il 24 e il 25 aprile 387 da sant'Ambrogio, vescovo di Milano, tanto è vero che anche la grande tela del calabrese Mattia Preti, che funge da pala d'altare in questa chiesa di Tortoreto, ha ad oggetto proprio il battesimo di sant'Agostino a opera di Ambrogio (anzi, possiamo sostenere che il soggetto principale del dipinto è proprio sant'Ambrogio).

E allora, l'ignoto scalpellino ha clamorosamente errato? Forse che si, forse che no: in effetti, come afferma lo stesso Agostino nella Confessioni (libro VIII, 14, 15, 29), la sua conversione ebbe inizio proprio mentre, insieme ad amici, si ricordava un episodio della vita di Antonio abate. Ecco perché leggiamo sul portale "ricevette il lume della vita da Antonio", che non è riferito al battesimo (come invece ritengono eminenti storici dell'arte), ma alla conversione (e ce lo ricorda anche il Petri disegnando il Santo eremita - riconoscibile dal saio e dal bastone a forma di Tau con la campanella - nel dipinto consevato qui a Tortoreto).
Il tutto, però, si svolse tra il 386 e il 387, pertanto l'errore sulla data scolpita, salvognicosa, probabilmente ci sta.

Vedete quanto rilevante fu la figura di Antonio abate? Il suo esempio avviò la conversione di Agostino, portata a compimento da Ambrogio, e il suo nome venne assunto da un giovane portoghese di Lisbona quando entrò nell'ordine francescano: Fernando di Buglione,  che oggi tutti conosciamo, veneriamo e festeggiamo come Antonio di Padova.

Tutti questi nomi, però, mi fanno riflettere: Antonio abate era egiziano, Agostino un berbero (quindi ambedue un po' scuri di carnagione😲), Ambrogio un romano nato in Germania, a Treviri e poi divenuto vescovo di Milano, Antonio di Padova un portoghese (infatti i connazionali preferiscono chiamarlo Antonio da Lisbona). Si tratta di grandi personaggi del passato, provenienti da paesi differenti, capaci di parlare anche a noi contemporanei perché utilizzano il linguaggio universale del Vangelo, che travalica i tempi e i confini delle appartenenze etniche e politiche ed è rivolto in buona sostanza all'umanità in quanto tale.

Ma vuoi vedere che forse forse aveva ragione quel filosofo greco del 400 avanti Cristo,  Democrito, più tracio che greco in verità, con antenati dalla Ionia, secondo cui ogni paese della terra è aperto all'uomo saggio perché la patria dell'animo virtuoso è l'intero universo? Ma non è che una visione del mondo più ampia e inclusiva, in cui la propria identità e il senso di appartenenza (il nostro Capograssi, giurista sulmontino, avrebbe sintetizzato: la nostra individualità) non siano limitati da confini geografici o politici, ma siano invece radicati in valori universali come il rispetto dell'altro, la giustizia, la pace, l'equa ripartizione della ricchezza, un equilibrato utilizzo delle risorse naturali, insomma, in ideuzze del genere, conviene tutto sommato di più, piuttosto che scannarsi a vicenda? Come fa il tormentone di Maurizio Crozza quando imita quel galantuomo di Luca Zaia, il governatore del Veneto? Ragioniamoci sopra...

Tutto quanto sopra è scolpito sul portale della chiesa di Sant'Agostino a Tortoreto, tra le amabili colline teramane. Possibile? Gnorsì! Non ci credete? Ragionateci sopra.

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