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LA MADONNA DELLA NEVE A MONTESILVANO

di Antonio MEZZANOTTE -

SI DICE E SI RACCONTA che, quando il brigante "Sciabbulone", uomo truce e violento, si rifugiò nella diroccata chiesetta della Madonna della Neve a Montesilvano Colle, gli apparve di notte una processione di frati che accompagnava la sua anima in catene verso la porta dell’Inferno, dove l’attendevano i diavoli. Spaventato da quella terribile visione, si raccomandò alla Madonna e da allora abbandonò la vita brigantesca e visse come onesto “seggiaro”.

Traggo spunto dal racconto popolare (ringraziando una giovanissima referente originaria del luogo – 91 anni - per avermi messo a parte di questa storia, che aveva ascoltata da bambina) per iniziare un’altra storia, quella della chiesa di San Nicola e del passaggio del Poverello di Assisi. Ebbene sì, pare che san Francesco in persona personalmente nel 1216 visitò queste colline e tale fu l’entusiasmo suscitato presso gli abitanti, che negli anni successivi venne edificata una chiesa su un poggio appena sotto la sommità del "Mons Silvanus" (com'era il toponimo già sulle carte casauriensi), dedicata a san Nicola, alla quale presto si accostò un convento di frati francescani.

V'è da precisare sin d'ora, tuttavia, che uno degli affreschi collocati nella chiesa è databile nello stile alla seconda metà del XII sec., con ciò tradendo la probabile origine più risalente dell’edificio.

Com'è e come non è, varie vicende coinvolsero la chiesa di San Nicola, come quando il vescovo di Chieti, Vitale da Bologna, intorno al 1370 ne ordinò la distruzione unitamente all'attiguo convento, poiché i frati francescani si erano intromessi in una disputa afferente ai diritti feudali del vescovo teatino sul castello di Montesilvano. In ogni modo, chiesa e convento furono tosto ricostruiti dalla popolazione locale già nel 1390 (questa notizia della distruzione della chiesa da parte del vescovo Vitale - uomo di vasta cultura, piuttosto attaccabrighe, nonché collaboratore del cardinale Egidio Albornoz, il castigamatti incaricato dal papa per riaffermare l'autorità della Chiesa sull'Italia centrale durante la c.d. cattività avignonese - la riprendo dalla vulgata comune, non sono riuscito a reperire le fonti, sebbene è vero, risulta attestato, che ci fu un lungo e aspro contenzioso tra la curia teatina e i vari concessionari del feudo montesilvanese, che prese avvio già con i predecessori di Vitale nei primi decenni del 1300).

Nel corso del 1500, però, il complesso architettonico venne progressivamente abbandonato (forse per un terremoto, forse per una frana che si portò via una delle navate della chiesa) e quel che restava del sacro edificio venne dedicato alla Madonna della Neve, richiamando il miracolo della Madonna romana nell’agosto del 352 d.c. sotto papa Liberio. Proprio in questo periodo, ossia tra il 1300 e il 1500, si afferma il culto per la Madonna della Neve, che ancora oggi in tutta la Penisola si stima che conti 152 tra chiese, cappelle ed edicole sacre. Per altro, ci sono studi che collegano il diffondersi del culto della Madonna della neve durante la c.d. Piccola Era Glaciale, che, come noto, è quel periodo di raffreddamento delle temperature, soprattutto in Europa, tra il XIV e gli inizi del XIX sec.

Ecco, pertanto, che ci troviamo in questa bella chiesa della Madonna della Neve, immersa nel verde della campagna vestina e a poca distanza dal mare, ma la devozione trascende l’orografia e il 5 agosto la stessa Madonna viene festeggiata sia a Montesilvano, sia a Brittoli (ma su in montagna il richiamo è a un miracolo che salvò il raccolto), mentre a Pianella l'antico culto viene testimoniato dalla statua del 1531 scolpita nel legno da Troiano de Giptiis di Castel del Monte e proveniente dall'omonima chiesetta un tempo sita nel centro storico del paese.

Questa chiesa di Montesilvano o, meglio, ciò che ne resta dopo frane, smottamenti e distruzioni, ha in ogni caso un fascino che le proviene sia dalle ampie arcate gotiche, ben visibili all’esterno, sia dalle colonnine e dai pilastri con caratteristici capitelli cubici in pietra inframmezzati tra le mura e dalla facciata a taglio orizzontale comune alle chiese abruzzesi.

L’interno ad aula è quanto resta delle originarie tre navate e conserva frammenti di affreschi, opportunamente preservati dall’umidità su supporti di aerolam. Tra questi, si evidenziano, come accennato poc’anzi, un Santo in tunica e dalmatica rossa, dallo stile bizantineggiante (che farebbe supporre una presenza dell’edificio già nella seconda metà del XII sec. e che rinvia ad artisti attivi nell'Italia meridionale del tempo), che reca in mano una croce, simbolo di fedeltà a Cristo. Secondo alcuni, esso potrebbe rappresentare san Lorenzo, diacono e martire, sebbene non vi sia disegnata la graticola, strumento del martirio, per affinità ad analoghi, rari dipinti nei quali però viene esplicitato il soggetto (a me viene in mente il San Lorenzo del Beato Angelico nella Cappella Niccolina in Vaticano, ad esempio, ma è del XV sec. e quindi non è confrontabile con questo).

All’altro lato dell’abside troviamo un sant’Antonio Abate (raffigurato con cuffietta e libro, senza il caratteristico maialino, come nella chiesa di San Nicola a Rosciano, databile intorno alla fine del XIV /inizi XV sec.) e, lungo la navata, due Sante martiri (lo si evince dalla palma che entrambe recano in mano). Secondo la lezione di Ferdinando Bologna, la Santa che ha in mano il piattino sarebbe da riferire a sant’Agata e non a santa Lucia, come sembrerebbe di primo acchito, giacché nel contenitore vi sarebbero disegnati i seni recisi e non gli occhi, con riferimento al martirio delle due giovani sante siciliane (a me però viene difficile vedervi una sant’Agata, ma chi sono io per discutere le auctoritates?). Entrambe le figure sono affiancate, in proporzioni più piccole, dai rispettivi committenti (si tratta quindi di ex voto) e sono da collocare alla prima metà del XIV sec.

Completano la navata due Madonne col Bambino, di età più tarda, di certo del XVI sec., tra cui una Madonna di Loreto al di sotto della quale un'iscrizione ci ricorda che il committente (ancora un ex voto) è stato tale Giambattista Claudiano. Per finire, in alto sul presbiterio è disegnato un Cristo giudicante dai colori molto vivaci, armato di frecce e fulmini, che, per la verità, a me richiama di più un Giove fulminante e non il Redentore.

In questa chiesa troviamo anche, ovviamente, una statua della Madonna della Neve, non l’originale (che è custodita nella parrocchiale di San Michele Arcangelo), bensì una fedele riproduzione in 3D. La Madonna è seduta in trono in atto di allattare il Bambino che sostiene sul ginocchio destro; le vesti sono dorate, il mantello blu con incise le stelle, assecondando un tipico elemento decorativo della raffigurazione mariana (come, ad esempio nella Madonna di Costantinopoli, detta anche, appunto, Madonna della Stella, a Furci nel vastese). La vivacità dei colori e lo stile dell’intaglio parrebbero datare la composizione al XV sec., ma queste sono peculiarità che interessano gli storici dell’arte; a me quel che sorprende sono due elementi: la voracità del Bambino attaccato al seno materno (e mi chiedo: se una statua così preziosa è oggetto di devozione, perché ancora qualcuno si scandalizza se una madre allatta il proprio bimbo in pubblico?) e la placida compostezza, affabile e materna, della Madonna, che mi richiama modelli che ho visto altrove (avete presente quando un ricordo è lì per venire ma poi non si concretizza?) di scuola umbro - marchigiana. Non è peregrino ipotizzare che questa Madonna del latte (galactotrofusa, in gergo) richiami antiche pratiche devozionali propizianti l’abbondanza del raccolto, ovvero la protezione delle puerpere.

La Madonna della Neve a Montesilvano, un altro luogo dello spirito tra le colline dell’Abruzzo vestino.

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